Ailanto - Ailanthus altissima

Generalità

L’ailanto (ailanthus altissima), conosciuto anche con i nomi popolari di “albero del paradiso” e “falso Sommaco”, è un albero appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae, formata da circa 20 generi e circa 150 specie di alberi e arbusti provenienti sia dalle regioni tropicali e subtropicali, sia dalle regioni temperate dell’Asia.

L’ailanto è l’esponente più conosciuto e diffuso di questa famiglia, in particolar modo in Europa e nel continente americano.

Genere che conta circa dieci specie di alberi, alti fino ai 25-30 metri, originari dell'Asia e dell'Australia settentrionale, molto diffusi in Europa e negli Stati Uniti. Hanno fusto eretto e chioma molto ramificata; la corteccia è di colore castano chiaro, grigia sui rami; le foglie sono composte, costituite da 15-20 piccole foglie ovali, di colore verde brillante, alterne, un'intera foglia può essere lunga anche 40-50 cm. In tarda primavera gli alberi femmina producono piccoli mazzetti di fiorellini giallo-verdi, cui fanno seguito, a fine estate, numerosissime piccole samare cartacee, che rimangono sull'albero per molti mesi. Questa pianta, in alcune zone del globo, viene considerata infestante e quindi in questi luoghi non è consigliabile porla a dimora in giardino. Le foglie, i fiori e la corteccia emanano un odore sgradevole; in taluni casi sembra che gli ailanthus secernano una tossina che impedisce l'attecchimento di altri alberi nelle vicinanze. Prima di porre a dimora un ailanthus è bene sapere che produce un apparato radicale cospicuo e molto profondo.

Ailanto - albero

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Caratteristiche ailanto

ailanto Si tratta di un albero con foglie non persistenti che può raggiungere i 30 metri di altezza, anche se, per lo più, va dai 5 ai 20 metri.

Il fusto è eretto e l’albero, nell’insieme, assume una forma a colonna larga. La corteccia, inizialmente, risulta liscia e di color grigio. In seguito diventa di color marrone con fessurazioni e striature longitudinali piuttosto pallide. Sono presenti in evidenza anche dei lenticelli.


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    Esposizione ailanto

    Ailanto - fiori questi alberi crescono in qualsiasi posizione, preferendo gli spazi aperti e luminosi; venivano molto usati per le alberature stradali, in quanto sopportano benissimo l'inquinamento. Allo stesso modo sopportano freddo, siccità, calore estivo e venti forti.


    Radici ailanto

    L’apparato ipogeo risulta molto sviluppato (ed è per questo che risulta estremamente difficile l’eradicazione). È composto da grandi rizomi e riesce a diffondersi in maniera vigorosa anche orizzontalmente, grazie alla capacità di emettere un gran numero di polloni.


    Foglie ailanto

    Foglie ailanto Sono decidue, imparipennate, lunghe fino a 60 cm, con più di 15 paia di foglioline, lunghe fino a 12 cm e larghe 5. Hanno margine intero e, vicino alla base, sono caratterizzate da una profonda incisione. Appena spuntane sono di un rosso violaceo molto acceso, per poi virare al verde scuro. Emanano un odore che risulta ai più sgradevole.


    Fiori ailanto

    Sono di color giallo-verdastro, a volte con sfumature rossastre, composti da 5-6 petali. Vengono prodotti in larghe pannocchie (lunghe anche 20 cm) all’apice dei rami. Generalmente si tratta di una pianta dioica: ciò significa che esistono individui che producono solo infiorescenze maschili e altri soltanto femminili. Esistono ad ogni modo anche esemplari con fiori ermafroditi e quindi capaci di autofecondarsi.

    Le corolle vengono prodotte dalla metà alla fine dell’estate. I fiori maschili emanano un odore sgradevole (simile a quello delle foglie), mentre quelli femminili ne risultano per lo più privi (e per questo gli esemplari di questo sesso venivano preferiti a scopo ornamentale).


    Frutti e semi

    Frutti e semi ailanto I frutti sono alati, lunghi fino a 4 cm, raccolti in gruppi al massimo di 4. Maturando passano da una colorazione verdognola fino al rosso-marrone.


    Moltiplicazione

    Moltiplicazione ailanto I semi di ailanthus hanno una buona germinabilità, e si possono seminare anche a dimora, anche se è consigliabile preparare le piccole piante in contenitore, con terreno fertile e ben drenato, ricco di sabbia; le piante sviluppano numerosi succhioni basali, che si possono asportare e far radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali. Gli ailanthus possono essere propagati anche per talea di ramo o radicale.


    Parassiti e malattie

    Questi alberi non vengono colpiti da parassiti o da malattie.


    Storia ailanto

    Storia ailanto Questa specie è originaria delle regioni meridionali della Cina, dove è conosciuta fin da tempi molto antichi. Venne introdotto in Europa nel XVIII secolo ad opera del padre gesuita Pierre d’Incarville che si occupò di spedire una buona quantità di semi. Alla metà del secolo alcuni botanici francesi cominciarono a seminarli e a condividerli con altri studiosi europei, in particolare inglesi. Questi ebbero più fortuna nella germinazione e inviarono degli esemplari a Parigi, alla fine del 1700. Da quel momento questo albero venne considerato ornamentale e cominciò a diffondersi in tutto il continente, con estrema facilità. Nel 1784 venne introdotto anche negli Stati Uniti.


    Denominazione

    Dopo un iniziale periodo di confusione con altre essenze, venne infine classificato come appartenente ad un genere proprio, l’Ailanthus, creato appositamente: significa letteralmente “albero del paradiso”. Il nome della specie, altissima, fa riferimento al paragone con l’albero della lacca, Toxicodendron vernicifluum, che risulta di dimensioni più modeste.


    Rapporti con l’industria della seta

    AILANTO FOGLIE La sua diffusione fu ulteriormente favorita dall’idea di utilizzarlo come sostituto del gelso per la produzione della seta.

    Vennero piantati moltissimi esemplari nelle regioni in cui questa industria era sviluppata: tutta la Francia e Italia del Nord (in particolare Piemonte e Lombardia). Conseguentemente venne introdotto anche un suo parassita: la Philosamia cynthia. Si tratta di una farfalla che, similmente al baco da seta, forma un bozzolo dal quale si può ricavare il prezioso filamento. È un lepidottero di dimensioni notevolmente maggiori e che, poteva garantire produzioni più elevate (anche se di qualità inferiore).

    L’esperimento però risultò un totale fallimento in quanto i bruchi furono facile preda degli uccelli e non riuscirono mai a riprodursi e colonizzare le piantagioni in numero sufficiente da giustificare la massiccia coltivazione.

    L’ondata di impianti venne così interrotta e si continuò la commercializzazione soltanto per utilizzi ornamentali.


    Con quali specie potrebbe venire confuso?

    Potrebbe venire confuso con il sommaco maggiore (Rhus typhina), altra pianta esotica invadente. Possono essere distinti osservando i fiori, che in questo caso sono verdastri, e le foglie dentate. Il Rhus, inoltre, raramente supera gli 8 metri di altezza.

    Potrebbe venire confuso anche con il fraxinus excelsior, frassino maggiore. Quest’ultimo, però, ha le gemme nere e le foglie sono composte da al massimo 12 foglioline.


    Habitat ailanto

    Habitat ailanto Questo albero si riscontra frequentemente su terreni abbastanza secchi, dal livello del mare fino al massimo a 1000 metri, per lo più in ambiente collinare. Ad ogni modo l’ambiente in cui trova il massimo sviluppo e in cui la sua diffusione diventa quasi incontrollabile è caratterizzato da terreni ricchi in azoto e con pH da neutro a subacido.

    È conseguentemente molto frequente sia nelle aree che circondano i boschi, nei prati o, ancor di più, dove l’ambiente risulti fortemente manipolato dall’uomo (per esempio zone industriali, bordi di strade, terreni agricoli lasciati incolti).

    La quantità di acqua presente nel suolo gli risulta indifferente: può infatti essere definita pianta xerofila, vista la sua capacità di limitare l’evaporazione chiudendo gli stomi presenti sulle foglie.

    Anche l’apparato radicale supporta questa sua caratteristica. Infatti i semi sono in grado già dai primi stadi di sviluppo di introdurre nel suolo una radice fittonante fino a grandi profondità. La pianta, in questa maniera, risulta da subito molto resistente alla siccità, sopportando temperature anche al di sopra dei 40°C per periodi prolungati.

    Per di più viene considerata a tutti gli effetti una pianta pioniera. Riesce di fatto ad insinuarsi in un territorio approfittando delle catastrofi naturali (come tempeste, incendi, insetti defogliatori). Le risulta invece molto difficile espandersi quando entra in competizione con foreste e zone boschive dense.


    Temperature e adattabilità

    L’ailanto tendenzialmente ama le temperature da miti a calde. Quando fu introdotto, infatti, risultava piuttosto sensibile al freddo. Si notò da subito però che, una volta superato lo stadio giovanile, gli individui erano in grado di sopportare inverni anche molto rigidi (fino addirittura a -30°C). Non risultano neanche disturbati dalla salinità presente nel suolo o eventualmente nell’aria.

    Crescono sempre più vigorosamente nelle aree urbane poiché per loro non rappresenta un problema neanche un alto tasso di inquinamento.

    In recenti studi, invece, si è notata una sua spiccata sensibilità agli alti livelli di ozono. Si è quindi iniziato a monitorarli per vedere se possano avere un’utilità sotto questo punto di vista.


    Perché questa pianta diventa così facilmente invasiva?

    L’instaurarsi di una popolazione di ailanto si basa su una doppia strategia di riproduzione.

    Prima di tutto un singolo albero è capace di produrre semi già da molto giovane e molto copiosamente (fino 300000). Grazie alla loro forma, per di più, sono capaci di arrivare molto lontano (fino a 70 metri), anche con un vento molto debole. I semi vengono poi rilasciati tutti nello stesso periodo: la disseminazione avviene a scaglioni a partire da novembre fino a maggio. In questa maniera aumentano esponenzialmente le possibilità di trovare condizioni ideali per la geminazione.

    In secondo luogo i giovani individui si instaurano velocemente grazie alla radice fittonante, dove si accumula amido. In seguito si sviluppa un apparato ipogeo più superficiale che si può allargare fino ad un diametro di 45 metri. Da questo verranno sicuramente prodotti dei polloni che continueranno, producendo col tempo un sistema radicale autonomo, l’opera di colonizzazione.

    L’ailanto è quindi una specie a crescita eccezionalmente rapida: fino ad un’area di 4 metri quadrati per anno.


    Utilizzi dell’ailanto

    Il suo legno risulta un buon combustibile che produce fiamme di colore chiaro e lascia poche ceneri.

    Gli alberi giovani possono venire utilizzati dall’industria della carta o, per la sua lavorabilità, per la produzione di piccoli oggetti.

    In Cina viene ampiamente impiegato dalla medicina tradizionale, in particolare la corteccia, i frutti e le radici sono ritenuti utili per il trattamento di affezioni nervose e dell’intestino.

    I suoi fiori attirano particolarmente le api e il suo nettare entra a far parte di mieli millefiori.

    Gli studiosi hanno isolato l’alcaloide ailantina che potrebbe trovare impiego nella cura di svariate affezioni. Alcuni estratti potrebbero anche risultare utili come insetticidi ed erbicidi.


    Ailanto: Come evitare che si diffonda l'ailanto?

    In tutta Italia questa pianta è considerata invasiva. È quindi assolutamente sconsigliato introdurla nei giardini e anzi, bisognerebbe intervenire per limitarne il più possibile la diffusione.

    Prima di tutto si devono eliminare da subito le piccole piante eradicandole totalmente.

    In secondo luogo è assolutamente prioritario eliminare il prima possibile le pannocchie contenenti i semi, evitando che maturino.

    Si può oltre a ciò procedere con regolari tagli dei polloni in maniera che siano scoraggiati dal ricacciare.

    Altri interventi possibili sono la somministrazione di erbicidi e eventualmente la cercinatura dei tronchi, che porti alla definitiva morte del soggetto.





    Esposizione
    Pianta che necessita di essere esposta ai raggi diretti del sole.

     
    Sole pieno
    Annaffiature
    Durante i mesi freddi annaffiare saltuariamente, inumidendo il terreno ogni 25-30 giorni, evitando di bagnare eccessivamente il substrato.


    Tenere asciutto
    concimazione
    Si consiglia di sospendere le concimazioni durante il periodo invernale; un eccessivo apporto di nutrienti infatti favorirebbe lo sviluppo di nuova vegetazione, troppo sensibile alle basse temperature.


    Esigenze della piante a dicembre in un clima continentale.

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