Fichi d'india frutto

Coltivazione fichi d'india

Il Fico d'india è molto diffuso come pianta selvatica, ma ultimamente, è sempre più richiesto dal mercato, si sono diffusi degli impianti specializzati, dove la riproduzione avviene tramite talea. Si realizza prendendo un clatodio di due anni e 2o3 di un anno, possono essere messi a dimora sia provvisoria, sia definitiva. Si coltivano in vaso o a cespuglio, le piante vengono potate in primavera o alla fine dell'estate, lo scopo è quello di evitare che le pale si tocchino e si eliminano quelle malformate. È necessario praticare la tipica operazione della scozzolatura, allo scopo di togliere i nuovi cladodi e i fiori spuntati in primavera. Può essere utile l'eliminazione delle erbe infestanti, per la produzione fruttifera estiva non è necessaria l'irrigazione, che si consiglia per migliorare quella successiva autunnale.
Fichi d'India rossi

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Le varietà più coltivate di fichi d'india

Polpa di fico d'India Il vero nome del Fico d 'India è Opuntia Indica, ma ne esistono altre varietà, che prendono lo stesso nome volgare: l’Opuntia humifusa, che tende a strisciare sul suolo, con fiori gialli; l’Opuntia Polycantha, piuttosto piccola; l’Opuntia compressa, con le pale a forma di cuore e adatta ai climi meno caldi. La gamma varietale del Fico d'India è piuttosto vasta, ma generalmente le varietà più diffuse sono tre, che si differenziano essenzialmente per il colore del frutto. La Sulfarina produce un frutto a polpa gialla, la Muscaredda ha una polpa bianca, la Sanguigna, come si evince dal nome, rossa. Poichè, il mercato globale richiede tutti i tre cromatismi, sarebbe opportuno che il produttore coltivasse tutte le varietà, così da soddisfare tutte le richieste.

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    Utilizzo in cucina del del Fico d'India

    Margarita con sciroppo di fico d'India Il Fico d'India dona un frutto prezioso, purtroppo poco conosciuto. Questa bacca, contenente molti semi, ha forma piuttosto allungata, il suo peso può raggiungere i 400 gr. I fichi d'India sono ricoperti di piccolissime spine, molto fastidiose perchè si conficcano nella pelle. La polpa ha un effetto leggermente lassativo, i semi, se masticati, sono astringenti e antiossidanti. È ottimo consumato crudo, ben maturo, ma il suo uso in cucina è davvero vario. Si realizzano confetture, marmellate e sciroppi, viene inserito nelle insalate e addirittura nel risotto. In terra di Sicilia, c'è chi assicura che, persino le bucce più spesse, ben spazzolate, passate nella farina, nell'uovo e nel pangrattato, poi fritte, siano un ottimo piatto della cucina regionale.