Tronco funghi chiodini

Funghi

Chiodini

I chiodini sono funghi con branchie bioluminescenti che emettono bagliori verdastri molto deboli per essere visti con facilità.

di Redazione

13 gennaio 2017

Caratteristiche principali e diffusione

I funghi chiodini si presentano in molteplici forme raggruppate sotto il nome scientifico di "Armillaria mellea". Sono funghi "parassiti" che possono danneggiare boschi e foreste, ma anche giardini e frutteti se si sviluppano sugli alberi attaccandosi ai tronchi per mezzo dei "fili miceliari" che sono simili a radici. I chiodini, diffusi in tutta Europa e in molte altre aree del mondo tra cui il Nord America, hanno branchie che emettono una tenue luce, difficilmente visibile all'occhio umano in un ambiente boschivo normale, anche in una notte senza luna. Per tentare di vedere questo effetto occorre osservare i chiodini in una stanza completamente oscurata, dopo avere abituato gli occhi al buio e le pupille si siano completamente dilatate. Il più noto fungo luminescente è "Illudens Omphalotus", comunemente noto anche come "Jack O 'Lantern".

Storia tassonomica e loro varietà

I funghi chiodini sono stati descritti per la prima volta nel 1790 dal micologo danese Martin Vahl, che li classificò come "Agaricus mellea", in seguito furono spostati nell'attuale genere "Armillaria mellea" dal famoso micologo tedesco Paul Kummer. Gli esperti suddividono i funghi chiodini, detti anche "funghi di miele", per il colore caratteristico piuttosto che per il loro sapore tutt'altro che dolce, in diverse varietà. Ci sono ad esempio chiodini con tappi molto squamosi e anelli staminali piccoli, o quasi privi di scaglie con grandi anelli bianchi. Poi ci sono le specie di funghi che sono simili ai chiodini nell'aspetto generale ma distinguibili per alcuni dettagli, come ad esempio gli "Hypholoma Sublateritium", denominati falsi chiodini, molto amari e non commestibili ma molto efficaci per terapie antireumatiche.

Caratteristiche morfologiche

Per riconoscere i chiodini si possono prendere in considerazione il berretto (o tappo), le branchie e lo stelo, tenendo presente che possono presentarsi con forme e sfumature di colore diversi in relazione al periodo stagionale e all'ambiente. Il berretto ha un diametro variabile da 5 a 10 cm, con un colore che varia dal giallo-miele al rosso-marrone, inizialmente molto convesso che in seguito appiattisce, con carne bianca o chiara. Le branchie, debolmente decorrenti, sono fitte, inizialmente di color carne, diventano più gialle e con l'invecchiamento sviluppano macchie di ruggine. Gli steli, inizialmente di colore bianco, virano al giallo e al bruno-giallastro, la carne è bianca e abbastanza soda. Il diametro dello stelo può variare da 5 a 15 mm e la sua altezza da 6 a 15 cm, con una superficie finemente lanosa.

Guida alla coltivazione domestica

È possibile far crescere i chiodini in casa procurandosi le spore ed un adeguato terreno di coltura. Le spore sono disponibili nei negozi di funghi alimentari e per quanto concerne il terreno di coltura si consiglia di usare segatura sterilizzata di legno duro, come rovere. Posizionare quindi il terreno di coltura in un contenitore, una scatola di cartone o una vaschetta di plastica, per una profondità di 5-6 cm. Seminare le spore ed inumidire a spruzzo tutto il recipiente e mettere il contenitore in un luogo buio a 20 °C, per almeno tre settimane. Abbassare la temperatura a 13°C, stendere 2-3 cm di compost sulla superficie del terreno di coltura e sistemare sopra un panno umido. Mantenere il tessuto e il terreno costantemente umidi finché si vedono crescere i chiodini, ai quali occorrono altre 2-3 settimane per giungere a maturità.

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Domande frequenti

  • Come si riconoscono visivamente i veri chiodini rispetto alle altre specie?
    I veri chiodini (Armillaria mellea) si distinguono per il cappello dal colore giallo-miele al rosso-marrone, spesso con scaglie, e per l'anello membranoso sullo stelo. Le branchie sono fitte, inizialmente carnose poi gialle con macchie rugginose. È fondamentale non confonderli con i falsi chiodini (come Hypholoma sublateritium), che sono amari, non commestibili e privi delle stesse caratteristiche strutturali precise, pur essendo simili nell'aspetto generale.
  • I chiodini emettono davvero luce e come si può osservare?
    Sì, alcune specie di funghi associati o simili ai chiodini, come l'Omphalotus illudens, mostrano bioluminescenza verdognola sulle branchie. Tuttavia, questa luce è estremamente debole e invisibile a occhio nudo nella maggior parte degli ambienti boschivi. Per osservarla, è necessario abituare gli occhi al buio per diversi minuti e trovare un'oscurità completa, poiché la luce emessa è troppo fioca per essere percepita facilmente.
  • Qual è il metodo corretto per coltivare i chiodini in casa?
    La coltivazione richiede spore e segatura sterilizzata di legno duro, come il rovere. Si semina in un contenitore profondo 5-6 cm, mantenendolo al buio a 20°C per tre settimane. Successivamente, si abbassa la temperatura a 13°C, si copre con 2-3 cm di compost e si mantiene il substrato costantemente umido mediante nebulizzazioni fino alla comparsa dei corpi fruttiferi, che impiegano altre 2-3 settimane per maturare.
  • I chiodini sono commestibili e quali precauzioni bisogna adottare?
    I veri chiodini (Armillaria mellea) sono considerati commestibili solo dopo una cottura accurata, poiché crudi possono causare disturbi gastrointestinali. Attenzione però: molti funghi simili, come i 'falsi chiodini', sono velenosi o estremamente amari e non adatti al consumo alimentare. La raccolta deve avvenire con estrema cautela, verificando sempre l'identità precisa della specie per evitare intossicazioni.
  • Che ruolo ecologico svolgono i chiodini nell'ecosistema forestale?
    I chiodini sono funghi parassiti e saprofiti che vivono sugli alberi, penetrando nei tronchi attraverso fili miceliari simili a radici. Possono causare danni significativi a boschi, foreste, giardini e frutteti, decomponendo il legno morto ma anche indebolendo o uccidendo piante vive. La loro presenza indica un'attività biologica intensa nel suolo e nel legno, fondamentale per il riciclo della materia organica.

Scheda Tecnica

Armillaria mellea

Nome scientificoArmillaria mellea
FamigliaPhysalacriaceae
Tipo di piantaFungo parassita saprofita
OrigineEuropa, Nord America, Asia
EsposizioneBuio totale (per osservazione bioluminescenza)
Temperatura minima13 °C
TerrenoSegatura sterilizzata di legno duro (es. rovere)
IrrigazioneUmidità costante per nebulizzazione
FiorituraAutunno/Inverno (varia in base al clima)
Altezza6-15 cm
ConcimazioneNon richiesta (nutrizione tramite substrato ligneo)
PotaturaNessuna
MoltiplicazioneSpore
Malattie e parassitiSensibile a muffe competitive nel substrato
Difficoltà di coltivazioneMedia (richiede controllo umidità e temperatura)