equiseto

Piante acquatiche

Equiseto

Pianta acquatica ed officinale, diffusa in Italia anche in natura, allo stato selvatico; si sviluppa sul bordo dei fiumi, particolare lo sviluppo dei fusti

di Redazione

18 gennaio 2016

Equiseto

Pianta acquatica sempreverde diffusa in gran parte dell'emisfero boreale. Produce grossi rizomi sotterranei che si sviluppano costituendo ampie colonie; dalle radici carnose si dipartono sottili fusti eretti, alti anche 120-150 cm, caratterizzati da una fascia argentata, seguita da una scura, agli internodi, che segnano vistosamente la superficie ruvida, verde brillante dei fusti; talvolta presentano brevi ramificazioni agli internodi, dove spesso sono anche presenti foglie arrotolate lungo il fusto. Sui fusti in estate sono presenti corte spighe ovali che portano le spore. L’equisetum è una pianta molto diffusa in tutti gli ambienti caratterizzati da alta umidità del suolo. Alcune specie appartenenti a questo genere sono considerate per lo più delle infestanti (come l’equisetum arvensis). Altre, come l’equisetum hyemale, comune anche allo stato spontaneo, sono invece impiegate con successo nella realizzazione di zone umide all’interno dei giardini. Gli alti steli eretti, che crescono molto fitti, sono belli in ogni stagione, grazie alla loro colorazione verde vivace che permane anche in inverno. La verticalità, inoltre, è un elemento in grado di creare un gradevole contrasto con altre foglie più ampie ed arrotondate, donando un aspetto moderno e “architettonico” agli spazi all’aperto.

Esposizione

L'equiseto cresce senza problemi sia al sole, sia all'ombra; preferendo comunque luoghi luminosi. Non teme il freddo e infatti si trova anche allo stato selvatico in molte regioni della penisola italiana; volendo si può coltivare anche in appartamento, mantenendola in vasi colmi di acqua. L’equiseto invernale cresce bene in terreni piuttosto ricchi, ma leggeri, con un pH da neutro a subacido. Potendo scegliere l’ideale sono quelli dove la sabbia risulti predominante. Elemento indispensabile è l’umidità a livello delle radici. Possiamo scegliere di inserirlo sulle sponde di uno specchio d’acqua, oppure all’interno. Le radici crescono ottimamente quando sono immerse a circa 10 cm dalla superficie. Non è esigente per quanto riguarda l’esposizione. Certamente la crescita è più vigorosa in pieno sole (avendo a disposizione molta acqua) o a mezz’ombra, ma un’ombra luminosa non sarà causa di deperimento.

Terreno

Queste piante amano le zone umide, gli stagni e le marcite, dove l'acqua è abbastanza bassa e ferme; sono molto adatte ad essere piantate sulle rive di piccoli giardini acquatici. Non necessitano di fertilizzazione, e preferiscono terreni abbastanza ricchi e profondi. Data la rapida e notevole crescita dei rizomi sotterranei è opportuno limitarne lo sviluppo estirpandone periodicamente una parte, per evitare che divengano infestanti.

L’EQUISETO D’INVERNO IN BREVE
Tipo di pianta  Perenne erbacea, sempreverde
Altezza/larghezza  Fino a 60 cm/fino a 40 cm
Coltura  Molto rustico
Manutenzione  bassa
Necessità idrica  alta
Crescita  Veloce/invasiva
Rusticità  Molto rustica
Esposizione  Pieno sole, mezz’ombra, ombra luminosa
Terreno  Sabbioso, ricco
pH  Da neutro a subacido
Propagazione  Divisione del rizoma
Uso  Sul bordo o sulla riva di specchi d’acqua, in vasi con riserva idrica
Messa a dimora  Autunno-primavera

Moltiplicazione

questa pianta, come le felci o i funghi, si riproduce liberando nell'aria delle spore; per la difficoltà di reperimento e di utilizzo delle spore stesse solitamente si procede alla propagazione dell'equiseto per divisione dei cespi di rizomi. È sufficiente dissotterrare le radici e prelevarne una parte con un coltello affilato, la nuova pianta così ottenuta va subito posta a dimora.

Parassiti e malattie

Queste piante sono molto rustiche e difficilmente vengono attaccate da parassiti o da malattie.

Origini e diffusione Equiseto

L’equisetum hyemale (equiseto d’inverno o rasperella) è una pianta molto diffusa come endemica in tutto il nostro continente, anche se è più facile trovarlo nei paesi dell’Europa settentrionale e orientale. Si può tuttavia riscontrare anche in altre aree del globo, come nel continente americano e asiatico, in particolare dove il clima risulti temperato. Per svilupparsi e diffondersi richiede un ambiente umido con suolo sabbioso e piuttosto povero, dal piano fino anche a più di 2500 m sul livello del mare. Risulta infatti molto resistente alle basse temperature, mantenendo, tra l’altro, gli steli intatti e sempre di un bel colore acceso. Non è raro che riesca a sopravvivere anche in piccoli bacini d’acqua, dove la superficie risulti completamente ghiacciata. Proprio per questa ragione il suo nome è equiseto d’inverno, per distinguerlo da altre specie (come l’arvensis) che, durante la stagione fredda, perdono completamente la parte aerea.

Caratteristiche equiseto

La parte ipogea è composta da lunghi rizomi da cui si dipartono, da ogni nodo, steli sotterranei (anch’essi dotati di radici) e steli aerei. Proprio questa struttura è la causa della sua incredibile resistenza e capacità di colonizzare ampie aree. Gli steli non sono ramificati, ma appaiono spessi e rigidi, di un bel verde scuro luminoso. Possono raggiungere i 60 cm di altezza. Sono circondati, a distanza regolare (da 3 a 10 cm) da anelli color crema e nero. Questo li rende simili, dal punto di vista estetico, al bambù. Una caratteristica interessante è la forte concentrazione di silicio al loro interno che li rende molto rigidi e particolarmente resistenti ai diserbanti (che non riescono a penetrare in profondità). In passato questa peculiarità veniva sfruttata in svariati modi. Era molto comune impiegarli al posto della carta vetrata, per levigare o lucidare manufatti in legno o metallo.

L’equiseto come “pianta fossile”

Gli equiseti, a differenza della maggio parte delle piante, non producono né infiorescenze né semi. Questo perché si sono evoluti pochissimo dal momento della loro comparsa (circa 400 milioni di anni fa). La grande famiglia delle Equisetaceae era un tempo molto diffusa, soprattutto durante il periodo Carbonifero. Ne facevano parte specie di grandi dimensioni che arrivavano a formare vastissime foreste. Le specie rimaste oggi sono più contenute, ma la maniera di diffondersi è rimasta la stessa, molto simile anche a quella delle felci (altre piante molto antiche). Producono in cima ad alcuni specifici steli dei coni il cui colore va dall’arancione al marrone scuro, in corrispondenza della primavera e dell’estate. Vengono detti stroboli: rilasciano nell’aria delle spore che saranno poi fecondate nel momento in cui toccheranno terra o entreranno nell’acqua.

Specie o varietà Descrizione Altezza Coltivazione Caratteristiche
 Equisetum hyemale  Erbacea con steli sempreverdi Portamento eretto con anelli bianchi e neri e stroboli arancioni  60 cm  Fino a 10 cm di profondità Suolo umido  Ideale per giardini orientali o architetturali Molto robusto e rustico Meno invasivo di altri
 Equisetum hyemale 'Japonicum'  Molto simile al precedente, ma di un verde più tenue. Gli steli appassiscono quando si raggiungono i -10°C  Fino a 90 cm  Sopporta suoli leggermente calcarei  Molto simile al precedente, ma con sfumature aranciate in inverno.
 Equisetum hyemale var. robustum  Steli semipersistenti, fino a -10°C Gli steli giovani hanno gli anelli leggermente rosati  Fino a 120 cm  Molto invasivo Ideale per la riva  Più alto e robusto della specie
 Equisetum scirpoides  Molto rustico Pianta nana, ma che si espande velocemente  Fino a 15 cm  Substrato acido, anche a più di 10 cm di profondità  Tappezzante per piccoli specchi d’acqua Sopporta il ghiaccio
 Equisetum camtschatcense  Rustico e sempreverde  Fino a 150 cm  Vuole suolo sempre ben umido Molto invasivo  Molto grande Adatto a composizioni floreali
 Equisetum fluviatile  Rustico fino a -10°C Steli fini verde chiaro, meno rigidi  Fino a 60 cm  Molto invasivo, va contenuto efficacemente  Meno architetturale I getti giovani sono aranciati
 Equisetum telmateia  Rustico fino a -10°C, poi caduco Simile all’arvensis, ma più rigido e spesso Produce steli sterili in estate, con diramazioni  Fino a 120 cm  Molto invasivo Adatto a grandi specchi d’acqua  Molto decorativo per il colore bianco dei suoi steli e l’abbondanza di steli secondari che danno all’insieme un aspetto piumoso

Utilizzi equiseto

Un tempo l’equiseto non era assolutamente considerato una pianta decorativa, data la sua diffusione, anche eccessiva, allo stato spontaneo. La tendenza si è invertita quando si sono diffusi i giardini ad ispirazione orientale, in stile giapponese o zen. Si cominciò ad apprezzarne l’ estetica sobria e al contempo molto architetturale. Era inoltre molto semplice da inserire in spazi contenuti, ma da riempire velocemente, e bisognosi di ornamento in ogni stagione . La sua presenza è diventata addirittura indispensabile nell’ambito di zone acquatiche o palustri. Crea bei contrasti quando viene abbinato alle felci o alle soleirolie, che condividono le stesse esigenze di suolo ed esposizione. È per di più un’ottima soluzione per capienti vasi su balconi o terrazzi, dall’aspetto contemporaneo, a patto che risultino a tenuta d’acqua.

Messa a dimora

L’inserimento di questa pianta può essere effettuato in primavera o in autunno. La prima opzione è da preferire nel caso viviamo in una zona con inverni freddi. Sulla riva di un laghetto è bene impiantare fino a 5 esemplari per m2: in questa maniera si otterrà, in breve tempo, un cespuglio denso e molto decorativo In acqua invece è bene inserire le piantine in appositi vasi riempiti con terriccio adatto. Inseriamoli ad una profondità massima di 10 cm. La densità ideale è sempre di 5 esemplari a m2. In vaso optiamo per un contenitore profondo e largo almeno 40 cm. In commercio si trovano prodotti studiati appositamente, muniti sul fondo di una grande riserva d’acqua. Riempiamo lo spazio rimanente con terriccio per piante verdi addizionato di abbondante sabbia. Trattandosi di una pianta fortemente invasiva è, in piena terra, caldamente consigliato approntare delle barriere (profonde almeno 30 cm nel terreno) che blocchino l’espansione dei rizomi.

Cure colturali

È un vegetale piuttosto autonomo. Per preservarne la bellezza è consigliato dedicarsi di tanto in tanto all’eliminazione degli steli storti, danneggiati o secchi, tagliando a circa 10 cm dalla base. Controlliamo inoltre sempre che gli esemplari non escano dalla zona che abbiamo assegnato loro.

Propagazione

Come abbiamo detto gli equiseti non producono semi. L’unica maniera pratica di ottenere piante nuove è dedicarsi alla divisione dei rizomi. Bisogna estrarre l’apparato radicale e ricavarne delle sezioni dotate ognuna di radici e di steli. Questa operazione si effettua di solito in primavera o in estate, evitando però i mesi più caldi.

Varietà

L’equiseto d’inverno è la specie che si trova più facilmente in commercio. Visto l’apprezzamento che ha trovato questa pianta negli ultimi anni i ricercatori hanno però selezionato e inserito in catalogo varietà altrettanto interessanti che vale la pena di prendere in considerazione nel momento in cui progettiamo il nostro specchio d’acqua. Alcuni sono dotati solo di steli nudi, altri ne sviluppano di secondari dando all’insieme un aspetto “vaporoso”.

Altri utilizzi equiseto

Dagli equiseti, e in particolare dal comunissimo equisetum arvensis, si può ottenere un estratto da impiegare come concime per le piante. Il forte tenore in silicio, infatti, è di aiuto per le piante deboli o debilitate. Si procede facendo macerare un kg di steli in dieci litri di acqua piovana per circa due settimane. Pare sia anche efficace per prevenire l’avvento di crittogame.

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Domande frequenti

  • L'equiseto è dannoso per il giardino?
    L'equiseto non è tossico per gli esseri umani o gli animali domestici, ma è considerata una pianta infestante a causa della sua straordinaria capacità invasiva. I rizomi sotterranei si espandono rapidamente, formando dense colonie che possono soffocare altre piante vicine. Per questo motivo, è fondamentale contenere la sua crescita utilizzando barriere interrate profonde almeno 30 cm o coltivandolo in vasi a tenuta d'acqua. Se lasciato libero, può diventare difficile da eliminare una volta stabilito.
  • Come posso impedire all'equiseto di invadere tutto il mio giardino?
    Il metodo più efficace per controllare l'equiseto è l'uso di barriere fisiche. Prima della messa a dimora, installa una pellicola o un telo geotessile resistente interrato per almeno 30 centimetri, creando un vero e proprio contenitore per i rizomi. Un'altra strategia valida è la coltivazione in vasi capienti (almeno 40 cm di larghezza) con riserva idrica sul fondo, posizionati direttamente nello stagno o su superfici impermeabili. Controlla regolarmente i bordi e rimuovi manualmente qualsiasi germoglio che tenti di uscire dall'area delimitata.
  • Posso usare l'equiseto come fertilizzante naturale per altre piante?
    Sì, l'equiseto è eccellente per preparare un macerato utile come bio-stimolante e fungicida preventivo. Il forte contenuto di silicio rafforza le pareti cellulari delle piante, rendendole più resistenti a muffe e crittogame. Prepara il preparato macerando 1 kg di steli freschi o secchi in 10 litri di acqua piovana per circa due settimane. Filtra il liquido e diluiscilo secondo le indicazioni del produttore (solitamente 1-2%) irrorandolo sulle foglie delle piante deboli o a rischio di attacchi fungini.
  • Qual è la differenza tra Equisetum hyemale e Equisetum arvensis?
    La principale differenza sta nella portatura e nell'uso ornamentale. L'Equisetum hyemale (equiseto d'inverno) presenta steli eretti, robusti, sempreverdi e privi di ramificazioni laterali, conferendo un aspetto architettonico e ordinato, ideale per giardini orientali o moderni. L'Equisetum arvensis, invece, ha steli più fragili, ramificati e di colore verde pallido; è generalmente considerato un'erba infestante aggressiva nei prati e aiuole, mentre l'hyemale è preferito per la sua estetica sobria e la minore invasività relativa rispetto ad altre specie.
  • In che periodo è meglio piantare l'equiseto?
    Il periodo ottimale per la messa a dimora dell'equiseto è l'autunno o la primavera. In climi con inverni molto rigidi, la primavera è preferibile per permettere alla pianta di attecchire prima del freddo. La propagazione avviene tramite divisione dei rizomi: basta prelevare porzioni di apparato radicale dotate di gemme e interrarle immediatamente in un substrato umido e sabbioso. Evita i mesi estivi troppo caldi per ridurre lo stress della pianta durante il trapianto.

Scheda Tecnica

Equisetum hyemale

Nome scientificoEquisetum hyemale
FamigliaEquisetaceae
Tipo di piantaPerenne erbacea, sempreverde
OrigineEmisfero boreale, Europa settentrionale/orientale, America, Asia
EsposizionePieno sole, mezz'ombra, ombra luminosa
TerrenoUmido, sabbioso, ricco, pH neutro-subacido
IrrigazioneAlta, radici immerse o substrato costantemente bagnato
FiorituraAssente (produce sporangi/stroboli primaverili/estivi)
Altezza60-120 cm (varia in base alla varietà)
ConcimazioneNon necessaria
PotaturaEliminare steli secchi/danneggiati a 10 cm dalla base
MoltiplicazioneDivisione dei rizomi (primavera/estate)
Malattie e parassitiRaramente colpito da parassiti o malattie
Difficoltà di coltivazioneFacile (ma attenzione all'invasività dei rizomi)

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