Bolla pesco

Malattie drupacee

Bolla del pesco

La bolla del pesco è una malattia fungina molto diffusa, soprattutto sulle piante di pesco ma anche su altre piante da frutto e ornamentali.

di Redazione

27 dicembre 2016

La bolla del pesco

La bolla del pesco è una malattia delle piante causata da un fungo, il cui nome scientifico è Taphrina deformans. Questo fungo attacca i germogli e il fogliame, a partire dall'inizio della primavera, trovando in un clima fresco e umido il perfetto terreno di coltura. I sintomi sono molto chiari e perfettamente riconoscibili. Le parti della pianta colpite infatti manifestano dei caratteristici segni, dalla forma bollosa e di colore rosato o aranciato, con particolare consistenza: le foglie si presentano carnose e lucide e si possono rompere come se fossero croccanti. Le foglie deperiscono rapidamente e cadono, ma la bolla può colpire anche i germogli e i frutti, con chiaro danno all'intera pianta. In genere le piante colpite dalla bolla non muoiono, ma sicuramente nel corso del singolo anno si può avere una totale assenza di frutti.

Quali piante colpisce

Il nome della malattia ne dichiara chiaramente le propensioni: questo fungo attacca di preferenza le foglie lanceolate del pesco. Non disdegna però molte altre piante, soprattutto nel frutteto: sono colpiti dalla bolla anche pruni, albicocchi, ciliegi, mandorli, tutti i parenti più stretti del pesco. In caso di condizioni climatiche particolarmente favorevoli però il fungo può dilagare rapidamente su molte piante dell'orto, del frutteto e del giardino, anche sulle ornamentali, prediligendo comunque le drupacee. Il fungo che provoca la bolla sopravvive sulle foglie cadute a terra; da qui si sposta tra gli anfratti della corteccia delle piante, dove riesce a sopravvivere anche ai rigori invernali. Per questo motivo è di fondamentale importanza curare le piante attaccate dalla bolla, o si rischia che il problema si ripresenti nel corso degli anni, depauperando il raccolto in modo sempre maggiore.

Fattori scatenanti

La bolla del pesco è una malattia causata dalla presenza di un fungo. Questo patogeno sopravvive al freddo invernale e si manifesta non appena le piante ricominciano a vegetare, già in marzo e aprile; occasionalmente la bolla si può ripresentare anche nel corso di tutta la primavera o in autunno. Generalmente la bolla del pesco ha uno sviluppo fortemente correlato al clima: il fungo predilige infatti un clima fresco e umido. Per questo motivo può capitare che si notino alcune foglie rovinate dalla bolla in seguito ad un periodo di intensi temporali in piena estate, con temperature minime notturne particolarmente basse. La combinazione climatica preferita dal fungo è infatti questa: elevata umidità causata dalle piogge e temperature che si abbassano al di sotto dei 12-15°C, anche solo per qualche ora. La primavera è quindi il periodo di maggiore sviluppo della malattia, grazie anche alla facile reperibilità di germogli e foglie tenere su cui insediarsi e svilupparsi.

Come si cura

Per curare le piante attaccate dalla bolla del pesco si utilizzano prodotti a base di rame o di zolfo, che risultano particolarmente efficaci. Visto che è ormai nota la precisa correlazione dello sviluppo della malattia in seguito a particolari condizioni climatiche, si tende a prediligere la prevenzione piuttosto che la cura. A tale scopo si utilizzano trattamenti a base di poltiglia bordolese, da effettuare in autunno, quando le piante hanno perso le foglie e da irrorare anche sul terreno, dove è presente il fogliame della stagione precedente. Un altro trattamento si effettua a fine inverno, prima che le gemme abbiano cominciato ad ingrossarsi. Ulteriori trattamenti si apportano quando si verificano condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo della bolla, ad esempio dopo una forte pioggia, utilizzando fungicidi a base di rame, che permettono anche di contenere lo sviluppo di altre malattie. In piccoli frutteti familiari può risultare importante anche rimuovere le foglie malate e bruciarle, in modo da evitare il contagio su altre piante.

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Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi visibili della bolla del pesco?
    I sintomi principali riguardano foglie, germogli e talvolta frutti. Le foglie colpite diventano carnose, lucide e assumono una colorazione rosata o aranciata, presentando una tipica forma bollosa. Con il progredire della malattia, queste parti interessate tendono a secchirsi, rompersi facilmente e cadere prematuramente. Anche i germogli possono presentare deformazioni simili. È importante notare che, sebbene la pianta raramente muoia, l'infestazione può causare la perdita totale del raccolto nell'anno colpito.
  • In quali condizioni climatiche si sviluppa maggiormente la bolla?
    La bolla del pesco prospera in climi freschi e umidi. Il fungo Taphrina deformans trova le condizioni ideali per svilupparsi quando c'è elevata umidità dovuta alle piogge combinata con temperature basse, specificamente inferiori ai 12-15°C. Questo spiega perché la primavera è il periodo di massima manifestazione, dato che offre germogli teneri e le giuste precipitazioni. Episodi estivi con forti temporali e notti fredde possono anch'essi favorire ricomparsa della malattia.
  • Quali altre piante oltre al pesco vengono colpite?
    Sebbene il pesco sia l'ospite principale, la bolla colpisce molte altre drupacee. Tra le piante da frutto colpite vi sono pruni, albicocchi, ciliegi e mandorli. In condizioni climatiche particolarmente favorevoli, il fungo può diffondersi rapidamente anche ad altre piante ornamentali e da orto, pur mostrando una netta preferenza per le specie appartenenti alla famiglia delle drupacee. La sopravvivenza del fungo avviene principalmente sulle foglie cadute a terra e nelle fessure della corteccia.
  • Come si previene e cura la bolla del pesco?
    La prevenzione è fondamentale e si basa su trattamenti a base di rame o zolfo. Si consiglia di applicare la poltiglia bordolese in autunno, dopo la caduta delle foglie, irrorando sia la pianta che il terreno per eliminare i residui infetti. Un secondo intervento va fatto a fine inverno, prima che le gemme si ingrossino. In caso di condizioni climatiche favorevoli alla malattia (es. dopo piogge), si possono ripetere trattamenti con fungicidi al rame. Nei piccoli giardini, rimuovere e bruciare le foglie malate aiuta a limitare il contagio.