Alberi secolari

Introduzione generale

Nel mondo dei vegetali, sono denominati alberi secolari quelle piante che superano i cento anni di età. Tra le specie che vivono più a lungo si trovano il Ginko biloba, originario della Cina e capace di arrivare fino a mille anni di vecchiaia, il Castagno, molto diffuso anche in Italia, la Sequoia, nata in California e più resistente al tempo persino del Ginko, il messicano Taxodium e l'Olivo. Sicuramente questi esemplari di dimensioni enormi e dalle caratteristiche così particolari suscitano sempre grande fascino, se solo si pensa di quanti avvenimenti sono stati testimoni. Purtroppo però al giorno d'oggi molti alberi secolari sono destinati a scomparire per l'azione invasiva dell'uomo, che li abbatte per far spazio alle costruzioni di carattere civile ed abitative o per ricavarne il prezioso legname, depauperando in maniera sempre maggiore foreste e zone ricche di interesse naturalistico. Proprio per questo, molte regioni ed Enti di salvaguardia dell'ambiente anche di livello mondiale si stanno impegnando attivamente con delle politiche idonee al fine di scongiurare questi avvenimenti. E' importante ricordare che gli alberi secolari hanno il vantaggio, oltre naturalmente a quello di abbellire ed arricchire l'ambiente, di produrre un quantitativo maggiore di CO2 a causa della loro lento processo di crescita, e di conseguenza si rivelano un fonte preziosa per l'equilibrio ecologico, sia a livello del microambiente che a quello macro, che interessa direttamente la salute dell'uomo. Di seguito si prenderanno in esame tre tra i più belli alberi di questa branca, precisamente la Sequoia, l'Olivo e il Ginko biloba, per conoscerli al meglio e imparare a prendersene cura nel modo più corretto possibile.

sequoia


La Sequoia

La Sequoia, il cui nome scientifico è Sequoia sempervirens, appartiene alle Cupressacee, ed è nata in California. La caratteristica che la contraddistingue è l'importante altezza, che arriva a raggiungere oltre i centoventi metri, facendola così finire al primo posto degli alberi più alti. La corteccia di questi alberi è spessa e nelle sfumature del rosso, mentre la chioma ha forma piramidale. Il clima adatto per la sua coltivazione è umido e piovoso, poiché abbisogna di un quantitativo elevato di risorse idriche. Il terreno perfetto sarà di conseguenza ben drenato e a tendenza argillosa. Sicuramente va piantata in un luogo ampio e lontano dagli agenti inquinanti di industrie e scarichi di vetture. Generalmente viene utilizzata per abbellire ingressi di grandi proprietà o per viali. Anche se è un albero resistente e coriaceo, appena messo a dimora deve essere tenuto al riparo dal freddo e dalle gelate invernali. La stagione per l'impianto è quella primaverile, meglio se all'inizio del mese di aprile, avendo cura di tenere i semi in serra o all'ombra per due inverni consecutivi. Una volta che poi si sono messi a piena terra, si noterà una crescita rapida e rigogliosa della pianta, con un ritmo di un metro e mezzo circa l'anno per i primi venticinque anni di vita, e arrivando a trenta metri dopo ulteriori vent'anni. Le innaffiature devono essere regolari e costanti per tutto l'anno, almeno una volta a settimana se si abita in una zona piuttosto secca e calda. Le patologie a cui si dovrà fare maggiore attenzione sono appunto quelle legate alla mancanza di acqua, che fa sì che prolifichino i funghi Poria o i ben più gravi cancri del legno.

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L'Olivo

olivo La specie più diffusa in Italia di Olivo è quella che arriva dalla Palestina, che nel nostro Paese ha trovato grande successo per la sua bellezza e ricchezza di produzione alimentare, soprattutto in Calabria, Sicilia, Abruzzo e Campania, grazie al loro clima secco e debole di precipitazioni. La chioma è rigogliosa e il fusto liscio e coriaceo; tutte e due le componenti presentano una crescita costante e continua nel corso del tempo. L'Olivo è una pianta molto rude, e trova il suo habitat perfetto in una zona calda, arida e dal suolo secco e arricchito con sassi e ghiaia, mentre non sopporta l'umidità e la pioggia abbondante, pur resistendo piuttosto bene al clima freddo. La semina va fatta ad autunno inoltrato, aggiungendo alla terra un composto formato da cenere di legna, letame e compost, spingendo il seme ad una profondità pari a circa sei o sette centimetri. Dopo il primo anno di crescita, è bene potare regolarmente la chioma e le estremità secche dei rami, in modo da arieggiare la pianta e favorire il processo di ricambio delle foglie e dei germogli. Il periodo ideale per la potatura è l'inizio della primavera, quando non c'è più pericolo di gelate. Questa pianta non ha bisogno di un quantitativo eccessivo di acqua, quindi sarà sufficiente una sessione di irrigazione nelle stagioni fredde e una settimanale in quelle calde. Bisognerà evitare il prolificare di funghi facendo in modo che non ci siano ristagni idrici, soprattutto nell'area adiacente alle radici.


Alberi secolari: Il Ginkgo biloba

Ginkgo biloba La pianta appartiene alla famiglia delle Ginkgoacee, proveniente dalla Cina ed è anche chiamato Albero dei Ventagli, a causa della forma a due lobi delle sue foglie. Il Ginkgo generalmente non supera i venticinque-trenta metri, e mano mano che cresce la chioma assume una forma piramidale. Nonostante le sue grandi dimensioni, non necessita di cure e attenzioni particolari, poiché si adatta autonomamente alle condizioni climatiche in cui si trova. E' bene però aumentare l'apporto nutritivo del terreno aggiungendo del letame e del compost organico ricco di azoto e di potassio, per favorirne la crescita e la proliferazione, soprattutto se è stato messo a dimora recentemente. Il terreno ideale è umido, drenato e argilloso, con una esposizione sia al sole che a mezza ombra. L'albero si presta all'utilizzo ornamentale di giardini, parchi e viali, ma per scongiurare un avvizzimento apicale della chioma, andrà potato regolarmente tutte le primavere. Con questo accorgimento, il Ginkgo apporterà all'area in cui è piantato la caratteristica dimensionalità verticale. Le innaffiature si limitano a una al mese in inverno e una ogni quindici giorni con le temperature più calde. A scopo preventivo, è utile fare una disinfestazione generale dei parassiti ogni tre anni.



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