Olivo cura

Caratteristiche generali dell'olivo

L'albero dell'olivo (o ulivo) è una pianta da frutto della famiglia oleacee. Tipica della aree mediterranee, è coltivata da oltre 3000 anni. Esso predilige un clima caldo-temperato. L'albero d'olivo ha un'altezza media (tra i 3,5 e i 5 metri, di solito, ma più in generale rientra in un'altezza compresa tra i 4 e i 10 metri), rami lisci tendenti al grigio chiaro, foglie strette sempre verdi (verdi nella parte sopra, biancastre sotto) e dei fiori bianchi molto piccoli (che escono da febbraio in poi).

Il legno dell'olivo è utilizzato per la falegnameria pregiata, essendo un legno di ottima qualità. Quello che rende l'olivo un albero molto apprezzato e coltivato è, però, il fatto di produrre da esso un olio di alta qualità, molto ricercato sul mercato. Questo produzione è possibile tramite spremitura (o molitura) delle olive. Queste sono anche utilizzate per l'uso alimentare diretto, dopo essere state sottoposte ad un trattamento di deamaricazione (abbassamento dei principi amari del frutto).

Frutti e foglie dell'olivo

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I principali rischi che minacciano l'olivo

Un esemplare di olivo molisano La pianta dell'olivo, pur essendo abbastanza resistente e longeva, risente moltissimo di alcuni fattori climatici. Questi sono prioritariamente la temperatura e la luce solare. Le temperature sotto i 5 °C sono causa di grande sofferenza per l'olivo. Al di sotto di questa soglia, è possibile che gli apici dei germogli si dissecchino. Con una temperatura sotto lo 0, o comunque in caso di ripetute gelate, può essere compromesso anche il legno.

Inoltre, essendo l'olivo una pianta eliofila, necessita di un abbondante irradiazione durante tutto l'anno. Per cui, un fattore di rischio notevole -per lo sviluppo corretto della pianta- può essere quello piantare olivi in aree molto ombreggiate. Oltre all'aspetto climatico e ambientale, sono diversi gli agenti patogeni che minacciano l'olivo. Parliamo di funghi e batteri. I batteri principalmente pericolosi e comuni sono l'occhio di pavone dell'olivo, la carie del legno e il marciume radicale; mentre tra i funghi vanno citati la ''Rogna dell'olivo'' e la Xylella fastidiosa, recentemente protagonista per lo sterminio di migliaia di piante in Puglia.

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    Prevenzione dei rischi

    Un anziano potatore al lavoro La prima cosa è senz'altro quelle di prevenire i rischi legati al clima e l'ambiente. Dunque sarà indispensabile localizzare un terreno adatto per la coltura o ubicazione dell'olivo. Il terreno dovrà essere pulito dalle erbacce e dalla vegetazione arbustiva, ben arato e senza troppi sassi. Se il terreno è esposto al vento, costituendo questi un rischio, come già accennato, bisognerà proteggere le piante con dei frangivento, che verranno disposti in corrispondenza delle traiettorie dei venti.

    Inoltre va ricordato che la pianta dell'olivo, sebbene non necessiti di particolari esigenze d'acqua, in condizioni di siccità è esposta a rischi notevoli (per esempio, la cascola) e portata a produrre fino al 40% in meno. Un apporto idrico moderato -ma costante- apporta notevoli benefici: una maggiore produttività della pianta e una accelerata formazione dei frutti. Anche la potatura, una pratica che si effettua prima della fruttificazione dell'olivo (non tutti gli anni), può aiutare la pinata a cresere sana e rigogliosa.


    Olivo cura: Condizioni ideali dell'olivo

    Bellissimi filari di olivi secolari pugliesi L'olivo è una pianta che si adatta incredibilmente all'ambiente in cui cresce. Riesce a svilupparsi in terreni ad elevato tasso di salinità, vicino al mare; così come riesce a fruttificare in terreni molto calcarei e acidi (anche con ph vicino al 9). Nemmeno i terreni poco profondi e con rocciosità affiorante ne impediscono lo sviluppo e la fruttificazione (si pensi agli esemplari secolari della murgia pugliese e materana).

    Tuttavia, l'olivo, oltre alle temperature miti e la luminosità solare durante l'anno, necessita, per uno sviluppo ideale, di un terreno fresco, bene drenato e mediamente impastato. L'area che predilige l'olivo è, come già detto, quella mediterranea; sono i paesi come Italia, Grecia e Spagna ad avere le aree più produttive e con più esemplari, anche se non sono gli unici Paesi ad avere un alto numero di ettari coltivati.


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