Famoso nel mondo per la natura, l’arte e la storia, il Giardino Giusti di Verona è stato celebrato nei secoli dai più illustri personaggi della cultura e della storia europea. Mozart ne fece una tappa del suo viaggio in Italia, Goethe, affascinato dal giardino, si fermò per qualche ora a pensare ed immaginare sotto il grande cipresso che oggi lo ricorda, l’illustratore tedesco Johann Christoph Volkamer lo rappresentò su tavole nitidamente incise. Lo visitarono tra gli altri Cosimo De’ Medici, il re Carlo Felice di Savoia, l’imperatore Giuseppe II, lo zar Alessandro I, lo scrittore inglese Joseph Addison e il musicista Gabriel Faurè.
Il Giardino Giusti mantiene oggi inalterato l’originario fascino che ancora incanta quasi trentamila visitatori ogni anno, ammirati dallo spettacolo sublime di arte e natura immobili in un’armonia senza tempo, di bellezza ed incanto eterni.
Poco più di un’ora impegnerà la visita di questo delizioso giardino privato che si apre nel cuore della città; passeggerete lungo i sentieri, tra le aiuole, le fontane, le statue mitologiche e fiabesche in una scenografia perfetta di sorprese ed armonie. Il cammino procederà secondo un percorso preordinato lungo i terrazzi di cui è dotato il giardino in modo da poter progressivamente scoprire alla vista la città, culminando nella terrazza- belvedere da cui si gode uno dei più bei panorami di Verona.
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Veduta del Giardino Giusti
tratta dall'opera di
Johann Christoph Volkamer (1714)
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La visita del giardino richiede
poco più di un'ora |
La storia del giardino inizia nel Quattrocento quando la famiglia patrizia dei Giusti si trasferì a Verona dalla Toscana occupando il palazzo, uno dei più grandi della città, che ancora oggi ne porta il nome. E’ solo nella seconda metà del Cinquecento, però, che il conte Agostino Giusti (1546-1615), Cavaliere della Repubblica Veneta e Gentiluomo del Granduca di Toscana, affida ad un architetto, peraltro rimasto sconosciuto, la sistemazione del giardino retrostante il palazzo. Il giardino, fino ad allora coltivato ad erbe officinali, ortaggi e frutti, doveva diventare lo sfondo scenografico della villa di famiglia secondo la filosofia di quello di Boboli a Firenze.
La scelta del disegno per il giardino Giusti è indissolubilmente legata alla morfologia dell’area a disposizione. Il terreno che si estende lungo il retro del palazzo si presenta, infatti, naturalmente diviso in due parti. Esso consiste in un’ampia distesa quadrangolare di terreno in piano, delimitata a nord da una massiccia rupe che si inerpica verticalmente per parecchi metri e che è preceduta da un breve tratto in accentuato declivio, nonché in un’ulteriore porzione di terra che sorge oltre la rupe stessa, lievemente ondulata, poco profonda e che si estende ad est ben oltre i confini della porzione inferiore.
La struttura del giardino, considerato uno dei più significativi esempi di parco rinascimentale, rappresenta fedelmente il clima artistico dell’umanesimo nel corso del quale si forma, realizzando pienamente i canoni dell’arte dei giardini del tempo, ed i dettami del gusto “all’italiana” ormai ben radicato e diffuso. La porzione in piano è infatti geometricamente scompartita in regolari riquadri da assi viari perpendicolari ed attraversata al centro da un lungo viale di cipressi, mentre, ai lati, le aiuole e le siepi con statue e fontane ed i diversi momenti del giardino si inseriscono, rispettandone la scansione generale, in questa regolare metrica spaziale occupando ciascuno un intero lotto-riquadro.
Il luogo, poi, si sarebbe prestato più che mai, in virtù della ricordata conformazione naturale, alla scansione del giardino in regolari ripiani posti a livelli diversi che sarebbe risultata veramente spettacolare data la rilevante altezza che separa le due sezioni del giardino. Tale assetto avrebbe appagato il gusto tipicamente rinascimentale per l’utilizzo di scenografiche scalinate poste a collegamento di architettoniche terrazze degradanti, senza rendere necessari gli usuali, impegnativi ed assai costosi interventi di modifica del territorio.
Nel giardino Giusti si è preferito invece optare per una diversa soluzione, certamente meno vistosa e scenografica, forse fedele alla differente tradizione veneta di intervento sulla natura, improntata ad un maggior rispetto dell’assetto spontaneo dei territori. Si è mantenuta infatti la rupe originaria esaltando il contrasto evidente con la perfezione artificiosa delle ornate aiuole sottostanti, ed il collegamento tra il giardino inferiore e quello superiore è stato realizzato attraverso la costruzione, a ridosso della rupe, di una torretta-campanile all’interno della quale si snoda un’ampia scala a chiocciola. |
La storia del giardino conosce successivamente le contaminazioni barocche e soprattutto le deviazioni romantiche, alcune delle quali mantenutesi a lungo nel tempo, gli originari elementi estetici rinascimentali vengono inquinati dalle influenze del giardino alla francese il cui modello s’imporrà come sviluppo dell’originaria concezione all’italiana. Ma il Giardino Giusti si presenta oggi nella struttura originariamente datagli da Agostino Giusti e la versione attuale è sicuramente la più fedele alle origini rappresentando il risultato di un’attenta opera di restauro guidata, a partire dagli anni Sessanta, dal conte Nicolò Giusti del Giardino (la realizzazione del giardino omonimo ha fornito alla famiglia Giusti la ragione di fregiarsi dell’appellativo “del Giardino”).
L’intervento, accanto ai necessari rimaneggiamenti architettonici, ha posto una particolare cura alla lista delle piante, mirando ad eliminare gli inquinamenti delle scelte di epoche passate e a ripristinare nel giardino la forma e lo spirito di dell’ispirazione originale.
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Vista dai terrazzamenti
mediani del giardino
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