Piante grasse · Piante Grasse

concime piante grasse

Aggiornato il 22 gennaio 20134 capitoli5 domande frequenti
piante grasse

Concime per piante grasse: come sceglierlo

Il concime per piante grasse deve essere scelto a seconda della varietà. Provenienti da zone caratterizzate da un clima secco, arido e caldo, le piante grasse, chiamate anche piante succulente, necessitano di concimi ricchi di sostanze organiche, in grado di favorire il loro sviluppo. Esse necessitano, oltre che di idrogeno, carbonio e ossigeno, di calcio, potassio, fosforo e azoto. L’azoto, in particolare, è presente in qualsiasi parte della pianta, dai fiori al fusto; il calcio è indispensabile per lo sviluppo delle spine; il potassio incide sulla robustezza e determina la presenza di frutti e il colore dei fiori; il fosforo, infine, esercita un’influenza sui semi. Ogni pianta, comunque, ha bisogno di un concime differente, a seconda delle proprie esigenze, con proporzioni e misure diverse. Per quel che riguarda la cactacee, cilindriche o sferiche provenienti dall’America meridionale o centrale con spine e areole evidenti, esse non amano essere concimate, in quanto sono abituate a luoghi aridi, contraddistinti da periodi lunghi di siccità che si susseguono a stagioni piovose molto brevi.

Potassio, fosforo e azoto

sse, inoltre, non amano quantità abbondanti di azoto, elemento che agevola lo sviluppo di tessuti morbidi e verdi, che rischiano di essere colpiti da marciumi vari, funghi e freddo. Per questo motivo, le cactacee non devono essere concimate con lo stallatico: tale elemento, infatti, all’inizio farebbe diventare le piante grasse rigogliose e turgide, ma nel giro di pochi mesi le renderebbe facile preda di parassiti fungini, o addirittura ne causerebbe la morte a causa di un clima eccessivamente fresco. Le piante succulente preferiscono, in genere, un terreno piuttosto umido e fresco, e dunque la presenza di stallatico non sarebbe gradita. Molto meglio ricorrere a del fertilizzante specifico caratterizzato da un alto contenuto di potassio e un basso contenuto di azoto, da impiegare ogni tre settimane o meno frequentemente, a seconda del tipo di pianta. Nel caso in cui le piante siano appena state rinvasate, bisogna aspettare l’anno successivo per riprendere a concimare. Sulle confezioni dei fertilizzanti è specificata la quantità di azoto, fosforo e potassio: la lettera K indica il potassio, la lettera P il fosforo e la lettera N l’azoto. E’ presente, quindi, una sigla, NPK, seguita da tre numeri, che specificano la concentrazione di tali elementi all’interno del concime: se il primo numero non è più basso degli altri, significa che si sta usando un concime sbagliato. La miscela ideale per la maggior parte delle piante grasse, infatti, prevede cinque parti di potassio, tre parti di fosforo e una parte di azoto. Risulta evidente, quindi, che tali specie devono essere concimate con una certa parsimonia, preferibilmente miscelando il fertilizzante all’acqua di innaffiatura, in maniera tale che esso sia in grado di penetrare in profondità, tra le radici. Se il concime non viene collocato direttamente sul terreno, inoltre, i sali stazionano per poco tempo, e quindi non si corre il rischio di danneggiare la pianta.

Gli altri microelementi: manganese, rame, zinco e ferro

All’interno del concime per piante grasse devono essere presenti anche microelementi come manganese, zinco, ferro e rame. Solitamente esso viene messo in commercio sotto forma granulare, o di polvere, oppure allo stato liquido. Per le concimazioni periodiche, il concime liquido si rivela più indicato, tenendo conto che per ogni litro d’acqua bisogna usare un grammo di concime. Come detto, la dosa di azoto deve essere dimezzata rispetto a quella del fosforo, visto che, pur velocizzando la crescita della pianta grassa, tale elemento indebolisce i tessuti e, in ultima analisi, rende più sottili rami, foglie e tronco. Viceversa, il potassio è in grado di rendere più forti i tessuti. Le piante grasse, solitamente, non sono in grado di assorbire in misura notevole i minerali situati nel terriccio: per tale ragione, è consigliabile non usare il concime in polvere. Decisamente deleterio, inoltre, risulterebbe un superamento delle dosi consigliate: si correrebbe il pericolo di esporre la pianta a patologie gravi, compromettendone l’integrità a causa dell’alterazione della composizione del substrato. La concimazione di questo genere di piante dovrebbe essere portata a termine, preferibilmente, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, vale a dire nel momento in cui comincia il nuovo periodo vegetativo.

Concimi chimici e concimi naturali

Esistono, in commercio, sia concimi chimici che concimi naturali, come per esempio quelli derivati dalla macerazione di corna e ossa di animali o altri materiali organici. Non è proibito, inoltre, ricorrere al letame secco, che ha il vantaggio di rilasciare le sostanze nutritive in maniera progressiva e lenta. Infine, è bene prestare una certa attenzione al Ph del terreno in cui le piante grasse sono posizionate: quelle provenienti dall’America del Sud, per esempio, necessitano di terreni acidi. Il giusto livello di acidità si raggiunge con facilità tramite specifici componenti chimici: un vivaista esperto saprà consigliare quelli più adatti.

Domande frequenti

  • Qual è il rapporto ideale NPK per concimare le piante grasse?
    La miscela ideale per la maggior parte delle piante grasse prevede cinque parti di potassio (K), tre parti di fosforo (P) e una sola parte di azoto (N). Questo rapporto è fondamentale perché un eccesso di azoto favorisce tessuti molli e acquosi, aumentando il rischio di marciumi e attacchi fungini. Al contrario, il potassio rinforza i tessuti e migliora la resistenza alle malattie. Controlla sempre la sigla NPK sulla confezione: il primo numero (azoto) deve essere significativamente inferiore agli altri due.
  • Quando è il periodo migliore per somministrare il concime?
    La concimazione dovrebbe avvenire preferibilmente tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, durante il periodo vegetativo attivo. In inverno, quando le piante sono in dormienza, non vanno concimate. Inoltre, se hai appena rinvasato la pianta, devi attendere almeno un anno prima di riprendere la somministrazione, poiché il terriccio fresco contiene già nutrienti sufficienti. Somministra il fertilizzante ogni tre settimane o meno frequentemente, adattandoti alle specifiche esigenze della tua varietà.
  • Come si applica correttamente il concime liquido?
    Per le concimazioni periodiche, il concime liquido è la scelta migliore. Diluisci un grammo di concime per ogni litro d'acqua e annaffia la pianta con questa soluzione. Questo metodo permette al fertilizzante di penetrare in profondità fino alle radici ed evita che i sali rimangano stagnanti nel terreno, riducendo il rischio di bruciature radicali. Non spargere mai il concime direttamente sulla superficie del suolo senza acqua, poiché i sali concentrati potrebbero danneggiare irreparabilmente la pianta.
  • È sicuro usare concimi naturali come lo stallatico?
    Generalmente no, specialmente per le cactacee. Lo stallatico o il letame secco possono rendere le piante troppo rigogliose e tenere, rendendole vulnerabili a parassiti fungini e al freddo. Le piante grasse provengono da ambienti aridi e non amano i terreni costantemente umidi e ricchi di materia organica fresca. Preferisci fertilizzanti specifici a basso contenuto di azoto. Se desideri usare prodotti naturali, opta per corna e ossa che rilasciano nutrienti lentamente, evitando sempre gli escrementi animali freschi o altamente azotati.
  • Quali microelementi sono indispensabili nel concime?
    Oltre ai macroelementi principali, il concime per piante grasse deve contenere microelementi essenziali come manganese, zinco, ferro e rame. Questi nutrienti supportano processi fisiologici vitali come la fotosintesi e la sintesi clorofilliana. Poiché le piante grasse assorbono i minerali dal terriccio in misura limitata, è cruciale fornire questi elementi attraverso il fertilizzante. Evita le forme in polvere se possibile, preferendo soluzioni liquide che garantiscono un assorbimento più efficiente e uniforme, prevenendo carenze nutrizionali che indebolirebbero la struttura della pianta.

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