Schiacciata con l'uva

Uva

Schiacciata uva

La schiacciata uva è un tipico dolce toscano. In linea generale più che di un vero e proprio dolce, si tratta piuttosto di una focaccia, arricchita con zucchero e olio, dentro cui si posizionano alcuni acini di uva.

di Redazione

20 ottobre 2016

Schiacciata uva

La schiacciata uva, o schiaccia all'uva, è un tipico dolce toscano, di origne contadina. Un tempo lo si preparava solo nel periodo di maggior maturazione del frutto, ovvero in settembre. Oggi, grazie alle uve che vengono importate da altre zone del mondo, è possibile avere l'uva matura per molti mesi all'anno, e quindi si può preparare più spesso questo dolce. La ricetta originaria prevede solo ingredienti semplici e di facile reperimento: pasta del pane, zucchero, olio d'oliva, e uva nera. Anticamente si utilizzava solo una varietà, detta canaiola, che era poco indicata per la vinificazione. Oggi molti preparano questo dolce con la varietà fragola, che ha un sapore molto più dolce delle varietà da tavola, o anche con una qualsiasi tipologia trovata al supermercato. L'uva deve essere rigorosamente nera, perchè i chicchi cotti rilasciano un succo scuro, che rende più appetitoso il dolce.

La ricetta tradizionale

Tradizionalmente si utilizzava la pasta del pane, quello preparato per la famiglia, o per pochi fortunati anche l'impasto acquistato dal fornaio ancora crudo. Alla pasta del pane si aggiunge poco zucchero perché il frutto è già dolce e zuccherino, e un poco di olio, per renderla più simile ad una focaccia. Per circa 800 g di pasta del pane già lievitata, si utilizzano circa un kg di uva da vino nera, la più dolce e matura possibile, a chicchi non troppo grossi. Nella preparazione del pane si aggiungono circa 200 g di zucchero semolato, e si stende metà impasto su una teglia ben unta di olio toscano; sull'impasto si schiacciano circa due terzi dei chicchi, cercando di farli affondare leggermente; si ricopre con la restante pasta del pane e con i chicchi rimanenti, e si unge bene il dolce; chi desidera può aggiungere anche qualche foglia di rosmarino, o qualche seme di anice. Il tutto va in forno caldo, a 180°C, per circa un'ora. La schiaccia si mangia tiepida o fredda, se riuscite ad aspettare.

La ricetta moderna

Se volete potete andare dal fornaio a farvi vendere l'impasto del pane, a cui aggiungerete lo zucchero, per poi farlo lievitare nuovamente prima di impastarlo con i chicchi. Si utilizzano 500 g di farina, 250 g di acqua, 150 g di zucchero, e un pizzico di sale, a cui si aggiungono 25 g di lievito di birra in panetto, o 12 g di lievito di birra secco. Si impasta il tutto per almeno 15 minuti, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo, che va fatto lievitare fino a che non ha raddoppiato, tenendolo in luogo tiepido e lontano da correnti d'aria. Nel frattempo lavate bene un kg di uva nera, da vino o ad tavola, a seconda di quello che avete trovato dal fruttivendolo, e se preferite potete utilizzare anche la varietà fragola, che ha un sapore particolare. Riprendete l'impasto e tagliatelo a metà; stendetelo ad un'altezza di circa un centimetro o poco più, e posizionatela in uno stampo da forno, con il fondo chiuso; ponetevi sopra i chicchi lavati, e un altro strato di pasta. Terminate con altra uva, una spolverata di zucchero e olio per lucidare. Cuocete in forno per circa un'ora.

Le varianti

Un dolce così semplice può ovviamente venire modificato in mille modi. All'isola d'Elba, dal fornaio, si trova una buonissima schiacciata all'uva fatta in singolo strato, con una abbondante spolverata di zucchero sopra, che la rende quasi caramellata. L'olio della schiacciata può venire aromatizzato, scaldandolo leggermente e ponendo in infusione gli aromi che preferite, anche se in genere si utilizzano foglie di rosmarino o semi di anice; per i più golosi potete aggiungere all'impasto i semini di una bacca di vaniglia, che aggiungono aroma al dolce. I gourmet possono preparare una pasta per brioches, al posto del pane; al composto di farina, lievito acqua e zucchero si aggiungono burro e uova, ottenendo una massa soffice e leggera. Importante è che il burro sia di ottima qualità. Il risultato è una schiacciata deliziosa, con la crosta profumata e leggermente croccante.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra la ricetta tradizionale della schiacciata all'uva e quella moderna?
    La ricetta tradizionale si basa sulla pasta del pane già lievitata, mescolata con poca zucchero e olio d'oliva, creando un impasto rustico simile alla focaccia. Al contrario, la versione moderna prevede la preparazione ex novo dell'impasto partendo da farina, acqua, lievito e zucchero, garantendo una struttura più controllata e omogenea. Entrambe le varianti richiedono l'uso di uva nera e una cottura prolungata, ma la base degli ingredienti differisce significativamente nella preparazione iniziale.
  • Quale varietà di uva è consigliata per preparare la schiacciata?
    L'uva deve essere rigorosamente nera, poiché i chicchi cotti rilasciano un succo scuro che rende il dolce più appetitoso. Tradizionalmente si usava la Canaiola, poco adatta alla vinificazione. Oggi sono molto diffuse la Fragola, apprezzata per il suo sapore particolarmente dolce, o qualsiasi altra varietà nera di uva da vino o da tavola reperibile, purché ben matura e dolce.
  • Come si prepara la schiacciata all'uva passo dopo passo?
    Si stende metà dell'impasto su una teglia unta d'olio, si distribuiscono due terzi dei chicchi d'uva facendoli affondare leggermente, si copre con la restante pasta e i chicchi rimasti. Infine, si unge la superficie con olio e si cuoce in forno preriscaldato a 180°C per circa un'ora. Il dolce va consumato tiepido o freddo.
  • Esistono varianti moderne o gourmet della schiacciata all'uva?
    Sì, esistono diverse varianti. All'Isola d'Elba si prepara a singolo strato con abbondante zucchero caramellato. È possibile aromatizzare l'olio con rosmarino, anice o vaniglia. I gourmet possono sostituire il pane con una pasta da brioche, aggiungendo burro e uova per una consistenza soffice e croccante. Queste modifiche alterano texture e sapori mantenendo l'anima del dolce toscano.