Bignonia - Campsis radicans

Bignonia

La Bignonia appartiene alla famiglia della Bignoniaceae e si tratta di un genere che comprende una sola specie rampicante delicata, sempreverde, particolarmente vigorosa, che cresce con notevole rapidità: la Bignonia Capredata.

Questa specie è originaria dell'America del Nord e più precisamente delle regioni centrali e meridionali degli Stati Uniti. In Italia cresce all'aperto nelle regioni più calde dell'Italia centrale e meridionale; in quelle settentrionali, invece, viene coltivata in serra, oppure all'aperto nelle zone lacustri , dove il clima è più mite per tutto l'anno.

E' una pianta che può raggiungere anche i 10 metri d'altezza. Le foglie sono oblunghe e dentate e si sviluppano a due a due in maniera simmetrica rispetto al ramo, terminando poi in un viticcio ramificato, dotato di ventose che consentono alla pianta di "arrampicarsi".

Tra le specie più diffuse ricordiamo la Bignonia venusta, che fiorisce alla fina dell'inverno e la Bignonia campsis, che sboccia tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno e che è capace di resistere anche al freddo.

Con il nome “bignonia” vengono popolarmente indicate molte piante rampicanti che producono fiori a tromba. Tra le più comuni possiamo indicare la campsis radicans, la Podranea ricasoliana, la Tecoma capensis e la Pandorea jasminoïdes. In realtà tutte queste piante attualmente fanno sempre parte della famiglia delle Bignoniaceae, ma non più del genere bignonia. Mano a mano che è progredito lo studio di questa vastissima famiglia sono andate a formare ognuna un genere autonomo. Nel genere bignonia (tra le piante in coltivazione) è rimasta solamente la bignonia capreolata (detta anche doxantha capreolata). Originaria del continente nordamericano, è andata diffondendosi sempre di più nei nostri giardini grazie alla sua resistenza, all’abbondanza e durevolezza delle fioriture e alle interessanti cultivar attualmente disponibili sul mercato.

Bignonia

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I fiori

Bignonia I fiori della Campsis radicans sono di colore rosso-arancio, raggruppati in cime peduncolate e muniti di una corolla tubulosa, lunga 4-5 cm, terminante con 5 lobi allargati.

La piantumazione deve essere effettuata in primavera, collocando la pianta in grandi vasi riempiti con un terreno fertile, ricco di sostanza organica su di una base a forte componente argillosa; si dovrà aver cura di posizionare i vasi in zone riparate dalle correnti e dal freddo.

Le annaffiature devono essere abbondanti durante il periodo primaverile-estivo, moderate durante l'inverno.

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Moltiplicazione

campsis radicansLa moltiplicazione della Campsis radicans si effettua in primavera e si ottiene prelevando talee semilegnose dai germogli laterali della pianta; le talee dovranno essere piantate negli appositi cassoni da moltiplicazione, riempiti con sabbia. A radicazione avvenuta (dopo circa 2 mesi), le piantine dovranno essere trasferite in vasi di media grandezza, riempiti con composta compatta.

La potatura delle piante di Campsis radicans è da praticarsi in primavera, avendo cura di eliminare i rami secchi e di accorciare i rami di maggiori dimensioni.

In generale la propagazione della bignonia si effettua tramite talea. Si seleziona un ramo della pianta di consistenza non legnosa (semi-maturo) lasciando un paio di foglie vicino all’apice. Si posiziona in un vaso con una composta di torba e sabbia (o, meglio ancora, sabbia e agriperlite). Si bagna e si mantiene coperto con un film plastico (perché l’umidità resti alta). Si posiziona all’ombra con temperature intorno ai 20°C. La radicazione avviene di solito in tre settimane.

Ancora più semplice è la propaggine: si prende un lungo ramo e lo si dirige verso il suolo interrandolo per circa venti centimetri ( prima si sarà effettuata qualche piccola incisione sulla corteccia). In breve tempo emetterà delle radici. A quel punto potremo tagliare a monte e trasferire la piantina in un vaso perché si rinforzi.

Volendo si può ottenere lo stesso effetto coprendo un ramo con della plastica riempita di terra.


Caratteristiche e origini bignonia

La Campsis radicans è originaria della Virginia e dell’Illinois meridionale, ma può essere rinvenuta come spontanea anche in Florida e in Louisiana.

Si tratta di una liana glabra, sempreverde (dove gli inverni risultino miti) che può raggiungere i 20 metri di altezza (ma resta molto più contenuta nelle regioni settentrionali). Le foglie sono rigide e terminano con un viticcio ramificato che aderisce per mezzo di piccole ventose; sono munite di picciolo oblungo, acuminate e cordate, di un bel verde lucido, lunghe da 5 a 15 cm. I fiori sono prodotti in numerosi racemi composti da 2 fino a 5. Nel momento della fioritura sono spesso così numerosi da coprire completamente il fogliame. La corolla, nella specie, è rossa con sfumature aranciate , lunga da 4 a 5 cm. I lembi sono tondeggiati. Alcune cultivar emanano un profumo inebriante che viene spesso accostato a quello del caffè.

Famiglia e genere  Bignoniaceae, gen. bignonia, sp. capreolata
Tipo di pianta Perenne, rampicante, sempreverde in climi miti
Esposizione Pieno sole
Rustico Mediamente rustica
Terreno Argilloso e ricco
Irrigazione Abbondante, ma è molto resistente alla siccità
Concimazione Autunno con ammendante organico, primavera con granulare per piante fiorite
Colori Giallo, arancio, rosso
Fioritura Da aprile a luglio. Generalmente dal terzo anno dalla messa a dimora
Propagazione Talea, propaggine


Descrizione e classificazione

Al genere mandevilla è molto numeroso: comprende circa 120 specie, tutte originarie dell’America tropicale. Se ne contano una cinquantina di specie arbustive o rampicanti originarie dell’Argentina, del Brasile, del Messico, e altre ancora provenienti da altre aree e con portamenti diversi (per esempio striscianti). È abbastanza curioso che in coltivazione ne siano presenti soltanto due, entrambe rampicanti.

Mandevilla sanderi è la specie di gran lunga più diffusa in commercio (detta anche gelsomino del Cile). Originaria dell’Argentina e della Bolivia è una liana rampicante legnosa che può raggiungere anche i 6 metri di altezza. Le foglie alla base risultano cuoriformi, le altre ovali, opposte e puntate, lunghe da 5 a 15 cm e larghe da 2 a 5, verde intenso e glabre nella pagina superiore, grigio-verde in quella inferiore. I racemi, che portano fino a nove fiori, sono ascellari o terminali, su peduncoli più lunghi delle foglie. I fiori sono bianchi, a forma di campanula e profumati. Il diametro della corolla è di circa 5 cm

Ha dato origine ad un gran numero di ibridi e cultivar, con fiori sempre più grandi, portamenti particolari e molteplici cromie.

Mandevilla boliviensis risulta molto meno diffusa in coltivazione. Originaria anch’essa dell’Argentina e della Bolivia, ha rami nudi, foglie acuminate e allungate, con peduncoli più lunghi rispetto alla sanderi. I fiori emanano un profumo intenso e molto gradevole.


Il nome Bignonia

Il nome bignonia rende onore all’abate Paul Brignon, bibliotecario di Luigi XIV e accademico di Francia. “Capreolata” invece la accomuna al caprifoglio: entrambe le pianti hanno infatti la capacità di aggrapparsi ai supporti tramite piccoli viticci.


Coltivazione bignonia

Coltivazione bignonia La coltivazione della bignonia è abbastanza semplice e raramente è fonte di problemi. Bisogna soltanto prestare particolare attenzione al supporto offertole per crescere. Non sono infatti adatti reti, alberi o materiali poco resistenti. Col tempo, difatti, l’esemplare può diventare di grandi dimensioni e il peso non sarà indifferente. Le strutture metalliche potrebbero piegarsi e altri vegetali usati come supporto rischiano di venire soffocati. Sono invece adatti muretti, pali e pergolati.

Prima di mettere a dimora questa rampicante teniamo tuttavia presente che il forte profumo emanato solitamente attira un gran numero di insetti (in special modo vespe e calabroni). Poniamo quindi particolare attenzione nel caso bambini e animali giochino in quell’area. Riflettiamo bene, inoltre, sull’opportunità di inserirla nelle immediate vicinanze dell’abitazione.


Utilizzi bignonia

Gli usi sono molteplici. Il più classico è senza dubbio come rampicante per coprire muri, pergolati, cancelli o altre strutture.

Può però ugualmente essere impiegata come coprisuolo per nascondere il terreno in scarpate o zone collinari.


Rusticità bignonia

Rusticità bignonia Fino a qualche anno fa era ritenuta poco rustica e la coltivazione in piena terra era consigliata soltanto nel Centro-Sud, sulle coste, e, al Nord, sulle rive dei grandi laghi.

In realtà si è rivelata molto più resistente di quanto si credesse, specialmente una volta che si è ben ambientata.

Resiste sicuramente fino a -10°C avendo come unica reazione la perdita delle foglie (che avviene al di sotto dei 5°C). Esemplari ben attecchiti però sono riusciti a superare senza danni anche inverni molto freddi, con punte di -15°C.

Consigliamo solamente di proteggere il piede durante il primi due o tre anni dalla messa a dimora. Possiamo approntare una spessa pacciamatura a base di paglia, fieno, foglie o, meglio ancora, stallatico sfarinato molto maturo (da inglobare al terreno con una leggera zappettatura, una volta giunta la primavera).

Il primo inverno può anche essere utile coprire il fogliame con del tessuto non tessuto.


Terreno bignonia

Sotto questo aspetto la bignonia non è molto esigente. Per dare il meglio, però, necessita di un terreno ricco in materia organica, fresco, possibilmente argilloso, ma comunque dotato di un buon drenaggio. L’ideale è mescolare al substrato, al momento dell’impianto, una buona quantità di stallatico e qualche manciata di cornunghia.

Sul fondo è indispensabile creare uno spesso strato drenante con della ghiaia.


Come e quando effettuare la messa a dimora?

messa a dimora bignonia Il periodo migliore per questa operazione è l’inizio della primavera, quando non si prevedano più gelate.

Prepariamo una grande buca e inseriamo la bignonia leggermente inclinata verso il suo supporto. Irrighiamo abbondantemente dopo aver ben pressato il terreno.


Irrigazione bignonia

È molto resistente alla siccità e quindi difficilmente la perderemo anche in caso di prolungata assenza di piogge.

Ad ogni modo, per ottenere una crescita veloce e abbondanti fioriture, è bene irrigare piuttosto frequentemente, in particolar modo durante l’estate.

Nella stagione fredda, invece, è bene sospendere quasi del tutto in maniera che possa entrare in riposo vegetativo, come è naturale in questo tipo di liane.


Concimazione bignonia

L’apporto di nutrienti è estremamente importante per ottenere un veloce sviluppo e perché le fioriture risultino copiose e molto colorate.

La pianta, per cominciare a produrre corolle, deve arrivare a maturità. Generalmente devono passare tre o quattro anni dalla piantumazione. In questo periodo è bene somministrare in autunno una buona quantità di stallatico sfarinato addizionato da cornunghia. In primavera andrà coadiuvato da qualche manciata di concime granulare a lenta cessione in cui risultino prevalenti azoto e fosforo.

Le piante adulte gradiscono sempre l’apporto di ammendante in autunno, ma vanno, invece, durante il periodo vegetativo, supportate con un prodotto per piante fiorite, quindi in cui sia prevalente il potassio. Solitamente i migliori risultati si ottengono con i concimi per rosai.


Esposizione bignonia

L’esposizione ideale è sicuramente il pieno sole. Al Sud possono crescere e fiorire bene anche a mezz’ombra, dove possa ad ogni modo usufruire della luce e del calore durante le ore pomeridiane.


Potatura bignonia

bignonia fiori La bignonia capreolata fiorisce sugli steli ascellari sui rami dell’anno precedente. È bene quindi procedere con le potature alla fine dell’estate; in questa maniera la pianta sarà subito stimolata a produrre getti fioriferi per l’annata successiva.

Vanno accorciati tutti i rami principali e eliminati i secondari che hanno appena finito di portare le corolle.

Se vogliamo possiamo anche sfoltirla per favorire la circolazione dell’aria (che evita l’instaurarsi di muffe), specialmente se il fogliame risultasse molto denso.

Alla fine dell’inverno, si può procedere sempre con una potatura di rimonda, per eliminare, se necessario, branche morte, danneggiate o malate.


Parassiti malattie bignonia

Raramente è preda di malattie o di fitofagi.

Se le condizioni di crescita non fossero ottimali potrebbero però verificarsi attacchi di

- Afidi: da combattere con forti getti d’acqua o insetticidi specifici (solo in casi gravi)

- Cocciniglia: effettuare trattamenti invernali di prevenzione con olio bianco attivato da insetticida specifico per uova

- Ragnetto rosso: aumentare l’umidità tramite frequenti nebulizzazioni con acqua

- Oidio: causato da forte umidità ambientale: sfoltire la pianta per aumentare l’areazione. Eliminare le parti colpite.


Bignonia - Campsis radicans: Varietà

Questa rampicante sta trovando sempre più estimatori sia in Europa sia negli Stati Uniti, anche grazie ad alcuni vivaisti che si sono occupati di selezionare nuove cultivar caratterizzate da colorazioni interessanti e buona resistenza a freddo e malattie.

Nome cultivarColore fiori e caratteristiche specifiche
Atrosanguinea Con fiori porpora intenso
Dragon Lady Fiori rosso-arancio e fogliame più scuro rispetto alla specie, bel contrasto di colori
Tangerine beauty Fiori color mandarino con gola gialla, fioritura molto prolungata, fogliame verde chiaro
Helen F redel’ Fiori arancioni con gola gialla, corolle grandissime
Shalimar Red Fiori rossi e lunghissima fioritura
Jekyll Molto resistente al freddo, leggermente rifiorente


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    visita : bignonia



Esposizione
Posizionare questa pianta in luogo semiombreggiato, dove possa ricevere alcune ore di luce solare diretta.

 
Posizione mezz'ombra
Annaffiature
Il terreno si mantiene asciutto, inumidendolo leggermente una volta al mese, o anche meno. In genere se il clima è rigido non è necessaio annaffiare durante i mesi invernali.


Tenere asciutto
concimazione
In inverno è consigliabile sospendere, o ridurre drasticamente, le concimazioni; infatti un eccessivo sviluppo di vegetazione tenera e di nuovi germogli esporrebbe eccessivamente le piante al rischio di gelate.


Esigenze della piante a dicembre in un clima alpino.

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