Belladonna

Belladonna (atropa belladonna)

La Belladonna è una delle piante medicinali più pericolose diffuse nell’area mediterranea; contiene un alcaloide, l’atropina, dall’effetto rapido ed inesorabile, che funziona come antagonista di alcuni neurotrasmettitori, diminuendo le secrezioni bronchiali, fermando l’azione del nervo vago e modificando il battito cardiaco. Contiene anche scopolamina e Hysociamina, altri principi attivi utilizzati oggi in medicina.

Si tratta di una pianta diffusa in natura, nelle zone incolte e soleggiate, che appartiene alla famiglia delle solanacee; l’atropina è contenuta anche nella Datura e nella mandragora.

La belladonna viene utilizzata in medicina da secoli; anticamente veniva utilizzata come anestetico, ma anche come potente veleno.

Belladonna

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Caratteristiche

Famiglia e genere  Solanaceae, atropa, belladonna
Tipo di pianta Perenne semilegnosa
Rusticità Abbastanza rustica
Esposizione Mezz’ombra, ombra
Terreno Leggero, drenato, calcareo
Irrigazione Frequente
Concimazione Su piante deboli con azoto e potassio
Colori Viola, giallo
Fioritura Da giugno a settembre
Propagazione Semina, talea, divisione
Parassiti e malattie Marciumi, coleotteri

La pianta generalmente chiamata belladonna è una perenne erbacea appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Si può trovare come spontanea in Europa, Nord Africa, Asia orientale e in alcune parti del Canada e degli Stati Uniti. Il suo habitat naturale sono le zone montane e collinari dai 400 ai 1500 metri. Cresce meglio quando il substrato è alcalino, possibilmente con una componente calcica. In Italia si trova facilmente nelle aree alpine e prealpine e appenniniche di tutte le regioni.

È molto conosciuta perché sia le sue foglie sia le sue bacche risultano essere estremamente tossiche visto che contengono un alcaloide molto potente. Gli effetti dell’ingestione di parti del vegetale comprendono deliri e allucinazioni. A partire da questa pianta viene ricavata una droga denominata atropina. È conosciuta da moltissimo tempo e il suo utilizzo in medicina e cosmetica è antichissimo. Prima del Medioevo era comunemente impiegata come anestetico durante le operazioni chirurgiche. I romani erano usi utilizzarla come veleno. Venne infatti utilizzata per uccidere le mogli di alcuni imperatori. Era inoltre comune bagnare con l’estratto la punta delle frecce da utilizzare per la caccia.

Il nome atropa deriva dal greco e fa riferimento ad Atropos, una delle tre Moire della mitologia, quella che si occupava di tagliare “il filo della vita”.

Il nome belladonna è di origine italiana e fa rifermento all’usanza medievale e rinascimentale di usare questa pianta per indurre la dilatazione della pupilla e rendere gli occhi più attraenti.


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Descrizione generale

Si tratta di una erbacea perenne caratterizzata di solito da una base legnosa o semilegnosa e un apparato radicale legnoso. Può crescere fino ad 1,5 metri di altezza. Le foglie sono ovate lunghe fino a 18 cm, verde scuro. I fiori campanulati, ascellari, compaiono tra giugno e luglio e sono viola con stami verdi recanti leggero profumo. La produzione può andare avanti continuativamente fino a settembre. Vi è anche una varietà che produce fiori gialli ( lutea).

I frutti sono delle bacche inizialmente verdi che col tempo virano al viola scuro quasi nero, lucide. Il diametro è di circa 1 cm. Il gusto è dolce e sono un cibo appetito dagli animali che ne espellono poi i semi favorendone la diffusione.

E’ una pianta raramente introdotta dall’uomo nei giardini perché poco gradevole esteticamente. Riesce però spesso ad arrivarvi come spontanea a causa della sua facilità di propagazione legata al trasporto dei semi tramite uccelli o altra fauna selvatica. Viene considerata un’infestante in molte aree (specie negli Stati Uniti).

Ad ogni modo la coltivazione casalinga non è semplice perché la germinazione dei semi avviene solo dopo una lunga vernalizzazione o, come abbiamo detto, per effetto del passaggio nello stomaco di un animale, È inoltre molto sensibile ai marciumi radicali e necessita quindi, almeno nei primi tempi, di un suolo ben drenato e asciutto.


L’utilizzo in medicina

BelladonnaNella farmacopea moderna gli alcaloidi contenuti nella belladonna vengono utilizzati in vari ambiti della medicina; sicuramente l’utilizzo più diffuso e comune è quello della atropina: questa sostanza se instillata nell’occhio, dilata le pupille, mantenendole dilatate in qualsiasi condizione di luce per alcune ore.

Questa proprietà è conosciuta da chiunque sia stato sottoposto ad una visita oculistica, dove la pupilla dilatata permette di praticare alcune misurazioni altrimenti difficili.

Questa caratteristica della belladonna è anche quella che le deve il nome comune: anticamente infatti gocce di decotto venivano utilizzate per dilatare le pupille delle signore, in quanto caratteristica molto gradita, che esaltava la bellezza dei bulbi oculari.

Altri alcaloidi vengono utilizzati per preparare farmaci contro dolori addominali acuti, per diminuire i sintomi del morbo di Parkinson, per problemi cardiaci, per contrastare l’effetto di alcuni veleni, come barbiturici.