Orchidee selvatiche

vedi anche: Orchidee

Orchidee selvatiche

Quando si parla di orchidee, i profani pensano subito agli splendidi ed originalissimi fiori che si ammirano nelle vetrine dei fiorai. Tali fiori hanno però un nome specifico perché appartengono a svariate specie o varietà di diversi generi botanici tutti classificati nella famiglia delle Orchidaceae. Le orchidee di alcune specie erano già conosciute nell’antichità mentre quelle tropicali ed esotiche, furono trovate all’epoca delle grandi scoperte geografiche dai naturalisti e dai botanici che accompagnarono gli esploratori nelle varie parti del globo. Partendo dalle poche decine di specie identificate attorno alla metà del settecento, i botanici sono riusciti a classificare ed identificare oltre 600 generi, comprendendo a loro volta circa 20.000 specie. Inoltre sono innumerevoli le varietà o gli ibridi derivati per mutazione naturale o per impollinazione artificiale. Le orchidee si distinguono in due grandi gruppi: orchidee esotiche e orchidee rustiche. Le orchidee esotiche sono piante originarie delle regioni tropicali di numerose parti del mondo. Sono nella stragrande maggioranza piante epifide cioè vivono sugli alberi pur non essendo parassitarie(cioè senza essere quei tipi di piante che vivono in associazione intima con altre, alle quali arrecano danno). Hanno fiori vistosi dai più svariati colori e tonalità. Le orchidee rustiche sono piante spontanee delle regioni temperate e sono terrestri, cioè hanno la parte bassa affondata nel terreno da cui traggono alimento. I loro fiori sono diversi e molto più piccoli di quelli delle orchidee in esposizione dai fiorai; tuttavia anche se talvolta sono minuscoli hanno il pregio di essere aggraziatissimi per le forme strane, per i colori vivaci, e molto profumati.

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Come coltivare le orchidee selvatiche

orchidea selvatica A questo grande gruppo di orchidee appartengono centinaia di varietà e di ibridi coltivati dai floricoltori specializzati, che rappresentano una voce molto importante dell’industria del fiore. La coltivazione delle orchidee selvatiche non è facile; fino al secolo scorso la loro moltiplicazione ha creato enormi difficoltà agli appassionati, dato che la semina non dava risultati. Finalmente un biologo francese intuì che l’embrione del seme necessita per il suo sviluppo di un elemento energetico che in natura è fornito da un fungo e che può essere sostituito da una speciale soluzione concentrata di glucosio; da allora la riproduzione delle orchidee è diventata possibile. Le orchidaceae hanno la caratteristica che il seme non germoglia se non è in simbiosi con un fungo, diverso secondo le specie di orchidee, che fornisce all’embrione l’iniziale nutrimento perché non soltanto germogli ma si sviluppi. In Inghilterra ed in Belgio sono sorte vere e proprie scuole per istruire i creatori di orchidee ricercatissimi dai grandi stabilimenti di floricoltura che fabbricano le migliaia di piante richieste dai professionisti per la coltivazione dei fiori recisi. La riproduzione delle orchidee selvatiche avviene in laboratorio, che è un vero e proprio prodigio tecnico, mediante una particella infinitesimale della vegetazione apicale attiva di una pianta di orchidea individuata con l’aiuto del microscopio chiamata moltiplicazione per meristema. La particella vegetale prelevata si mette in coltura in una fiale con una speciale soluzione nutritiva.


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Orchidee selvatiche più conosciute

orchidea selvatica Una ventina di generi di orchidee selvatiche fanno parte della flora protetta perché negli ultimi anni sono diventate sempre più rare a causa di una raccolta indiscriminata, da cui non si sono salvate neppure le specie che sono sporadiche e perciò più rare e che si sarebbero dovute proteggere e conservare con maggiore attenzione. Una specie di orchidea selvatica non molto appariscente è considerata dai botanici unica specie alpina vera e propria; si tratta del Chamaeochis Alpinus, presente in Italia e sulle Alpi. Tuttavia tra le specie di orchidee selvatiche si possono ricordare: il Cypripedium calceolus, detto indifferentemente “scarpetta di Venere” o la Malaxis presente nei luoghi umidi delle montagne i cui pendii sono coperti di conifere, caratterizzata da piccoli fiori verdognoli ed un unica foglia ovale allungata; un’altra specie è la Platanthera Bifolia i cui fiorellini bianchi emanano profumo soltanto verso sera e di notte. Inoltre molto bella e richiesta perchè si distingue tra le orchidee selvatiche è senza dubbio la Nigritella Nigra in quanto, ha dei fiori di un colore porpora con sfumature nerastre in una forma ovale e conica.


I colori delle orchidee selvatiche

orchidea selvatica Le orchidee selvatiche nelle loro innumerevoli specie si presentano con svariati colori come ad esempio la Miltonia Hybrida che è originaria delle zone temperate del Brasile ed è una splendida orchidea dal colore viola con incisa un immagine simile ad una farfalla screziata. Un altro esemplare molto particolare per la sua forma e colore è l’orchidea Cymbidium che ha fatto impazzire i botanici europei perché non riuscivano a coltivarla in Europa malgrado fosse molto richiesta dal pubblico. Si presenta con quattro grosse foglie con al centro un fiore simile ad una farfalla. Un altro esemplare è il Cattleya Rosa introdotto in Europa per la prima volta nel 1814 dall’omonimo scopritore appassionato floricoltore inglese. Questa è reperibile con petali bianchi ed un fusto che può raggiungere una lunghezza anche di tre metri. Infine il Cypripedium è il genere di orchidea più diffusa e conosciuta in tutto il mondo soprattutto perché ha il pregio di durare a lungo in un vaso come fiore reciso. Tra i paesi che producono il maggior numero di orchidee selvatiche al mondo è senza dubbio l’isola brasiliana di Santo Amaro, dove si ritiene che nascono le orchidee più belle di tutto il pianeta.




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