Rose di Natale

Rose di Natale

Gli Ellebori sono piante perenni, con radice rizomatosa, diffuse in natura nella flora italiana ed Europea; le specie non sono molte, in compenso esistono alcune cultivar, con fiori particolarmente ampi o di colore vistoso. Il nome comune Rose di Natale deriva dal fatto che buona parte delle specie, in caso di clima favorevole, fioriscono in dicembre-gennaio, producendo infiorescenze che ricordano molto i fiori delle rose botaniche, come grandi rose canine bianche.

Dal rizoma carnoso vengono prodotte alcune foglie – spesso soltanto due- dotate di un lungo picciolo eretto, palmate, di un bel colore verde scuro brillante. In inverno tra le foglie si ergono alcuni steli che portano le infiorescenze, costituite da un ciuffetto di piccoli fiori pistillati, sottesi da cinque grandi sepali, bianchi, crema, porpora. Le infiorescenze possono essere singole, oppure sbocciare in gruppo su fusti brevemente ramificati, che danno origine ad una struttura semi arbustiva abbastanza ampia.

Gli Ellebori hanno sviluppo maggiore durante il periodo più fresco dell’anno, quindi non è infrequente che le piante perdano la parte aerea in luglio e agosto, e sviluppino nuove foglie a partire dalla fine dell’estate, fino in primavera. Sono piante abbastanza diffuse nella flora Italiana, nella zona prealpina e appenninica; sono purtroppo un po’ meno diffusi nei giardini, dove restano abbastanza difficili da coltivare. La loro caratteristica di svilupparsi in modo particolare durante i mesi freddi li rende particolarmente interessanti per quei giardini dove risulterebbero una delle poche note di colore in un giardino altrimenti grigio.

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Come coltivare gli Ellebori

Rose di Natale Queste piante risultano di coltivazione abbastanza difficile in Italia, in particolare perché si comportano in maniera opposta alla maggior parte delle piante comunemente coltivate in giardino; in realtà è sufficiente seguire qualche semplice accorgimento, e il nostro elleboro si svilupperà meglio di anno in anno.

Le rose di Natale sono piante originarie di zone montuose e collinari, e non amano in modo eccessivo il caldo; per questo motivo è bene coltivarli in una zona semi-ombreggiata, dove, soprattutto nei mesi caldi, godano del refrigerio dai raggi solari diretti. Se posti in un luogo molto soleggiato in estate, o anche in primavera, ci costringeranno ad annaffiature molto regolari ed abbondanti, e in ogni caso il sole ed il caldo potrebbero rovinare i rizomi, fino a renderli incapaci di produrre nuova vegetazione.

Quindi scegliamo una zona semi-ombreggiata, o ombreggiata; in genere si prediligono luoghi vicino ad un muretto – ad esempio – o sotto la chioma di alti arbusti.

Fondamentale è scegliere un buon terriccio con ph alcalino, profondo e ricco di materia organica; se possibile ogni anno, in autunno, spargiamo attorno alle piante del concime granulare, o dello stallatico, per migliorare il tenore di Sali minerali del terreno.

Nonostante siano piante che amano un clima fresco e umido, persistenti condizioni di terreno saturo d’acqua, possono portare al marciume dei rizomi, per questo motivo è bene coltivare gli ellebori in un terreno abbastanza ben drenato, e privo di ristagni idrici.

Come dicevamo sono piante a sviluppo prevalente nei mesi freschi e freddi dell’anno; quindi dovremo aspettarci una vegetazione ricca e rigogliosa a partire da settembre-ottobre, fino ad aprile maggio; nei restanti mesi le piante di elleboro possono anche entrare in periodo di riposo vegetativo, perdendo completamente la parte aerea. In questo caso, non appena le foglie dissecano, possiamo sospendere le annaffiature, se non in caso di siccità assai prolungata; le riprenderemo verso la fine di agosto, o inizio di settembre, quando il clima torna ad essere fresco.

L’apparato radicale di questa pianta è abbastanza delicato, è quindi opportuno evitare di spostare gli ellebori, si consiglia invece di lasciare le piante indisturbate in un angolo del giardino, dove possono creare anche ampie macchie.

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Gli ellebori e l’umidità

Rose di Natale Queste piante sono abituate ad un clima da sottobosco, umido e fresco; generalmente nei periodi di maggiore sviluppo delle piante il nostro giardino è già naturalmente umido e fresco, grazie alle piogge che naturalmente cadono in autunno ed in primavera. Fondamentale è intervenire con le annaffiature a fine estate, quando il clima è ancora asciutto, e nei casi di siccità primaverile o autunnale, in quanto gli ellebori non si sviluppano se l’umidità non è alta.

Quindi cominceremo ad annaffiare le piante a partire da fine agosto o inizio settembre, in modo da favorire lo sviluppo di nuovi germogli; continueremo ad annaffiare con regolarità solo quando il terreno è asciutto, e solo quando la stagione è asciutta: spesso non è necessario fornire annaffiature in inverno, in quanto il clima italiano è naturalmente fresco e umido.

Alcune specie perdono il fogliame all’arrivo della primavera, altre lo mantengono; in ogni caso è bene evitare che il clima attorno ai rizomi divenga secco e siccitoso. Quindi anche in primavera ed in estate è bene lasciare le piante all’ombra, e in caso di siccità prolungata, aumentare l’umidità ambientale vaporizzando dell’acqua demineralizzata attorno alla pianta.

Per aumentare le disponibilità di acqua e per simulare al meglio le condizioni del sottobosco, risulta abbastanza utile pacciamare con cortecce, foglie, o paglia, il terreno nei pressi delle piante di Elleboro. Tali materiali infatti trattengono l’umidità negli strati superiori del substrato, evitando che dissecchi completamente.


Una pianta velenosa

Anticamente i rizomi di Elleboro venivano utilizzati dalla medicina popolare, come emetici, come cardiotonici, come potente purgante. Tutta la pianta, ed in particolare le radici rizomatose, risulta altamente tossica; anche piccole dosi possono causare rapidamente l’arresto cardiaco, con conseguente morte. Per questo motivo gli Ellebori non vengono più utilizzati, in alcun modo, nella medicina popolare.

Gli ellebori venivano utilizzati anche in erboristeria, come cardiotonici, visto che contiene sostanze simili a quelle presenti nella digitale; purtroppo i principi attivi contenuti in queste piante sono mal tollerati dall’uomo, e quindi gli ellebori non vengono più utilizzati neppure in erboristeria.

Si utilizzano invece in omeopatia, in dosi assai contenute, per migliorare stati di depressione e prostrazione, o come ipotensivi, e per combattere dolori di varia natura.



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