Gramigna

Gramigna

La Gramigna, il cui nome scientifico è Agropyrum (ossia grano selvatico, cui somiglia vagamente) Repens, appartiene alla famiglia delle Graminacee. Viene chiamata in modi diversi, tra cui i più comuni sono “gramegna”, “erva di cani”, dente canino”, “grano delle formiche”, “cortellina” o “falasca” (questi sono solo alcuni dei modi in cui i contadini chiamano volgarmente la gramigna). Conosciuta fin dall’antichità, ben prima della nascita di Cristo, la gramigna è sempre stata molto diffusa, e questo nonostante l’anone di negatività che l’ha sempre circondata. Questa erba, infatti, è un vero e proprio infestante naturale, detestata dai contadini poiché ovunque si diffondeva proliferava velocemente e rovinava le colture; ancora oggi conserva la sua accezione di erba marcia, che infesta come la peste e come questa malattia difficilmente può essere scacciata via. Tra i suoi nomi popolari c’è anche quello di “erva di cani” poiché i cani mangiano foglie di gramigna per liberare lo stomaco dalle scorie; anche gli asini e i cavalli si cibano di questa erba, traendo vantaggi come quello di migliorare la digestione e sentirsi più leggeri. Per quanto mal vista, dunque, questa erba graminacea gode di notevoli proprietà depurative che agiscono positivamente anche sull’organismo umano.

La gramigna è una pianta erbacea monocotiledone molto comune in Europa, in Asia e nel Nord dell’Africa. Il suo nome scientifico è Agropyrum repens, ma in alcuni testi viene indicata anche come Elytrigia repens, e fa parte della famiglia delle Poaceae.

Molto simile è anche il Cynodon dactylon, detto volgarmente gramigna rossa o gramignone, impiegato massicciamente per la realizzazione di prati a bassa manutenzione, specialmente in aree caratterizzate da un lungo periodo vegetativo e da alte temperature.

Possono misurare da 50 a 100 cm di altezza con foglie piatte, larghe da 3 a 10 mm. I fiori hanno forma di spiga e su ogni stelo sono portati a gruppi di 4 o 5. Il loro colore va dal verde chiaro al verde scuro e appaiono tra giugno e settembre.

I rizomi sotterranei sono molto lunghi, hanno sezione rotonda e assumono una colorazione biancastra. La loro vigoria rende la pianta difficilissima da arginare, ma la qualifica anche come un’ottima alleata nel caso si vogliano risanare e consolidare dei pendii scoscesi.

gramigna

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Come si presenta e dove cresce la gramigna

spiga di gramigna La gramigna ha un aspetto particolare che permette di riconoscerla senz’ombra di dubbio tra molte altre piante. Di colore verde intenso, dal rizoma lungo e il fusto eretto, ruvido e privo di foglioline, la gramigna cresce con facilità anche in condizioni climatiche avverse: si trova spesso in spaccature del terreno, tra le rovine e in generale in tutti quei terreni non coltivati o scarsamente curati mediante l’uso di diserbanti. Di solito è alta una sessantina di centimetri, ma può anche raggiungere l’altezza di un metro. In Europa, in particolare, esistono due tipi di gramigne che fioriscono entrambe nella stagione estiva o comunque col sopraggiungere dei primi caldi: una è l'Agropyrum repens (la più diffusa in Europa, con la spiga doppia, zigzagata oppure liscia), l’altra è la Cynodon dactylon, la nostrana, la variante più diffusa in Italia e che è propriamente detta l’erba canina. Questa tipologia di gramigna presenta da tre a sette spighette che sono disposte a ventaglio. Quest'erba cresce in luoghi ad alto tasso di umidità, in terreni spesso argillosi, che vanno dalla pianura – a volte anche nelle vicinanze del mare, di laghi o fiumi – alla montagna. Della Gramigna si usa il rizoma, ossia una parte della radice che rimane sottoterra ed è spesso molto ramificato.

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La storia e gli usi

Già gli antichi conoscevano alla perfezione le proprietà curative della gramigna. In alcune sue opere, Plinio parlava di come questa erba fosse in grado di curare i calcoli urinari e stimolare la diuresi, mentre Dioscoride poneva l’accento soprattutto sulla cura della difficoltà di minzione nei casi di cistite. Il rizoma della gramigna di può raccogliere durante tutto l’anno, anche se i periodi migliori sono la primavera e l’autunno, in particolar modo i mesi di settembre e ottobre, marzo, aprile e maggio. Il rizoma va dissotterrato con cura, facendo attenzione a non spezzarlo, e successivamente “pulito” eliminando tutte le radici laterali, grandi e piccole. I rizomi così ottenuti vanno lavati accuratamente e poi messi a essiccare al sole, appesi a mazzi oppure singolarmente; quando sono bene essiccati, vanno conservati in sacchetti di carta, si stoffa o di tela (non di plastica). Nonostante l’aspetto dimesso e la frequenza con cui nasce e cresce, la gramigna contiene numerose sostanze che fanno molto bene all’organismo: oli essenziali, saponine e soprattutto, polifenoli, che svolgono un’azione antiossidante e aiutano a combattere i radicali liberi. Queste sostanza rendono la gramigna preziosissima nella fitoterapia, la scienza in parte medica, in parte erboristica, che cura diverse patologie – generalmente quando si presentano in forma più blanda – grazie all’aiuto di fiori, erbe e piante. In fitoterapia la gramigna viene utilizzata spesso solo forma di decotto e di tintura madre, oppure, più raramente, come tisana assieme ad altre erbe dalle proprietà simili.


Le proprietà della gramigna

grmigna in naturaLe proprietà mediche della gramigna sono moltissime. Senza dubbio la più importante è quella diuretica: quest’erba, infatti, favorisce la diuresi e tramite essa l’espulsione di sostanze tossiche; purifica dunque le vie urinarie, mostrandosi molto utile nei casi di cistite. Non solo: essa depura il sangue, l’intestino, la milza e il fegato, che ricavano numerosi benefici, fortificandosi. Per questo motivo la gramigna è fortemente consigliata quando si soffre di patologie come la gotta, l’artrite, l’artrite, l’iperuricemia e l’eczema, visto che possiede anche notevoli proprietà emollienti. L’altra, importantissima proprietà della gramigna è quella ipotensiva: questa erba, infatti, abbassa la pressione ed è molto utile in tutti quei casi in cui si soffre di ipertensione leggere, tale da non rendere immediatamente indispensabile l’uso di medicinali. Per questo stesso motivo, tuttavia, la gramigna è controindicata nei casi di pressione bassa: in ogni caso è sempre opportuno bilanciare benefici e possibili effetti collaterali, decidendo caso per caso se è opportuno assumerla. In ogni caso le grandi proprietà disintossicanti della gramigna la rendono utile anche a chi semplicemente desidera depurare l’organismo e attuare uno stile di vita salutare. Non sono solo gli uomini a beneficiare dell’assunzione di gramigna: oltre ai cani e ai cavalli prima menzionati, i bovini riescono a eliminare i calcoli alla cistifellea proprio grazie alla gramigna che mangiano in primavera. I maiali, poi, sono talmente ghiotti di questa pianta che ne mangiano grandi quantità, scavando nel terreno ed estirpandone i rizomi. A differenze di altre erbe, la gramigna non viene utilizzata in ambito cosmetico né in cucina, tranne - molto raramente - condita sotto forma di insalata. In passato, è stata talvolta impiegata nella preparazione di alcuni tipi di birra.


L’infuso di gramigna e la tintura madre: preparazione e consumo

gramignaL’infuso di gramigna può essere preparato comodamente in casa, semplicemente procurandosi della radice di gramigna essiccata in erboristeria. L’occorrente è un cucchiaio di radice di gramigna e un tazzone d’acqua. Dopo aver portato l’acqua a temperatura di ebollizione in un pentolino, versate la gramigna nello stesso e spegnete il fornello; quindi coprite con un coperchio e lasciate riposare per 10-15 minuti circa.Successivamente filtrate l’infuso, versate in una tazza e bevetelo possibilmente lontano dai pasti, per massimizzare la sua azione diuretica ed emolliente. Ottimo nei casi di influenza e raffreddore, questo infuso è ottimo anche dopo i giorni di festa e stravizia alimentari, quando si desidera purificare l'organismo dalle scorie accumulate: può essere bevuto fino a due volte al giorno, anche per due o tre giorni di seguito, facendo però attenzione ai valori della pressione che non devono essere eccessivamente bassi. Questo infuso può essere bevuto anche freddo, d'estate, perché rinfresca e disseta. La tintura madre, invece, si prepara con 20 g di rizoma di gramigna essiccato e conservato in alcol a 20 gradi per una decina o più giorni; quando è pronto, può essere assunto ogni giorno (dose consigliata due o tre cucchiaini) oppure applicato sulla pelle infiammata, affetta da eczema o da eritemi solari.


La gramigna come infestante

In ogni caso si tratta di una pianta estremamente adattabile e considerata in agricoltura per lo più un’infestante, visto che si propaga con grande facilità. Dove il terreno è lavorato e soffice si allarga impiegando le sue radici rizomatose. Nelle aree lasciate a maggese, invece, si diffonde spargendo i suoi innumerevoli semi.

Una volta instaurata è caratterizzata da una vigoria eccezionale al punto che è conosciuta da tutti i giardinieri come una delle maggiori piaghe, difficilissima da eliminare con mezzi meccanici o chimici.

L’estirpazione totale dei rizomi è sicuramente faticosissima e dà risultati poco duraturi. Le radici, infatti, possono arrivare a misurare più di un metro di lunghezza. Su tutta la superficie si possono attivare dei getti: il loro numero complessivo, per singola pianta, può superare le 50 unità. Provando ad estrarle, il più delle volte, non si fa altro che romperle creando una miriade di nuove piantine, pronte a colonizzare l’area.

Il diserbo chimico, per di più, è piuttosto difficile, specialmente negli spazi tenuti a prato. Non si può, infatti, impiegare nessun prodotto selettivo perché entrambe le essenze fanno parte dei monocotiledoni.

I semi sono altrettanto resistenti: resistono molto bene sia al freddo sia alla siccità. In attesa di condizioni favorevoli alla germinazione possono restare quiescenti ma vitali anche più di 4 anni. Possono essere resi inattivi solamente con interrandoli ad una profondità superiore ai 10 cm.


La gramigna come pianta officinale

Storia e tradizioni

Nella medicina naturale e tradizionale il suo impiego è diffuso da tempi immemorabili. I rizomi sono un ingrediente comune negli infusi e nei decotti ad effetto diuretico.

In Oriente

In India la gramigna è ritenuta una pianta sacra ed è offerta comunemente al dio Ganesh, rappresentato da un elefante con quattro braccia. I testi ayurvedici la menzionano come essenza emostatica, diuretica, astringente e dai forti effetti depurativi. Conferisce, oltre a tutto, alle bevande un gusto piuttosto dolce in grado di rinfrescare sia quando le temperature sono alte, sia per contrastare gli effetti della menopausa.

La pasta che si ricava dalle foglie pestate nel mortaio è preziosa in caso di emorragie, eczemi, orticaria e anche per alleviare le emicranie, posata sulla fronte.

Il succo fresco viene impiegato come collirio per alleviare il bruciore e l’irritazione oculare derivante dalla cataratta. È un ottimo alleato instillato nel naso in caso di forti epistassi.

Gli estratti di gramigna trovano impiego anche per affezioni interne: possono aiutare ad arrestare le emorragie interne, ma intervengono anche in caso di dissenteria.

In Europa

Anche i Greci la ritenevano preziosa per le sue proprietà diuretiche e la consigliavano per sciogliere i calcoli renali.

Nel XVII secolo si cominciò ad impiegarla in maniera regolare nei cicli di depurazione dell’organismo per le sue capacità di lenire le affezioni dell’apparato urinario e contrastare l’avvento della gotta.


Principi attivi della gramigna

cynodon dactylon La gramigna contiene vari principi attivi, tra cui la triticina, sali di potassio, fruttosano, mannitolo, acido citrico, malico, silicico e glicolico, amigdalina, agropirene, inulina, vitamina A e B. Le foglie, dal sapore dolce, sono inoltre una buona fonte di carotene, vitamina E e vitamina C.

Viene impiegata molto diffusamente per la sua azione sull’apparato urinario. Il suo effetto diuretico è legato alla presenza in grande quantità di questi principi attivi, anche se la scienza non ha ancora dimostrato l’efficacia.

Sembra invece avere qualche riscontro la sua attività nei confronti dei calcoli renali: in condizioni particolari, cioè in caso di diete iperproteiche, il decotto di gramigna risulta avere un effetto positivo per la prevenzione della formazione di calcoli di ossalato di calcio. Sono in particolare stati condotti diversi esperimenti sui topi, con esito per lo più positivo.


Il 5 OH triptofano

Un altro principio attivo contenuto in abbondanza, il 5 OH triptofano, è un precursore della serotonina e viene impiegato nella cura degli stati depressivi.

La presenza di questa sostanza è stata messa in evidenza all’inizio degli anni ’90. Si tratta di una molecola molto importante in quanto è precursore metabolico della serotonina, un neurotrasmettitore che interviene nella regolazione del ciclo sonno-veglia, dell’umore e del controllo del dolore.

Maggiori concentrazioni di triptofano incrementano la liberazione di serotonina, regolando così gli stati di ansia e depressivi oltre ad influire positivamente sull’appetito e sulla regolazione del sonno.

In particolare si è dimostrato molto efficace nel neutralizzare la depressione stagionale, cioè quella che interviene in alcuni soggetti quando le ore di luce sono poche, oppure alla fine dell’inverno, con l’allungarsi delle giornate.

Il triptofano in questo caso interviene anche stimolando la produzione di melatonina, di dopamina e di beta-endorfina.


Utilizzi della gramigna

La gramigna può essere utilizzata sia per i suoi effetti terapeutici sia come ingrediente in cucina.

Utilizzi terapeutici

Le radici fresche possono essere utilizzate e consumate subito. Generalmente vengono adoperate per la realizzazione di decotti.

Decotto: si fanno bollire per un minuto 30 grammi di rizomi in un litro di acqua. Si filtra e si butta il succo ottenuto, che sarebbe troppo amaro. Si schiacciano i rizomi e si rimettono a bollire con 120 cl di acqua fino a quando il volume non si sia ridotto di ¼. Aspettiamo che si raffreddi e aggiungiamo 10 gr di polvere di liquerizia (tranne per gli affetti da ipertensione) o del succo di limone. Utilizziamola come tisana depurativa.

Succo: si ottiene facendo bollire un cucchiaio di pezzi di radici in un bicchiere d’acqua. Ha sapore molto amaro, ma va bevuto 3 o 4 volte al giorno.

È ugualmente possibile essiccare i rizomi(all’ombra o nel forno a bassa temperatura) per poi ridurli in polvere e utilizzarli in seguito, con le stesse modalità.

La sua azione viene esaltata dall’associazione con altre erbe. Ecco alcuni suggerimenti di tisane e decotti:

• Depurante e rinvigorente: orzo + gramigna + liquerizia

• Anticellulite: aggiungere 20 gr di piccioli di ciliegia mentre il decotto di gramigna si raffredda. Ottime anche le foglie di frassino o di ribes nero

• Costipazione: decotto di gramigna + liquerizia, effetto dolce ma efficace

• Cistite e problemi urinari: alla gramigna possiamo associare foglie di mirtillo, ortica bianca, fiori di pero.

• Eczema al momento della seconda bollitura aggiungiamo 20 gr di radice di saponaria

• Problemi epatici: alla seconda bollitura aggiungiamo 20 gr di tarassaco

• Calcoli e coliche renali come per i problemi renali. Ottime anche in associazione foglie di ribes nero e stimmi di mais

• Menopausa decotto + 20 gr di liquerizia, 20 gr di salvia e 20 gr di biancospino

• Influenza aggiungere al decotto 20 gr di foglie e fiori di borragine e petali di girasole.


Utilizzi alimentari gramigna

Le radici fresche possono essere mangiate, come le foglie.

Da essiccate trovano però un gran numero di impieghi, ben consolidati nella tradizione di tutta Europa. Un tempo la polvere ricavata veniva tostata e mescolata al grano o a ad altri cereali per poi essere impiegata per la preparazione di pane e pasta: dava un gusto particolare e ne aumentava il volume finale.

La stessa polvere, in purezza, veniva impiegata come succedaneo del caffè (uso molto comune anche per la radice di cicoria).

Utile anche per ottenere un alcol molto puro o come ingrediente di una particolare birra.


Birra alla gramigna

In recipiente grande, profondo e cilindrico inseriamo 4 kg di rizomi lavati e asciugati. Vaporizziamoli spesso con acqua tiepida senza utilizzare nessun tipo di coperchio. Nel giro di qualche ora, dai nodi dei rizomi, si svilupperanno dei germogli bianchi. Quando avranno raggiunto circa 1 cm di lunghezza gettiamo il tutto in fusto da birra aggiungendo 1 kg di bacche di ginepro schiacciate, 100 gr di lievito di birra e 2 kg di zucchero di canna. Aggiungiamo 8 litri di acqua calda e giriamo bene con un bastone. Il giorno seguente aggiungiamo altri 8 litri di acqua e ripetiamo ancora un terzo giorno. Chiudiamo lasciando solamente un piccolo foro di aerazione, chiuso con della paglia. Lasciamo riposare per circa una settimana. Infine travasiamo in un fusto pulito filtrando attentamente e lasciamo riposare ancora per due giorni. A questo punto la nostra birra sarà pronta per il consumo.



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