cactus con macchie

Domanda : cactus con macchie

tengo il mio cactus sul davanzale della mia finestra. non c'è il sole diretto tutto io giorno però fino adesso +è sopravvissuto bene anche all'inverno un paio di giorni fa ho notato che aveva delle macchie marroni, a altre bianche (tipo muffa) e siccome erano 3 settimane che nn lo inaffiavo gli ho dato acqua.

Non è migliorato!! e non so cosa fare. la punta sta ancora bene ma il tronco è pieno di macchie e al toccarlo è un po' molle

cactus


Risposta : cactus con macchie

Gentile Giulia,

buona parte delle cactacee è abituata a vivere in zone del globo caratterizzate in inverno da un clima rigido, con anche gelate intense, e temperature che possono scendere al di sotto dei -12°C; molte, ma non tutte, per questo motivo è bene, al momento dell’acquisto, accertarsi su specie e varietà della pianta che si sta portando a casa, per poterne controllare la rusticità. Oltre a questo, le cactacee che vivono in natura, sono abituate di solito a posizioni ben soleggiate, con almeno 5-6 ore di sole diretto al giorno; e nelle zone in cui sono diffuse in natura la gran parte delle cactacee, quando fa freddo non piove.

Le corrette condizioni di coltivazione per una cactacea in inverno sono:

- sole pieno per molte ore al giorno, almeno 4-5.

- terriccio completamente asciutto; in genere si smette di annaffiare le cactacee che vivranno all’aperto o in serra fredda già a settembre, in modo che all’arrivo del gelo il terreno sia completamente secco.

- lontano dalle intemperie; perché se non annaffiamo la pianta, ma questa riceve la pioggia, il terreno si inumidisce lo stesso.

La tua pianta quindi era senza sole, ed esposta alle intemperie, oltre a questo non conoscendone sepcie e varietà non possiamo sapere se si tratta di una cactacea resistente al gelo o no.

Il minimo che le poteva capitare era quello che le è capitato: è stata colpita da una malattia fungina, che ne sta causando la marcescenza.

L’unica cosa che puoi fare è cercare di salvare la parte di pianta ancora sana; quindi armati di un coltello ben affilato e pulito, e taglia la punta della cactacea, avendo cura di tenere solo la parte ancora sana; controlla anche all’interno del fusto, se ci sono piccole maculature o zonature scure, rimuovile con il coltello, dopo averlo disinfettato. Lascia asciugare il moncone per almeno un paio di giorni, spolveralo di fungicida e di ormone radicante, e appoggialo su del terriccio per piante grasse nuovo e un poco umido; posiziona il vaso in una zona luminosa, con poco sole diretto al giorno; e spera che la pianta radichi.

Quando acquistiamo una pianta che non conosciamo, chiediamo sempre al vivaista il nome botanico dell’essenza; in questo modo potremo poi informarci sul luogo d’origine, per cercare di coltivare la pianta in condizioni similari a quelle presenti nelle zone in cui questa pianta si sviluppa allo stato selvatico. Considera che le cactacee in natura si sviluppano nell’America centrale e meridionale; forse la tua cactacea proviene (o almeno, le sue progenitrici) dagli altopiani del Messico, controlla in internet quale sia il clima delle zone aride del Messico o del Guatemala.

  • Cleistocactus Appartengono a questo genere cinquanta specie arbustive, fiorifere, che possono raggiungere i due metri di altezza.Originaria del versante orientale delle Ande,è una pianta grassa da coltivare in ...
  • Pachycereus genere che comprende 10-12 specie di cactus colonnari originari dell'America centrale. Sono molto longevi e gli esemplari centenari, in natura, possono raggiungere dimensioni notevoli, anche prossime ...
  • Grusone  Cactacea molto diffusa in coltivazione originaria delle aree aride del Messico; il nome botanico è echinocactus grusonii, e al genere appartengono circa una decina di specie, tutte originarie dell’Ame...
  • melocactus I Melocactus sono cactacee originarie dell’America centrale e meridionale; al genere appartengono circa una trentina di specie, con fusto globoso, caratterizzato da areole con grosse spine arcuate ed ...



Guarda il Video

COMMENTI SULL' ARTICOLO