Santoreggia

Aromatiche

Santoreggia - Satureja hortensis

Piccola pianta perenne semisempreverde, la santoreggia produce foglie molto aromatiche, e fa fiori in primavera

di Redazione

08 febbraio 2016

Santoreggia

La Santoreggia è una pianta erbacea annuale originaria del bacino Mediterraneo e dell'Asia sud-occidentale. Ha steli verdi, carnosi, ricoperti da piccole foglioline verde chiaro leggermente pubescenti, eretti e molto ramificati; in estate produce moltissimi fiori lilla, di piccole dimensioni. Tende a costituire ampi ciuffi alti circa 30-40 cm. Santoreggia montana è una specie sempreverde, semilegnosa, tappezzante, con fiori lilla, rosa o bianchi; entrambe le specie hanno foglie molto profumate, utilizzate in erboristeria e in cucina, come pianta aromatica, soprattutto con le carni e i salumi, visto il profumo molto intenso. La coltivazione di questa pianta non è particolarmente complicata a patto che si disponga di un buon substrato e del clima ideale. La santoreggia ama infatti esposizioni al sole e temperature elevate, da clima mediterraneo. La sua valenza ornamentale non è particolarmente interessante anche se la pianta ha comunque un buon effetto riempitivo per via del cespuglietto verde che forma. Se abbiamo piantato la santoreggia e la stiamo coltivando a scopo ornamentale e aromatico, avremo una crescita molto prosperosa di questa pianta e dovremo contenere il suo sviluppo con una potatura contenitiva. La potatura servirà per non permettere alle piante di svilupparsi troppo in volume e aiuterà inoltre la Santoreggia a ricacciare, trovando nuova vigoria e prolungandone sensibilmente la durata.

Esposizione

Parlando di esposizione, come accennato la Santoreggia predilige posizioni soleggiate, ma si sviluppa senza problemi anche in ombra parziale; la specie annuale dissecca completamente con l'arrivo dei primi freddi, la Santoreggia montana invece va riparata dal gelo nelle regioni in cui è più intenso e persistente. Non necessita di grandi quantità d'acqua, preferendo la siccità agli eccessi di annaffiature. Una annaffiatura adeguata ne migliora comunque la crescita. La Santoreggia cresce dalle zone costiere sino in montagna a 1500-1600 metri, a patto che l'esposizione sia in pieno sole. Dove le temperature invernali sono troppo basse, la Santoreggia può seccare parzialmente o totalmente durante la stagione fredda, a seconda dell'intensità delle gelate.

LA SANTOREGGIA IN BREVE
Famiglia, genere, specie  Lamiaceae, Satureja, più di 30 specie
Tipo di pianta  Arbusto, annuale o perenne
Fogliame  Da persistente a semipersistente
Altezza e larghezza massime  40 x 20 cm
Coltura  Facile e poco impegnativa
Necessità idriche  bassa
Esposizione  Sole, mezz’ombra
Terreno  Calcareo, povero, sassoso
Umidità del terreno  Secco
Umidità ambientale  Alta (vaporizzare spesso)
Terreno  Acido e drenante: 50% terriccio acidofile e sfagno + 50% perlite
Umidità del terreno  Secco, molto ben drenato
Ph  Da neutro ad alcalino
Crescita  Da media a veloce
Rusticità  Da rustiche a semirustiche le perenni, delicate le annuali
Propagazione  Seme (annuali), divisione, talea, propaggine (perenni)
Utilizzo  Vaso, orto, giardino roccioso, angolo aromatico, zone naturali

Terreno

La Santuregia hortensis Ama i terreni asciutti, sabbiosi o rocciosi, molto ben drenati, non particolarmente ricchi di materia organica; non necessita di fertilizzazioni o di potature. In natura si sviluppa in molte zone mediterranee rocciose o comunque con substrati poveri, dove è in grado di colonizzare in solitudine o con altre specie piccoli pezzi di terreno. Con la santoreggia vanno evitati assolutamente i ristagni idrici che danneggiano molto la pianta. In condizioni di ristagno le radici della santoreggia soffocano nel terreno sommerso ed il rischio di marciumi radicali è molto elevato.

Moltiplicazione

Solitamente la santoreggia si moltiplica per seme, in primavera, e generalmente tende a riseminarsi spontaneamente ogni anno. Se utilizziamo questa pianta in maniera abbondante in cucina, un'ottima soluzione può essere quella di comprare i semi ed allevare le piante dapprima con una semina in semenzaio e successivamente con un trapianto in piena terra o in vaso. Se invece utilizziamo la santoreggia saltuariamente possiamo tranquillamente comprare 1 0 2 vasetti in un vivaio: la crescita e lo sviluppo della pianta saranno sufficienti a rimpiazzare le foglie utilizzate in cucina. Per propagare le varietà annuali è bene procedere per semina, mentre per quelle perenni le vie migliori sono senz’altro la divisione e la talea. Per la semina si procede a metà marzo. Il substrato ideale è composto da terra da giardino mescolata a sabbia e un poco di ghiaia fina. Curiamo attentamente il drenaggio. La germinazione avviene in circa 15 giorni e le piantine raggiungeranno la maturità dopo circa 2 mesi. La divisione si effettua tra marzo e aprile. Si estrae il pane di terra e si divide il cespo in più parti. Reinseriamo solo i getti più giovani e vitali. Talea i risultati migliori si ottengono con rami erbacei prelevati in primavera o semilegnosi, dopo agosto. Devono essere lunghi circa 10 cm e vanno inseriti in una composta molto ben drenata a base di terriccio, sabbia e eventualmente perlite. Teniamo il tutto all’ombra e umidifichiamo di tanto in tanto. La radicazione avviene piuttosto velocemente e potranno essere trapiantate già nell’annata successiva. Propaggine molto comoda quando si vuol far colonizzare un’intera area. È sufficiente incidere la superficie di uno stelo e inserirlo sotto la superficie del terreno, bloccandolo con del filo di ferro. La radicazione può avvenire in tempi più o meno brevi. In seguito la piantina ottenuta potrà essere staccata dalla madre e spostata eventualmente in un’altra zona.

Parassiti e malattie

Per quanto riguarda la salute, la Santoreggia è una pianta molto rustica, che non viene colpita da parassiti o da malattie.

Specie e varietà

Come abbiamo detto la Satureja Montana è la più conosciuta e la più facile da reperire in commercio. Esistono però più di trenta specie diverse, annuali o perenni: diverse risultano interessanti per il collezionista perché possiedono un corredo aromatico varigato. Santoreggia annua o estiva (Satureja hortensis): specie annuale o perenne di breve durata. Forma un bel cespuglio a foglia persistente alto fino a 40 cm. Resiste agevolmente fino a -10°C, in particolare in ambiente secco. Ha un profumo simile a quello del timo e si abbina perfettamente a piatti di carne e pesce. Satureja douglasii pianta annuale poco rustica proveniente dal continente americano. Produce lunghi steli impiegabili come rampicanti o decombenti in cestini. Vuole esposizione ombrosa e atmosfera umida. Ha un sapore delicatamente mentolato. Satureja spicigera o reptans, perenne resistente. Ha portamento coprisuolo e trova buone applicazioni anche come ornamentale, specialmente nel giardino roccioso. Vuole terreno calcareo molto ben drenato. Molto rustica e con fogliame persistente, ha un aroma più pungente e pepato, adatto a carne, pesce, salse e sughi. Satureja thymbra di origine nordafricana, ha aroma intensissimo e pungente. Ha portamento strisciante ed è tendenzialmente perenne. Rifugge gli inverni freddi e umidi e necessita assolutamente di suolo drenante e calcareo.

Cure colturali

- Se ben posizionata la santoreggia montana è piuttosto autonoma e richiede pochi interventi di manutenzione. - Alla fine dell’inverno è bene sarchiare il terreno circostante per renderlo permeabile e favorire il naturale diffondersi della pianta, che generalmente avviene tramite propaggine. - Eliminiamo le infestanti. - A fine febbraio-inizio marzo accorciamo i rami a circa 10 cm dal suolo per favorire la ripresa vegetativa e il rinnovo del fogliame e del cespo. - Le piante in piena terra raramente richiedono irrigazioni, se non in caso di lunghissima siccità estiva ed esposizione assolata, specialmente nelle regioni meridioni. - In vaso è bene intervenire un poco più frequentemente, accertandosi però sempre che il substrato risulti prima totalmente secco. Evitiamo assolutamente l’uso di sottovasi. - Se viviamo in zona climatica particolarmente rigida può essere utile una pacciamatura invernale a base di foglie o paglia.

Raccolta

La raccolta delle foglie di santoreggia può essere effettuata durante tutto il corso dell’anno. L’ideale è tuttavia procedere durante le prime ore del mattino: sono da preferire le foglie emesse prima della fioritura oppure i capolini apicali corredati da boccioli appena aperti. Per averne sempre a disposizione è possibile ricorrere all’essicazione. Questa può essere effettuata all’ombra, in un’area secca e ventilata. È bene raccogliere dei rametti e creare piccoli mazzi da appendere al contrario. In alternativa si può utilizzare il forno di casa a temperature molto basse o gli appositi essiccatori elettrici. Infine si ridurranno le foglie in polvere con un mixer e si pone il tutto in vasetti chiusi ermeticamente, tenuti al buio.

Cucina ed erboristeria

La santoreggia è conosciuta dall’antichità in quanto originaria del bacino del Mediterraneo: i Romani ne facevano ampio uso. Oggi viene impiegata in particolar modo in abbinamento a carne e pesce, ma si sposa anche alle verdure crude o cotte. Essiccata dona aromaticità ai salumi. Mescolata ad altre aromatiche ed officinali trova largo impiego in tisane e decotti. Entra spesso nella composizione di tisane digestive. Grazie alle sue qualità di blando antisettico aiuta a combattere infiammazioni dell’apparato digestivo e respiratorio.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra Santoreggia annua e Santoreggia montana?
    La Santoreggia annua (Satureja hortensis) è una pianta erbacea annuale che tende a disseccare completamente con l'arrivo del freddo, pur resistendo fino a -10°C in ambiente secco. La Santoreggia montana (Satureja montana), invece, è una specie perenne, semisempreverde e semilegnosa, capace di sopravvivere agli inverni purché protetta dai geli più intensi nelle regioni fredde. Entrambe producono fiori lilla e foglie profumate, ma la montana mantiene il fogliame per più anni e ha un portamento più cespuglioso e legnoso alla base.
  • Come devo annaffiare la Santoreggia per evitarne la morte?
    La Santoreggia ama la siccità e teme fortemente i ristagni idrici, che causano rapidamente il marciume radicale. Annaffia solo quando il terreno è completamente asciutto, specialmente in estate. In piena terra, le piogge naturali sono spesso sufficienti, mentre in vaso controlla l'umidità con maggiore frequenza, evitando sempre di lasciare acqua nel sottovaso. Una corretta aerazione del substrato è fondamentale per garantire il drenaggio necessario alla sopravvivenza della pianta.
  • Quando e come si raccoglie meglio il fogliame per l'uso culinario?
    Il momento ideale per la raccolta è nelle prime ore del mattino, quando il contenuto di oli essenziali è massimo. Preferisci le foglie prodotte prima della fioritura o i capolini apicali con boccioli appena aperti. Puoi raccogliere tutto l'anno, ma la produzione è massima in primavera ed estate. Per conservarla, essicca i rametti al buio e all'aria aperta o usa un essiccatore a bassa temperatura, poi conserva le foglie intere o polverizzate in vasetti ermetici al riparo dalla luce.
  • In quali piatti di cucina si abbina meglio la Santoreggia?
    Grazie al suo aroma intenso, simile al timo ma più pungente, la Santoreggia è eccellente con carni rosse, selvaggina e salumi, dove aiuta a digerire le proteine animali. Si abbina bene anche al pesce, alle uova e alle verdure cotte o crude. Nella tradizione mediterranea è usata per aromatizzare fagioli, legumi e zuppe. Essiccata, conferisce un profumo unico ai salumi e alle preparazioni a base di carne macinata.
  • È vero che la Santoreggia ha proprietà medicinali? Quali?
    Sì, la Santoreggia è utilizzata in erboristeria per le sue proprietà digestive e blando antisettiche. Le infusioni o i decotti di foglie aiutano a contrastare gonfiori addominali, flatulenze e infiammazioni dell'apparato digerente. Grazie ai suoi composti aromatici, può essere utile anche per lenire lievi irritazioni dell'apparato respiratorio. Tuttavia, come per qualsiasi rimedio fitoterapico, è consigliabile consultare un professionista sanitario prima di un uso terapeutico regolare.

Scheda Tecnica

Satureja hortensis / Satureja montana

Nome scientificoSatureja hortensis / Satureja montana
FamigliaLamiaceae
Tipo di piantaEracea annuale o arbusto perenne semisempreverde
OrigineBacino Mediterraneo e Asia sud-occidentale
EsposizionePieno sole o mezz'ombra
TerrenoCalcereo, povero, sassoso, molto ben drenato
IrrigazioneScarsa; evitare ristagni idrici
FiorituraPrimavera-Estate (fiori lilla, rosa o bianchi)
Altezza30-40 cm
ConcimazioneNon necessaria (terreni poveri)
PotaturaTaglio drastico a fine inverno/inizio primavera per rinnovare il cespo
MoltiplicazioneSemina (primavera), talea, divisione dei cespi, propaggine
Malattie e parassitiGeneralmente rustica, immune a parassiti comuni; rischio marciume radicale se ristagna acqua
Difficoltà di coltivazioneColtivazione facile e poco impegnativa

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