Acero giapponese

vedi anche: Acero

L'irrigazione

L'acero giapponese (Acer palmatum o acero palmato) è un albero piccolo ma affascinante che si nota sempre più spesso nei giardini italiani. Appartiene alla famiglia delle Aceracee, e come si evince dal nome proviene dall'Estremo Oriente. Le foglie caduche sono palmate, a 5 o 7 lobi, ed elegantemente intagliate. Le varietà coltivate, che possono essere sistemate sia in terra che in vaso, sono: Ornatum, dalle sottili foglie bordeaux, Japonicum, dalle preziose foglie dorate, Linearilobum, con foglie brune filiformi, Dissectum Garnet, anche questo con con chioma rosso-bruna, e Dissectum Nigrum, dal fogliame bruno cupo. In vaso l'altezza non supera i 2 metri, in terra arriva ai 5-6. Le annaffiature dell'acero giapponese devono essere costanti lungo tutto l'arco della stagione vegetativa, specialmente se viene coltivato in vaso. Evitare però i ristagni idrici, che la pianta non tollera. Gli esemplari più vecchi che crescono in terra, invece, solitamente sono autosufficienti, grazie alle radici ben sviluppate in profondità. In inverno, irrigare nei giorni meno freddi soltanto in caso di siccità prolungata.
Fogliame acero giapponese

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Come prendersene cura

Acer palmatum Oltre ad essere decorativo, l'acero giapponese detiene anche il pregio di un'estrema facilità di coltivazione. Fra le poche cose di cui preoccuparsi quando lo si mette a dimora c'è però il tipo di terreno, che deve essere lievemente acido o al limite neutro. I terreni calcarei al contrario sono da evitare. Se si sceglie di sistemarlo in un vaso, questo dovrà essere capiente, ed ogni primavera occorrerà rinnovare gli strati più superficiali del terriccio. In giardino invece bisogna evitare di posizionarlo in un avvallamento, dato che ciò potrebbe provocare pericolosi ristagni idrici attorno alle radici. La potatura di norma non è necessaria: l'acero giapponese cresce lentamente e mantiene da solo una chioma compatta. Nel caso di esemplari molto giovani e posti a dimora in luoghi parecchio ventilati, la pianta avrà bisogno di un tutore finché non si sarà irrobustita a sufficienza. In caso contrario, il vento potrebbe piegarne il tronco sottile.

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Come concimare

Pianta acero L'acero giapponese predilige terreni piuttosto ricchi di humus, per questo è bene aggiungerne una certa quantità al terreno, specie se coltivato in vaso, già nella messa a dimora della pianta. Dopodiché si concima all'inizio della bella stagione, sempre con fertilizzanti organici o stallatico, e in dosi molto più ridotte in autunno (altrimenti l'acero emetterebbe inutilmente nuovi germogli, destinati a cadere). Qualora l'albero cresca in un contenitore occorre maggiore costanza, concimando dall'inizio della primavera fino all'autunno ogni 4 settimane. Oppure si può optare per una concimazione con fertilizzante granulare a lenta cessione, da effettuarsi al principio della primavera. Da ricordare, però, che l'acero giapponese preferisce concimi naturali rispetto a quelli di origine chimica.


Acero giapponese: Esposizione, malattie ed rimedi

Albero arbusto inverno L'acero giapponese si dimostra un albero resistente al freddo, potendo tollerare senza problemi anche temperature invernali sotto allo zero, mentre si adatta meno bene a giornate intere di sole a picco. L'esposizione idonea sarà quindi a mezz'ombra, che oltre a mantenerlo in salute gli permetterà di conservare le affascinanti tonalità di colore delle sue foglie, altrimenti destinate a sbiadirsi in molte varietà, o addirittura a seccarsi. L'ideale è posizionarlo dove riceva sole all'inizio a al termine della giornata, anziché nelle ore centrali. I nemici naturali di questo albero sono alcuni insetti (ragnetto rosso, cocciniglia e afidi), le cui infestazioni di norma vengono contenute dalle piogge, specie se violente, che lavano via gli insetti. Più temibili la necrosi del legno e la famigliola, dovute a funghi. La prima provoca la morte delle parti legnose colpite, con la comparsa di pustole rossastre, brune o arancioni, dovute all'accumulo di spore. Occorre eliminare prontamente le parti infette, tagliando anche l'adiacente porzione di tessuto ancora sano, e bruciarle. La famigliola provoca marciume radicale. Si previene evitando i ristagni idrici, mentre le cure sono poco efficaci.


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