Giardinaggio · Botanica

Perché alcune piante perdono le foglie e altre no

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Caducifoglie e sempreverdi: due strategie per superare l'inverno

Caducifoglie e sempreverdi: due strategie per superare l'inverno

Osservando un giardino in autunno ti sarà capitato di notare che alcune piante perdono le foglie tutte insieme, mentre altre restano verdi fino alla primavera. Non si tratta di una pianta più sana dell'altra, ma di due risposte diverse allo stesso problema: superare una stagione in cui la luce scarseggia, le temperature scendono e l'acqua nel terreno può gelare e diventare inutilizzabile per le radici. Le specie caducifoglie, come aceri, tigli e querce, rinunciano alla chioma perché mantenere in vita foglie larghe e sottili nei mesi freddi costerebbe più energia di quanta ne produrrebbero con la fotosintesi. Le sempreverdi seguono la strada opposta e conservano l'apparato fogliare, ma lo pagano con foglie più piccole, spesse e protette, costruite per resistere al gelo e alla disidratazione. Ogni strategia funziona bene nel clima in cui la pianta si è evoluta: nei boschi temperati con inverni rigidi dominano le caducifoglie, mentre nelle zone a clima mite, oppure nelle regioni molto fredde dove ricostruire ogni anno un'intera chioma sarebbe troppo oneroso, prevalgono le sempreverdi. Conoscere questa differenza ti aiuta a non allarmarti quando un albero si spoglia e a scegliere le specie adatte al tuo giardino.

Lo strato di abscissione: come la pianta decide di lasciar cadere una foglia

La caduta non è un cedimento passivo, ma un processo che la pianta governa con precisione. Alla base del picciolo si forma una fascia di cellule chiamata zona di abscissione, dove la foglia si staccherà in modo netto, lasciando sul ramo una piccola cicatrice protetta da uno strato di sughero che impedisce l'ingresso di funghi e la perdita d'acqua. A regolare il momento intervengono gli ormoni vegetali: finché la foglia è attiva produce auxina, che mantiene saldo il picciolo; quando le giornate si accorciano e le notti si fanno fresche, la produzione di auxina cala e aumenta quella dell'etilene, che innesca la separazione dei tessuti. Prima del distacco la pianta recupera ciò che può: la clorofilla viene smontata e i composti azotati vengono trasferiti nei rami e nel tronco, dove resteranno a disposizione per la ripresa primaverile. È in questa fase che compaiono i colori autunnali, perché i pigmenti gialli e arancioni, i carotenoidi, erano già presenti ma coperti dal verde, mentre i rossi e i violetti degli antociani vengono prodotti proprio allora, soprattutto con giornate luminose e notti fredde. Il segnale di avvio principale è la riduzione delle ore di luce, per questo un autunno insolitamente caldo può ritardare di poco lo spettacolo, ma non lo cancella.

Anche le sempreverdi perdono le foglie, ma un po' per volta

Chiamarle sempreverdi non significa che le loro foglie durino in eterno. Anche un leccio, un alloro o un pino perdono le foglie, ma lo fanno in modo scalare lungo l'anno o in un periodo diverso dall'autunno, e nel frattempo ne producono di nuove, così la chioma non resta mai spoglia. Ogni foglia vive da poco più di un anno fino a diversi anni a seconda della specie, poi viene sostituita: per questo sotto un pino trovi sempre uno strato di aghi secchi, e in primavera molte latifoglie mediterranee lasciano cadere le foglie vecchie mentre spuntano i nuovi getti. Per sopportare l'inverno con la chioma al completo, queste piante hanno sviluppato foglie coriacee, ricoperte da una cuticola cerosa che limita la traspirazione, con stomi spesso infossati o protetti da peli. Gli aghi delle conifere portano questa logica all'estremo, con una superficie ridotta che trattiene l'acqua anche quando il terreno è gelato. Esiste però un'eccezione nota: il larice è una conifera, eppure in autunno ingiallisce e perde tutti gli aghi, perché cresce in montagna dove il gelo intenso renderebbe troppo costoso proteggere la chioma. Se un sempreverde del tuo giardino lascia cadere qualche foglia interna e ingiallita a fine inverno, considera che quasi sempre è il normale ricambio e non un sintomo di malattia.

Caducifoglie di siccità, marcescenza e piante che cambiano abitudini

La perdita delle foglie non è legata solo al freddo. In molte regioni tropicali con stagioni alterne, alberi come il baobab, la plumeria o diversi ficus si spogliano all'inizio del periodo secco, perché senza pioggia una chioma ampia farebbe evaporare più acqua di quanta le radici riescano a trovarne. Il meccanismo è lo stesso dell'autunno europeo, ma il segnale che lo avvia è la mancanza d'acqua anziché l'accorciarsi delle giornate. Questo spiega anche perché alcune specie coltivate in casa rispondono a uno spostamento o a un calo di luce improvviso spogliandosi: non è un difetto, ma un riflesso ereditato dal clima d'origine. C'è poi un comportamento intermedio, la marcescenza: querce, carpini e faggi giovani, oppure le siepi di carpino e faggio potate regolarmente, trattengono per tutto l'inverno le foglie secche e brune, che cadono solo quando in primavera le nuove gemme le spingono via. In questo caso la zona di abscissione non completa la separazione e la foglia morta resta attaccata, probabilmente proteggendo le gemme dal freddo e dagli animali che brucano. Se desideri una siepe coperta anche d'inverno senza ricorrere a una sempreverde, carpino e faggio sfruttano proprio questa caratteristica e ti offrono una schermatura continua dall'aspetto che cambia a ogni stagione.

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