Agnocasto

Piante da Giardino

Agnocasto

Particolare arbusto, che produce in estate lunghe spighe di fiori color blu cielo, molto vistose; particolarmente rustico, l'agnocasto o vitex si utilizza nelle siepi fiorite per dare colore e volume

di Redazione

19 ottobre 2015

Generalità

Piccolo albero o grande arbusto a foglie caduche, originario dell’Europa e dell’Asia; gli esemplari adulti possono raggiungere i 3-4 metri di altezza, ma è possibile contenerne la crescita con interventi di potatura annuali, da praticarsi durante l’inverno, tali potature sono consigliabili anche per mantenere l’arbusto compatto, evitando che perda ramificazioni nella parte bassa. Ha fusti sottili, ben ramificati, spesso rivolti verso l’alto, talvolta arcuati; il fogliame ricorda la cannabis, essendo palamto, con foglioline lanceolate, rugose, di colore verde scuro o verde grigiastro. In primavera inoltrata all’apice dei nuovi rami sbocciano numerosi piccoli fiori, riuniti in pannocchie, di colore blu cielo; la fioritura continua sporadicamente fino ai freddi autunnali. Ai fiori seguono piccoli frutti tondeggianti, leggermente carnosi, che contengono alcuni semi sferici, di colore scuro. Il fogliame dell’agnocasto è molto aromatico, ed anche i fiori sono profumati ed attirano le farfalle. Esistono varietà dai fiori di colore bianco, lilla o porpora, anche se generalmente le varietà più coltivate hanno fiori azzurri. Questa pianta viene utilizzata da millenni anche nella medicina popolare ed in erboristeria.

Vitex

La specie più nota di questo genere è senza dubbio l’Agnocasto, una pianta considerata aromatica. È infatti conosciuta anche come “albero del pepe” o “pepe dei monaci” e fin dall’antichità è stata ampiamente utilizzata e conseguentemente coltivata per le sue doti medicamentose. Il nome del genere deriva dal latino (come quello della vite) e significa “intrecciare”. Fa riferimento probabilmente ai rami dell’arbusto che risultano molto sottili e flessibili. In antichità, e ancora oggi in alcune località, venivano utilizzati per la produzione di cestini o sedie. Il nome agnos invece gli deriva dalla sua ipotetica capacità anafrodisiaca, quindi utile per far mantenere alle fanciulle la verginità: unisce infatti l’alfa privativo a gonos cioè “senza figli”. Ancora oggi in inglese viene chiamato tree of chastity per ricordare l’usanza greca di spargere le foglie profumate della pianta sui letti delle più fiovani durante le feste in onore di Cerere. Pare inoltre che anche i semi avessero la proprietà di calmare gli ardori della giovinezza, sia nell’uomo, sia nella donna.

Famiglia e genere   Verbenaceae, gen. Vitex agnus castus
Tipo di pianta  Arbusto fino a 4 metri di altezza con fogliame caduco
Esposizione  Pieno sole, mezz’ombra
Rustico  Piuttosto rustico (fino a -15°C)
Terreno  Non esigente, ben drenato
Colori  Viola, blu, rosa, bianco
Irrigazione  Solo i primi anni o in caso di siccità molto prolungata
Fioritura  Da giugno a ottobre, a seconda dell’esposizione e del clima
Concimazione  Stallatico in autunno, fertilizzante granulare in primavera

Esposizione

Questo arbusto è rustico e resistente, predilige posizioni soleggiate, ma può anche essere posto a dimora in luogo semi ombreggiato, mentre un’esposizione scarsamente luminosa causa una fioritura incospicua. Non teme il freddo e può essere coltivato all’aperto anche nelle regioni con clima invernale molto rigido. L’esposizione ideale per la vitex è senza dubbio il pieno sole. In questa condizione sicuramente riuscirà a fiorire abbondantemente ed è possibile che continui ad emettere steli fin’anche all’autunno. Ad ogni modo tollera piuttosto bene pure l’ombra parziale senza che la fioritura ne risenta troppo. Teniamo però presente che più viviamo a Nord e più sarà consigliabile una posizione soleggiata, mentre nelle regioni meridionali quella condizione non risulterà imprescindibile.

Descrizione

L’agnocasto (in latino vitex agnus castus) è un arbusto a foglia caduca appartenente alla famiglia delle Verbenaceae. Al genere vitex appartengono in realtà più di 200 specie di alberi o arbusti provenienti per la maggior parte dal bacino del Mediterraneo o da aree tropicali. L’agnocasto è in particolare originario di tutte le regioni costiere del Mediterraneo e del vicino Oriente, di preferenza luoghi umidi, molto spesso condividendo l’areale con le tamerici. Un tempo non era difficile trovarlo sulle rive dei fiumi. Negli ultimi anni però sia il disboscamento sia le pratiche di pulizia dell’alveo dei corsi d’acqua hanno reso molto più raro questo incontro. È un arbusto diffuso (o alle volte piccolo albero) poco compatto, con foglie opposite, composte da 5 o 7 frammenti lanceolati disposti a raggio. Il colore può andare dal verde intenso fino al grigiastro-glauco. I fiori, di lunga durata e molto profumati, sono raccolti in infiorescenze a pannicolo, erette e sottili, lunghe circa 15 cm, alle volte ramificate, sui rami dell’anno. Fanno la loro comparsa dall’inizio alla fine della primavera anche se non è particolarmente raro che la pianta continui a produrne di nuovi, in maniera meno accentuata, anche fino all’autunno. La specie porta fiori di color viola-lilla, ma vi sono anche cultivar con infiorescenze bianche, rosa o blu. Se lasciati sulla pianta portano allo sviluppo di frutti a bacca di color nero, che ne contengono i semi. Proprio questi sono diventati molto popolari in ambito farmacologico e fitoterapico prendendo infatti il nome di “falso pepe” o “pepe dei monaci”. Sono dotati di un sapore molto forte, mentre le foglie e i fiori emanano un aroma che risulta gradevole sia per l’uomo sia per gli insetti. È infatti una pianta molto adatta ad attirare api e farfalle.

Annaffiature

L’agnocasto tende ad accontentarsi delle piogge, anche se è consigliabile annaffiare sporadicamente gli esemplari da poco posti a dimora, durante i mesi caldi; può essere necessario intervenire fornendo acqua durante periodi particolarmente siccitosi. A fine inverno si sparge ai piedi dell’arbusto del concime granulare a lenta cessione o dello stallatico maturo, interrando leggermente il composto. L’agnocasto ama i terreni freschi; generalmente però, dopo qualche anno di vita, tende a diventare molto autonomo e sarà quindi superfluo un nostro apporto idrico. Il consiglio è di intervenire durante i primi due anni dalla messa a dimora con irrigazioni abbondanti ma molto distanziate una dall’altra. In questa maniera la pianta sarà stimolata alla formazione di un apparato radicale profondo e ben ramificato, capace di sopportare anche la più perseverante siccità estiva. Conseguentemente su di una pianta adulta è consigliabile intervenire soltanto in caso di carenza prolungata di precipitazioni, soprattutto se notiamo un’evidente sofferenza.

Terreno

Porre a dimora in terreno molto ben drenato, evitando ristagni idrici; qualsiasi terreno può essere indicato per l’agnocasto, anche la comune terra da giardino. Si tratta di un arbusto molto tollerante in fatto di substrato e generalmente non ha difficoltà ad adattarsi e crescere in diverse condizioni. Sicuramente perché cresca al meglio dobbiamo garantirgli un habitat simile a quello in cui si trova in natura, quindi un suolo fresco, ma ben drenato, con una buona quantità di sabbia silicea e ghiaia. Potrebbe avere qualche problema con terreni troppo pesanti e compatti. Questi infatti possono causare asfissia radicale o marciumi. In quel caso sarà bene intervenire al momento della messa a dimora creando sul fondo un buon strato drenante a base di ghiaia e possibilmente mescolando al terriccio una discreta quantità di sabbia e ammendante col fine di alleggerirla.

Moltiplicazione

I piccoli semi scuri si seminano in primavera o in autunno; ricordiamo che le giovani piante ottenute da seme andranno poste a dimora soltanto dopo un paio di anni di coltivazione in luogo riparato. Durante l’estate è possibile prelevare talee semilegnose dai rami che non hanno portato fiori. Se si vogliono ottenere nuove piantine si può procedere sia tramite seme sia tramite talea. Nel primo caso bisognerà prelevare i frutti ormai appassiti e ricavarne i semi dal loro interno. Possono essere messi a dimora sia in autunno sia in primavera, ma sempre in serra calda, con almeno 18-20°C costanti. La germinazione avviene generalmente in poche settimane, ma lo sviluppo iniziale delle piantine è piuttosto lento. Sarà bene quindi tenerle in vaso in una collocazione riparata fino almeno alla seconda primavera. Si potranno poi trasferire alla dimora definitiva. La talea si deve effettuare prelevando segmenti semilegnosi di circa 20 cm con qualche foglia apicale alla fine dell’estate e ponendoli in un composto molto leggero e drenante, per esempio di sabbia e perlite. Andranno mantenute sempre umide e in una zona calda, ma piuttosto ombreggiata. L’ideale per favorire la radicazione è coprirle con un sacchetto di plastica trasparente ricordandosi di arieggiare almeno una volta al giorno per scongiurare l’instaurarsi di muffe. Una volta che la piantina comincia a vegetare e l’apparato radicale sia ben sviluppato si può trasferire il tutto in un substrato più ricco e procedere con successive potature per sostenere l’accestimento dell’esemplare.

Parassiti e malattie

un terreno scarsamente drenante o piogge estive moto cospicue possono favorire l’insorgenza di marciumi radicali. Si tratta di un arbusto molto sano che raramente viene attaccato da insetti o da altri patogeni. Come abbiamo detto bisogna soltanto prestare particolare attenzione al substrato nel caso si rivelasse particolarmente pesante. In quella eventualità è di capitale importanza procedere con una messa a dimora che consenta un ottimale sgrondo delle acque.

Rusticità

L’agnocasto è un arbusto piuttosto resistente al freddo. Di solito non ha problemi fino a -15°C ed è di conseguenza adatto a tutto il territorio nazionale, con l’eccezione delle aree montane al di sopra degli 800 metri. Teniamo ad ogni modo presente che è una pianta che ama il caldo e riesce a dare il meglio soprattutto sulle coste o nel Centro-Sud.

Concimazione

Per avere fioriture abbondanti e colorate è bene intervenire almeno due volte all’anno: la prima all’arrivo dell’inverno, quindi in ottobre-novembre, spargendo una buona quantità di stallatico sfarinato maturo (oppure pellettato) in maniera da coprire il piede della pianta. Durante la stagione fredda, grazie alle precipitazioni, il prodotto penetrerà nel terreno arricchendolo, alleggerendolo e rendendolo più vitale. L’inizio della primavera sarà il momento giusto per spargere invece qualche manciata di concime granulare a lenta cessione (caratterizzato di una buona quantità di fosforo e potassio). Questo e ciò che è rimasto dello stallatico, andranno inglobati al terreno tramite una leggera zappettatura.

Potatura

Una delle poche cure che richiede questa pianta è proprio la potatura. Visto che si tratta di un arbusto che fiorisce su rami dell’anno il nostro obiettivo sarà incentivare il più possibile la creazione di branche nuove. Si procederà conseguentemente con tagli piuttosto drastici, lasciando al massimo due o tre gemme dal basso, in febbraio-marzo. Questo lavoro ci aiuterà anche a mantenere una forma compatta, incoraggiando la crescita di nuovi rami sia nella parte alta sia nella parte bassa.

Varietà

Tra le cultivar di vitex agnus castus più interessanti, oltre alla specie, possiamo segnalare: - Latifolia che può raggiungere i 3 metri di altezza, con fiori blu. È caratterizzata da foglie e pannicoli più grandi rispetto a quelli della specie. - Rosea con fiori rosa, alta fino a 3 metri - Alba con infiorescenze bianche, anch’essa fino a 3 metri. In coltivazione, molto più raramente, si trova anche la vitex negundo. Proveniente dalla Cina è simile all’agnus castus; caratterizzata da foglie digitate è però più piccola, aggraziata e con una vegetazione di un verde più chiaro. I racemi si sviluppano sui rami dell’anno e recano anch’essi fiori violetti. Adatto a giardini di piccole dimensioni e anche a grandi vasi.

Utilizzi terapeutici

L’agnocasto è utilizzato in medicina ed erboristeria per le sue molte qualità medicamentose. La polvere che si ricava dalle sue bacche essiccate può avere effetti sul sistema endocrino, in particolare sull’ipofisi. Viene consigliato per alleviare i dolori mestruali, per regolarizzare la comparsa del ciclo femminile, per rendere meno fastidiosi i sintomi legati alla menopausa (quali irritabilità, tensione mammaria e addominale, sensazione improvvisa di calore).

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Domande frequenti

  • Quando e come potare l'agnocasto per favorire la fioritura?
    La potatura va effettuata a fine inverno, tra febbraio e marzo, poiché l'agnocasto fiorisce sui rami dell'anno. È consigliabile eseguire tagli drastici, lasciando solo due o tre gemme alla base del fusto. Questo intervento stimola la nascita di nuovi rami vigorosi, mantiene la pianta compatta e previene la perdita di ramificazione nella parte inferiore. Una potatura regolare garantisce anche una fioritura abbondante e continua fino all'autunno.
  • Qual è l'esposizione ideale per il Vitex agnus-castus?
    L'esposizione perfetta è il pieno sole, condizione che assicura la massima fioritura e uno sviluppo ottimale. Tuttavia, la pianta tollera bene anche la mezz'ombra, purché non sia eccessivamente ombreggiata. Nelle regioni settentrionali dal clima più rigido, il sole diretto è fondamentale per la salute della pianta, mentre al Sud la mezz'ombra è generalmente sufficiente senza compromettere significativamente la produzione floreale.
  • Come si moltiplica correttamente l'agnocasto?
    Si può moltiplicare per seme o per talea. I semi vanno seminati in primavera o autunno in serra calda (18-20°C); le piantine richiedono due anni di crescita in vaso prima della messa a dimora definitiva. Alternativamente, in estate si prelevano talee semilegnose di circa 20 cm dai rami non fioriferi. Vanno poste in substrato leggero e drenante, mantenute umide e coperte con plastica per favorire la radicazione, traspirando quotidianamente per evitare muffe.
  • L'agnocasto necessita di molte annaffiature?
    No, l'agnocasto è una pianta molto resistente alla siccità una volta stabilita. Nei primi due anni dalla messa a dimora, è necessario fornire annaffiature abbondanti ma distanziate per favorire l'approfondimento delle radici. Successivamente, la pianta diventa autonoma e sopravvive quasi esclusivamente con le piogge. Interventi idrici extra sono necessari solo durante periodi di siccità molto prolungata o se si notano evidenti segni di stress idrico.
  • Quali sono le principali varietà di Vitex disponibili?
    Oltre alla specie tipica con fiori viola-lilla, esistono diverse cultivar selezionate per il colore dei fiori. 'Alba' presenta infiorescenze bianche e raggiunge i 3 metri. 'Rosea' offre fiori rosa e ha un'altezza simile. 'Latifolia' si distingue per foglie e pannicoli più grandi, con fiori blu. Esiste anche la Vitex negundo, di origine cinese, più piccola e adatta a giardini ridotti o vasi, con foglie digitate e fiori violetti.

Scheda Tecnica

Vitex agnus-castus

Nome scientificoVitex agnus-castus
FamigliaVerbenaceae
Tipo di piantaArbusto deciduo
OrigineMediterraneo, Asia occidentale
EsposizionePieno sole / Mezz'ombra
TerrenoBen drenato, fresco, non esigente
IrrigazioneModerata, solo nei primi anni o siccità
FiorituraGiugno-Ottobre
AltezzaFino a 3-4 metri
ConcimazioneStallatico in autunno, granulare in primavera
PotaturaDrastica a fine inverno, lasciare 2-3 gemme
MoltiplicazioneSeme (primavera/autunno), talea semilegno (estate)
Malattie e parassitiMarciumi radicali se terreno mal drenato; pianta generalmente sana
Difficoltà di coltivazioneFacile

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