Oleandro talea

Oleandro talea

L’oleandro è una pianta che si può facilmente moltiplicare per talea, basta seguire una semplice procedura. Innanzitutto, bisogna sapere che per maneggiare questa pianta è sempre meglio indossare dei guanti di gomma o di lattice, perché ogni parte della pianta contiene una sostanza velenosa e tossica. La moltiplicazione per talea va fatta tra giugno e luglio, su piante in buona salute e rigogliose. Ecco la procedura: dopo aver indossato i guanti ed essersi muniti di una lama sterilizzata e affilata, bisogna tagliare dalla pianta due o tre segmenti apicali del ramo, di una lunghezza compresa tra i 15 e i 20 centimetri. Poi bisogna togliere le foglie nella parte inferiore dei rami tagliati. In seguito, con della carta stagnola bisogna coprire dei vasetti pieni d’acqua: ogni ramo va inserito, attraverso un foro, nella carta stagnola e quindi nell’acqua. I vasi con le talee vanno lasciati in uno spazio luminoso a una temperatura costante di 18-20°. L’oleandro radica nell’acqua, dunque non appena le talee avranno formato le radici nei vasetti si potranno mettere a dimora in vasi più grandi con terriccio oppure direttamente nella terra.
Un esempio di <strong>talea di oleandro</strong> in un barattolo

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Caratteristiche

Un esempio di oleandri lungo una strada L’oleandro è un arbusto sempreverde che fa parte della famiglia delle Apocynaceae, unica specie del genere Nerium. Probabilmente le sue origini sono asiatiche, ma da sempre è una pianta che cresce spontaneamente in tutte le regioni mediterranee. Viene coltivato e usato ovunque a scopo ornamentale, persino come divisorio delle corsie di autostrade e strade statali. L’uso della pianta come arredo urbano è possibile grazie al fatto che questa pianta non necessita di particolari cure, anzi, può vivere senza essere annaffiata anche per mesi, anche in zone colpite da forte caldo e siccità, mantenendo sempre la fioritura nel periodo estivo e sopravvivendo solo con le acque piovane. Durante tutta la stagione calda questa pianta produce del bellissimi fiori profumati, riuniti in mazzetti sulla cima dei rami flessibili. Il fiore tipico è di colore rosa, ma ne esistono specie ibride di colore rosso, bianco o sfumato. In autunno ai fiori seguono i frutti, formati da lunghe capsule legnose contenenti semi dalle propaggini piumose. Le foglie sono ruvide e verde scuro, di forma ovale e allungata.

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Coltivazione

Una pianta di oleandro fiorita Gli oleandri sono piante che possono essere coltivate ovunque, purché sia una zona dagli inverni miti. Il gelo intenso e prolungato, infatti, può danneggiare l’estremità dei rami: in realtà, è difficile che un arbusto in buona salute venga rovinato irreparabilmente dal freddo, di solito si riprende in poco tempo senza conseguenze. Nelle zone con clima rigido conviene coltivarlo in vasi, in modo da poterlo mettere a riparo durante l’inverno, in un luogo chiuso oppure dietro un muro o sotto un terrazzo, in modo che non sia totalmente esposto alle intemperie. Ad aprile la pianta può essere di nuovo spostata in una zona più aperta. Predilige terreni non molto ricchi ma ben drenati, perché quando sono troppo umidi favoriscono la nascita di muffe e funghi; solo quando il terreno è ben asciutto bisogna annaffiare la pianta in abbondanza, altrimenti non va annaffiata, anche perché sopporta bene la siccità. A inizio primavera va nutrito con concime granulare a lenta cessione; a fine inverno va potato ma vanno rimossi solo i rami rovinati dal freddo, i rami deboli o quelli secchi.


Informazioni sul veleno

Cespugli di oleandro L’oleandro è una pianta velenosa, ossia contiene nelle foglie, nei rami e nelle radici una sostanza alcaloide fortemente tossica che agisce per ingestione. Tuttavia, bisogna sapere che le foglie non hanno un buon profumo e tutta la pianta, compresi i fiori, hanno un sapore amaro, dunque non c’è da preoccuparsi se si tengono in casa animali domestici come cani e gatti: loro trovano sgradevole e per niente appetibile l’oleandro, quindi non lo mangeranno mai. Quando maneggiamo l’arbusto per potarlo, annaffiarlo e concimarlo, bisogna sempre indossare dei guanti: la sostanza tossica non irrita la pelle, ma se dopo aver toccato la pianta ci sfreghiamo gli occhi potremmo irritarli, così come potremmo ingerire involontariamente il veleno toccando del cibo con le mani sporche. Ogni volta che tocchiamo la pianta bisogna dunque lavarsi bene le mani e sterilizzare anche gli strumenti usati, come le cesoie o le forbici. Inoltre, dopo la potatura della pianta in autunno o a fine inverno, non bisogna mai bruciare le sterpaglie dell’oleandro poiché le esalazioni derivanti dai fumi potrebbero essere fortemente tossiche.



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