bolla del pesco

Domanda : bolla del pesco

come posso trattare il mio pesco contro la bolla? non è stato fatto alcun trattamento preventivo ed ora ha già molti frutti. esistono dei prodotti adatti?
Pesco

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Risposta : bolla del pesco

Bolla del pesco in breve
Nome comune Bolla del pesco
Agente patogeno Taphrina deformans
Piante colpite pesco
Sintomi principali Deformazione dei germogli e delle foglie. Nei casi più gravi anche dei fiori e dei frutti
Causa Spore
Periodo di comparsa Fine inverno-primavera
Fattori predisponenti Temperature intorno ai 5-8°C e forte umidità (piogge, nebbia)
Prevenzione Pulizia, trattamenti preventivi
Cura È possibile solo arrestarne la diffusione

Gentile Simona,

la bolla del pesco è una malattia causata da un fungo, chiamato Taphrina deformans; si sviluppa soprattutto quando le condizioni climatiche sono favorevoli, ovvero alta umidità, e ampie escursioni termiche dal giorno alla notte. Il fungo colpisce tutti i tessuti della pianta, anche se in genere tende a preferire foglie e germogli; le foglie affette da bolla del pesco presentano delle modificazioni dei tessuti, che ricordano appunto delle bolle, dove la pagina fogliare si inspessisce, si deforma e diviene di colore giallo o rosso vivo. Chiaro che tale parassita è assai dannoso per la pianta, oltre che per il fatto di attaccare anche frutti e legno, anche perché le foglie colpite non sono in grado di svolgere attività fotosintetica, con conseguente deperimento dell’intera pianta. In genere si effettuano trattamenti con prodotti a base di rame, in fase preventiva, quando le gemme cominciano a presentarsi, e successivamente a intervalli regolari, o solo quando il clima diviene particolarmente propizio allo svilupparsi della malattia. Con l’arrivo del caldo, in genere il fungo tende a fermare il suo sviluppo, quindi spesso, in caso di comparsa tardiva della bolla, si preferisce fare un singolo trattamento con un prodotto a base di rame, e semplicemente asportare le foglie malate, che andranno distrutte. Se desideri che il problema non si ripresenti è consigliabile praticare un trattamento autunnale, quando le foglie sono cadute, e un altro a fine inverno o inizio primavera, sempre con prodotti a base di rame e zolfo.


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La bolla del pesco

bolla del pescoCon il nome popolare di bolla del pesco si indica la malattia che colpisce più comunemente e pesantemente il pesco. L’agente patogeno che la causa è la Taphrina deformans, un ascaromiceto, vale a dire un fungo. È capace di provocare danni a carico di tutti gli organi verdi della pianta, cioè foglie, fiori, germogli e frutti e può condizionarne in maniera importante la produzione sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo.

È una malattia comune in tutte le regioni d’Italia perché quasi ovunque durante il periodo vegetativo si hanno le condizioni climatiche adatte alla sua manifestazione e diffusione.

Al coltivatore inesperto i sintomi possono sembrare simili a quelli di un forte attacco di afidi, ma, come vedremo, vi sono tratti distintivi inequivocabili che, se ci si vuole dedicare alla coltivazione di questo frutto, bisogna imparare a distinguere.


Sintomi della bolla del pesco

Sintomi bolla del pesco I primi sintomi si possono avere all’inizio della primavera, nel momento dell’apertura delle gemme (generalmente viene indicato come “a bocciolo rosa”) Se l’attacco è già avvenuto i germogli appariranno da subito deformi, raggrinziti, con colorazioni viranti all’arancione, al rosso scuro e al viola. Mano a mano che si sviluppano si noteranno formazioni bollose e al tatto risulteranno carnosi e molto fragili. Più avanti nella stagione, di solito, vengono attaccate anche le foglie. I sintomi che si manifestano non sono diversi da quelli a carico dei germogli. Anche le foglie manifesteranno numerose bollosità e risulteranno facilmente danneggiabili al tatto. Inoltre la pagina inferiore apparirà traslucida o quasi trasparente. La pagina superiore, invece, abitualmente piuttosto lucida, prenderà un aspetto molto opaco causato dalla presenza delle fruttificazioni del fungo.

Oltre a questo vi sono anche modificazioni cromatiche. Inizialmente il verde si fa più chiaro, quasi clorotico. In un secondo tempo, in corrispondenza delle bolle, compariranno zone rossastre o aranciate. Questa fase danneggia in maniera importante l’albero perché le foglie perdono molta della loro superficie e di conseguenza la fotosintesi clorofilliana viene pesantemente influenzata. La pianta resta priva di energie per portare a termine la fruttificazione.

In caso di attacchi imponenti anche i frutti possono presentare delle malformazioni e dei cambiamenti cromatici.


Ciclo biologico

Ciclo biologico bolla Le spore della bolla del pesco svernano sotto due forme diverse, quella sessuata (ascospora) e quella asessuata. Entrambe si annidano nella corteccia della pianta, nella zona delle gemme, sui ramoscelli o anche a terra su frutti dell’anno precedente andati in decomposizione. Anche le foglie vecchie a terra possono essere un vettore.

All’arrivo della stagione primaverile, soprattutto se ci sono frequenti piogge o forte umidità ambientale e le temperature sono ideali (circa 8 °C) si ha la germinazione con la produzione di un tubetto premicelico che fora la superficie vegetale. Il micelio quindi si sposta all’interno dei tessuti e comincia la sua attività. Si ha pertanto la produzione di enzimi che, oltre a favorire il nutrimento, inducono le mutazioni fisiologiche nei tessuti parassitati.

Si ha in seguito la liberazione di corpi fruttiferi che formano la patina sulle parti colpite e in particolare sulle foglie.

Dopo la rottura delle gemme e il germogliamento se si hanno temperature inferiori ai 15°C e molte piogge o nebbia persistente (l’alto tasso di umidità deve permanere per almeno un giorno) le spore cominciano a spostarsi e ad annidiarsi in altri organi precedentemente non infettati. Se le temperature si mantengono costantemente al di sotto dei 18°C la malattia è libera di continuare a diffondersi e causare danni sempre più grandi: dalla cascola dei fiori alla mancata allegagione dei frutticini. Le foglie perdono le loro peculiarità e diventano mano a mano più fragili, fino a cadere anzitempo. Nei casi più estremi si può giungere al defogliamento completo dell’interno albero

Infine vi è la fase saprofitaria, cioè la fase in cui il fungo produce i propri frutti (la patina bianca) e si prepara ad affrontare il periodo invernale per tornare a colpire nell’annata a venire.


Condizioni di sviluppo

sviluppo malattie pescoCome abbiamo detto le spore riescono a superare il periodo freddo rifugiandosi in anfratti, in particolar modo nella zone delle gemme, nelle spaccature della corteccia e sulla cima dei rametti.

Lo sviluppo all’inizio della primavera si ha quando vi sono temperature piuttosto basse e una forte umidità ambientale. Se le temperature in febbraio-marzo superano già i 10°C e le piogge/nebbie sono scarse difficilmente vi saranno attacchi precoci.

Se vi è lo sviluppo la sua azione rimane poi costante fino a quando non si superano i 25 °C, anche se le temperature ottimali vanno dai 15 ai 18°C.

Il fungo al raggiungimento dei 30 °C muore e in genere con l’arrivo dell’estate non arreca più danno. Per arrivare a questa fase indenni, però bisogna mettere in campo tutta una serie di strategie atte a ridurre o, ancora meglio, azzerarne l’impatto durante il periodo invernale-primaverile.


Prevenzione e lotta alla bolla del pesco

Purtroppo ancora attualmente non sono disponibili principi attivi capaci di curare la malattia e di bloccarne in maniera potente ed efficace il diffondersi, soprattutto quando le condizioni ambientali risultino estremamente favorevoli. Le strategie che vengono maggiormente adottate sono quelle preventive che si basano sulla lotta all’insediamento delle spore e al tentativo di evitare che riescano a superare l’inverno sui tessuti della pianta.


Tempistiche degli interventi

lotta bolla pesco- Il primo trattamento preventivo “al bruno” va effettuato in autunno inoltrato, quando le piante risultino completamente spogliate dalle foglie

- Si dovrà poi ripetere alla fine dell’inverno (a seconda delle regioni fine gennaio o metà di febbraio)

- Un terzo intervento (consigliabile se vi sono state affezioni gravi negli anni precedenti o se abbiamo piante particolarmente soggette a questa malattia, come le nettarine) va effettuato appena si nota il primo gonfiarsi delle gemme e comunque precedentemente al raggiungimento della fase dei bottoni rosa.

- In caso di gravi attacchi sulla vegetazione è possibile intervenire con dosi blande (0,2% di ziram) due o tre volte nelle fasi di scamiciatura e di accrescimento dei frutti, tenendo presente che questi trattamenti ostacolano il diffondersi della malattia, ma non sono curativi.

Ricordiamoci che perché i trattamenti siano veramente efficaci è necessario che questi asciughino completamente sulla pianta. Questo avviene soltanto se nelle 24 ore successive non si avrà pioggia. Se in questo arco di tempo vi fossero precipitazioni più o meno forti bisognerà ripetere la procedura se si vuole essere sicuri di risultare coperti.

Può rivelarsi molto utile, specie se le infezioni si ripetono anno dopo anno, eliminare in primavera i primi germogli delle piante.

Chiaramente la pulizia del frutteto in autunno o alla fine dell’inverno è basilare. Visto che le spore svernanti sono capaci di rimanere attive sulle foglie a terra e anche sui frutti è bene dedicarsi attentamente alla rimozione di tutto il materiale, compresi i rami derivanti dalle potature. L’ideale è procedere bruciandole. Se il regolamento del nostro comune non lo consente trasportiamo il tutto presso un centro per lo smaltimento del verde.

Per una completa disinfezione si può procedere anche con una vaporizzazione al suolo degli stessi prodotti utilizzati sulle chiome.


Prodotti adatti alla prevenzione

prevenzione bollaAttualmente i prodotti di sintesi più utilizzati risultano lo ziram (dimetilditiocarbammati), la dodina e il captano.

In agricoltura biologica i trattamenti autunnali si effettuano anche con rameici

- Solfato rameico: di solito non viene utilizzato in purezza per la sua fitotossicità e per la sua scarsa persistenza.

- Poltiglia bordolese: in pratica è solfato rameico più o meno neutralizzato tramite aggiunta di idrossido di calcio. Una volta veniva miscelato direttamente, oggi sono disponibili formulazioni pronte che possono tra l’altro essere utilizzate in combinazione con altri principi attivi (per esempio insetticidi) per ridurre il numero di interventi.

- Ossicloruro di rame: è meno tossico del solfato rameico

L’utilizzo di rameici è un’ottima scelta in quanto risultano molto efficaci su questo tipo di patogeni. Possiamo però aggiungere che sono il prodotto d’elezione anche per molte altre affezioni e quindi il loro utilizzo è polivalente aiutandoci a difendere la pianta da diverse fisiopatie con un unico intervento.

Ad alte dosi però, soprattutto per il pesco, il rame risulta fitotossico. È bene quindi utilizzarlo solo a dosi blande durante il periodo invernale e evitarne l’impiego sulla vegetazione.

In agricoltura biologica, non potendo utilizzare prodotti di sintesi, in questa fase si può ricorrere al polisolfuro di calcio. L’utilizzo di altri agrofarmaci durante la primavera e l’estate, soprattutto quelli a base di zolfo (utili per la monilia e l’oidio) hanno il vantaggio di ridurre notevolmente l’inoculo e pertanto risultano un fattore positivo.


Scelta delle varietà

Se nella nostra zona il problema è molto diffuso a causa di fattori climatici predisponenti è bene inserire piante dalla comprovata resistenza e evitare invece varietà particolarmente sensibili come le pesche nettarine o quelle a pasta gialla.



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