Kaki coltivazione - Diospyros kaki

Kaki

Il kaki è un fruttifero molto diffuso nel nostro paese, sebbene la sua origine sia orientale e l’introduzione relativamente recente. Questo successo è dovuto alle sue molte virtù: innanzitutto i frutti maturano tra l’autunno e l’inverno, quando le altre colture offrono davvero poco; l’albero, dopo qualche anno di acclimatamento, risulta molto resistente e produttivo. Aggiungiamo che, grazie ai bei pomi arancio acceso e al colore caldo che assumono le foglie prima di cadere, ha per di più un indubbio valore ornamentale.

Chiunque abbia uno spazio da dedicare agli alberi da frutto dovrebbe prendere in considerazione di introdurvene uno, valutando attentamente le varietà disponibili per ottenere frutti sempre dolci e morbidi.

Vengono comunemente chiamati kaki, o cachi, o diospiri, sono i frutti di una pianta dal nome particolare, originaria della Cina, il Diospyros kaki; appartiene alla stessa famiglia dell'ebano e si tratta di un albero di media grandezza, che in coltivazione non supera i 4-5 metri, ma che se lasciato sviluppare può raggiungere i 10 m. Ha foglie caduche, che divengono rossastre prima di cadere, in autunno inoltrato; i fiori sono verdastri, poco appariscenti, le pianta producono frutti sia dai fiori non impollinati, sia dai fiori impollinati. I frutti sono grosse bacche di colore verde, divengono gialle o arancioni a maturazione; i frutti del kaki contengono nella pola molti tannini, che li rendono praticamente immangiabili se non completamente maturi, vengono generalmente raccolti ancora verdi e sodi, per poterli trasportare e quindi vengono lasciati maturare vicino ad alcune mele, fino a che la polpa non diviene arancione scuro e molto morbida, quasi una gelatina. In questa fase i tannini sono completamente degradati e la polpa risulta dolce e delicatamente profumata. In alcune cultivar i frutti prodotti dai fiori impollinati risultano privi completamente di tannini, e possono venire consumati anche quando sono leggermente arancioni, con la polpa soda; questi kaki vengono detti kaki mela o kaki vaniglia.

Spesso i frutti rimangono sulla pianta anche dopo che il fogliame è già caduto, in ottobre-novembre.

kaki

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Coltivazione dei kaki

ramo di kaki Originariamente il diospiro è una pianta semitropicale, originaria di zone con inverni miti ed estati calde, infatti i primi kaki coltivati in Italia vennero piantati soltanto nel sud della penisola, dove si svilupparono anche cultivar autoctone. Questa pianta viene però coltivata da molto tempo, e negli anni si sono sviluppate cultivar, o anche dei portainnesto, molto resistenti al freddo, e quindi possono venire coltivati praticamente in tutta la penisola, anche in zone dove le minime invernali sono molto basse, fino a -10/-15°C.

Il kaki si pone a dimora giovane, perchè poco sopporta gli spostamenti, ma generalmente già un esemplare di 3-4 anni comincia a produrre i primi frutti.

Predilige posizioni soleggiate, o comunque molto ben luminose; non teme il freddo, quindi si pone tranquillamente a dimora in piena terra in giardino; la coltivazione in vaso è sconsigliata, perchè generalmente se l'apparato radicale è modesto queste piante producono pochi frutti.

Nei primi anni dopo l'impianto la pianta necessita di annaffiature in primavera e in estate, soprattutto se il clima è particolarmente siccitoso; gli esemplari adulti si accontentano delle piogge, anche se è bene fornire acqua in vaso di siccità prolungata, e in particolare durante la formazione dei frutti.

Prima di porre a dimora il nostro diospiro lavoriamo bene il terreno, aggiungendo dello stallatico ben maturo e eventualmente della pietra pomice, per aumentare il drenaggio; infatti i kaki temono il ristagno idrico.

Nei primi anni si pratica la potatura di formazione, per dare alla pianta una forma a coppa; successivamente in genere non sono necessarie potature, salvo la normale pulitura di fine inverno, per levare rami rotti o rovinati.

A fine inverno interriamo ai piedi della pianta dello stallatico maturo, o una manciata di concime granulare a lenta cessione per piante da frutto.

Generalmente queste piante tendono a non soffrire per l'attacco di parassiti o malattie, e vengono spesso poste a dimora in giardini o frutteti a bassa manutenzione, poichè tendono a sopportare anche periodi di siccità non eccessivamente prolungati, e sopportano bene il caldo ed il freddo.
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I frutti di diospyro

pianta di kaki Questi frutti non sono amati da tutti, il sapore particolare, e la consistenza della polpa a maturazione, molto soffice e gelatinosa, li rende non particolarmente appetibili; in realtà di tratta di frutti dal sapore delicato, e per chi non ama la consistenza morbida, quasi da mangiare col cucchiaio, esistono ormai anche in commercio i kaki vaniglia, dalla polpa soda come quella di una pesca o di una mela.

Si tratta di un frutto abbastanza zuccherino, ricco di potassio e vitamina A e altri sali minerali, che li rende un ottimo frutto di stagione in autunno, quando sono pochi i frutti presenti in giardino, in attesa degli agrumi tardo autunnali.

Generalmente si coltivano crudi, a merenda o a colazione, in effetti sempre più spesso troviamo ricette di dolci contenenti la polpa di kaki, sotto forma di purea o in composte o marmellate. Purtroppo la cottura non esalta il sapore dei kaki, anzi spesso lo rende ancora più delicato.


Origini e storia

Come abbiamo detto il cachi è un albero di origine orientale: nel Sud-est asiatico, in particolare in Cina, Giappone e Corea, è coltivato dalla notte dei tempi e tenuto in grande considerazione. Non esiste però nessun esemplare simile al fruttifero allo stato spontaneo e si pensa quindi che sia stato ottenuto tramite incroci e selezioni orticole: il genere infatti comprende un gran numero di specie, per lo più endemiche di quell’area o, in misura minoritaria, nel Nord del continente americano.

In Italia le prime descrizioni arrivarono alla fine del 1600 e gli impianti cominciarono alla metà del XVIII secolo. Il successo fu dilagante e in breve tempo divenne un albero comunissimo, specialmente nelle regioni meridionali. La diffusione nel Nord si fece più veloce da quando si cominciò ad innestare su D. Lotus. Curiosamente il suo nome botanico, Diospyros, deriva dal greco e significa “cibo degli dei”.