Mosto d'uva appena pigiata

Uva

Mosto uva

Il mosto d'uva è il risultato della pigiatura. L'uva viene immessa nelle pigiadiraspatrici e sottoposta a pressatura. Successivamente si avvia la fermentazione che prevede la trasformazione degli zuccheri in alcol per opera dei lieviti. Il mosto d'uva è composto da bucce, polpa e vinaccioli.

di Redazione

04 ottobre 2016

Vendemmia

La vendemmia consiste nella raccolta dell'uva quando è in piena maturazione. Il periodo indicativamente va da agosto ad ottobre. I vitigni, infatti, non hanno tutti lo stesso ciclo riproduttivo. Alcuni di essi sono precoci e cominciano a germogliare alla fine dell'inverno. Alla fine di giugno già avviene l'allegagione e gli acini maturi sono pronti ad agosto. Altri, invece, hanno tempi più lunghi anche in funzione delle temperature delle regioni in cui vengono allevati. Un'altra differenza sostanziale è tra bianchi e rossi. I bianchi dovranno essere corredati da buona acidità. La raccolta delle uve bianche è mirata ad ottenere vini con queste caratteristiche. Il mosto d'uva bianca necessita di temperature controllate affinché non subisca processi ossidativi. Il colore in questo caso verrebbe compromesso.

Macchine pigiadiraspatrici per ottenere il mosto

Le piagiadiraspatrici sono dei macchinari che consentono lo schiacciamento degli acini. La funzione diraspatrice consente di separare gli acini dal raspo. La qualità del vino dipende da questo passaggio. Nella vinificazione in bianco l'uva viene pressata in modo soffice separando la parte solida dal succo. Nella vinificazione in rosso e rosato il succo e le parti solide vengono lasciate fermentare insieme per consentire l'estrazione del colore, degli antociani e dei polifenoli. Nell'autoclave di fermentazione le bucce tenderanno a formare il cappello. Un sistema di rimontaggio consente di tenere immersa la massa solida. A questo punto dopo 10-15 giorni il mosto d'uva verrà filtrato per allontanare le vinacce. Esse verranno utilizzate come fertilizzante o mandate in distilleria. Le vinacce distillate daranno la grappa.

Classificazione del mosto d'uva

Con la sigla T.A.V. si intende la gradazione dell'alcol effettivamente svolto del mosto d'uva. In questo caso il tasso deve essere uguale o inferiore a 1%. In funzione di questo valore i tipi di mosto hanno una loro classificazione. Mosto d'uva parzialmente fermentato è quello il cui T.A.V. ha un valore superiore all'1% ma inferiore ai 3/5 della gradazione alcolica potenzialmente raggiungibile a fermentazione completa. Il mosto d'uva muto si ottiene con l'aggiunta di anidride solforosa. In pratica, si blocca la fermentazione alcolica. La mistella è ottenuta aggiungendo alcol o acquavite di vino al mosto la cui gradazione alcolica sia di almeno 12 gradi. Si blocca la fermentazione ottenendo una gradazione minima di 16% e massimo di 22%. Il mosto cotto, invece, si ottiene allontanando l'acqua dal mosto d'uva e riscaldandolo. In tal modo, aumenta il concentrato zuccherino misurato col densimetro.

L'importanza dell'anidride solforosa

L'anidride solforosa durante il processo di produzione del vino fornisce un valido contributo. A differenza di quanto comunemente si pensa, essa utilizzata in misura adeguata non è nociva alla salute. I limiti di utilizzo sono disposti da norme vigenti in materia. La quantità utilizzata varia in funzione della sanità delle uve. Uve ben raccolte che non sono state maltrattate eccessivamente consentiranno l'utlizzo di una minima quantità di anidride solforosa. Al contrario uve a rischio di fermentazione anticipata per rottura degli acini dovranno essere preservate. Il mosto d'uva bianca è particolarmente delicato. Esso potrebbe subire processi ossidativi con imbrunimento del colore. La funzione dell'anidride solforosa si rivela utile per bloccare l'azione dei lieviti e dei batteri responsabili di questo fenomeno.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra la vinificazione in bianco e quella in rosso riguardo al mosto?
    Nella vinificazione in bianco, l'uva viene pressata delicatamente per separare immediatamente il succo dalle parti solide (bucce e vinaccioli), evitando così l'estrazione del colore e proteggendo il mosto da processi ossidativi che potrebbero alterarne il colore chiaro. Al contrario, nella vinificazione in rosso e rosato, il succo rimane a contatto con le parti solide durante la fermentazione. Questo contatto prolungato permette l'estrazione di colore, antociani e polifenoli, fondamentali per le caratteristiche organolettiche del vino finale.
  • Cosa si intende per 'mosto muto' e come si ottiene?
    Il mosto muto è un prodotto ottenuto interrompendo artificialmente il processo di fermentazione alcolica prima che termini. Questa operazione viene effettuata aggiungendo anidride solforosa al mosto fresco. L'aggiunta di questa sostanza blocca l'attività dei lieviti, impedendo la trasformazione degli zuccheri in alcol. Di conseguenza, il mosto conserva i suoi zuccheri naturali residui e non sviluppa gradazione alcolica significativa, distinguendosi dal mosto parzialmente fermentato o dalla mistella.
  • Come si produce la mistella e quali sono i requisiti di gradazione?
    La mistella si ottiene aggiungendo alcol o acquavite di vino direttamente al mosto d'uva. L'aggiunta di alcol serve a bloccare immediatamente la fermentazione, preservando gli zuccheri naturali. Affinché il prodotto possa essere definito tale, il mosto iniziale deve avere una gradazione alcolica potenziale di almeno 12 gradi. Il prodotto finale risultante avrà una gradazione alcolica compresa tra un minimo del 16% e un massimo del 22%.
  • Qual è il ruolo dell'anidride solforosa nella produzione del vino?
    L'anidride solforosa svolge un'azione protettiva fondamentale durante la vinificazione. Blocca l'azione di lieviti e batteri indesiderati, prevenendo fermentazioni anticipate o alterazioni microbiologiche. Nel caso specifico del mosto bianco, è cruciale per prevenire i processi ossidativi che causerebbero l'imbrunimento del liquido, mantenendone intatto il colore chiaro. La quantità utilizzata varia in base alla sanità delle uve: meno anidride serve per uve sane e integre, mentre ne serve di più per uve a rischio.
  • Cosa succede alle vinacce dopo la filtrazione del mosto?
    Dopo che il mosto è stato filtrato per allontanare le vinacce (residui solidi come bucce e vinaccioli) dalla massa fermentante, questi scarti trovano diversi utilizzi. Possono essere impiegate come fertilizzante naturale grazie al loro contenuto organico. In alternativa, possono essere inviate alla distilleria, dove vengono sottoposte a distillazione per produrre grappa. Questo processo permette di recuperare alcol e aromi dai residui della vinificazione, trasformando uno scarto in un prodotto di pregio.

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