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Poesie

SE UN BACIO SOLO

Una poesia sul bacio di Giuseppe Giustim . Se un bacio solo a cogliere giungessi in quella bocca cara e esiata, forse la vita condurrei beata in questi solitari ermi recessi.

di Redazione

04 novembre 2011

SE UN BACIO SOLO… di Giuseppe Giusti

Se un bacio solo a cogliere giungessi in quella bocca cara e desiata, forse la vita condurrei beata in questi solitari ermi recessi. Che fòra poi, se de’ più cari amplessi dono mi fesse la fanciulla amata, e se languida in volto e scolorata per eccesso d’amore io la vedessi? Grata mi tornerebbe allor la vista di questo loco, al mio desire avverso, che tanto ahimè, la mente mi contrista! Chè le bellezze a contemplar converso, ond’ella pregio tra le donne acquista, qui troverei l’oblio dell’universo.

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Domande frequenti

  • Qual è il tema principale della poesia "Se un bacio solo"?
    La poesia esplora il conflitto interiore tra il desiderio passionale e la necessità di pace spirituale. Il narratore immagina di ricevere un bacio dalla donna amata, ma si rende conto che tale estasi amorosa potrebbe turbare la sua serenità. Preferisce quindi rifugiarsi nella natura solitaria e silenziosa ('solitari ermi recessi'), dove la bellezza naturale gli offre oblio dalle pene umane e dall'amore tormentoso, trovando conforto nell'isolamento piuttosto che nell'intensità dei sentimenti romantici.
  • Chi ha scritto la poesia "Se un bacio solo"?
    L'autore della poesia è Giuseppe Giusti, un importante poeta italiano dell'Ottocento noto per il suo stile ironico e satirico, sebbene in questa lirica mostri una vena più malinconica e riflessiva. La raccolta a cui appartiene questo componimento evidgia spesso temi legati alla condizione umana, all'amore non corrisposto o idealizzato e alla fuga dalla società civile verso la semplicità della natura.
  • Cosa intende il poeta con 'solitari ermi recessi'?
    Con l'espressione 'solitari ermi recessi', il poeta si riferisce a luoghi naturali isolati, selvaggi e lontani dalla civiltà. Questi spazi rappresentano un rifugio mentale ed emotivo dove l'animo può trovare quiete. A differenza del caos delle relazioni umane e degli affetti passionali che causano sofferenza ('la mente mi contrista'), la natura deserta offre uno scenario neutro e pacifico, ideale per contemplare la bellezza senza le complicazioni sentimentali.
  • Perché il poeta teme l'eccesso d'amore?
    Il poeta teme l'eccesso d'amore perché lo associa a uno stato di sofferenza fisica e psicologica. Immagina la donna amata 'languida in volto e scolorata', segno che la passione intensa consuma e logora. Questo timore rivela una visione dell'amore come forza distruttiva capace di intaccare la salute e l'equilibrio interiore, spingendo il soggetto lirico a preferire la distanza e l'osservazione distaccata della natura rispetto all'abbraccio passionale.
  • Come risolve il poeta il contrasto tra amore e natura?
    Il poeta risolve il contrasto privilegiando la natura come fonte di guarigione e oblio. Riconosce che mentre l'amore porta dolore e agitazione, la contemplazione delle bellezze naturali permette di dimenticare il mondo ('l'oblio dell'universo'). La natura diventa così un alleato contro il tormento amoroso, offrendo una forma di sublimazione dove la bellezza artistica e naturale sostituisce quella umana, permettendo al poeta di mantenere la propria integrità spirituale.

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