Il giardino di Boboli
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Giardino di Boboli, Firenze:
il giardino del principe

Nel corso del Rinascimento lussuosi giardini vennero realizzati dai signori,  non solo nei palazzi urbani, ma anche nelle ville suburbane e di campagna. Gli apporti della scienza geometrica e della cultura razionalistica codificarono i caratteri fondamentalmente architettonici del futuro giardino all’italiana d’impianto simmetrico. La successione di dislivelli e pendenze era sfruttata per ottenere effetti prospettici mediante terrazze, gradinate, rampe, fontane, catene e mostre d’acqua e per stabilire un legame visivo tra giardino, paesaggio e architetture. Il giardino così concepito divenne una delle più importanti espressioni dell’architettura cinquecentesca ed in essa si esercitarono artisti come il Bramante (giardino del Belvedere in Vaticano), Raffaello (Villa Madama, Roma), Vignola (Ville Farnese, Caprarola), il Tribolo  (Giardino di Boboli, Firenze), il Buontalenti, P. Ligorio (fontane e giochi d’acqua di Villa d’Este, Tivoli).

Il giardino di Boboli, costruito nel cuore di Firenze tra il Forte di Belvedere e la reggia medicea di Palazzo Pitti, è un parco monumentale di altissimo effetto scenografico, considerato uno dei massimi esempi, forse il più grandioso, di quegli impianti che hanno contribuito a consolidare la tipologia classica del giardino all’italiana.  

Boboli si estende per quasi cinque ettari  ed il suo completamento interessa oltre quattro secoli di  storia, dal Rinascimento all’Ottocento,  rappresentando  inevitabilmente il frutto di più interventi successivi, voluti dai sovrani che via via hanno dimorato a palazzo.

Nelle spettacolari sequenze prospettiche, tipica espressione della concezione formale del giardino all’italiana,  la presenza  architettonicamente  ordinata di un  singolare  e raro patrimonio botanico si accompagna a quella di vere e proprie opere d’arte,  capolavori dell’architettura e della scultura, tra manierismo e neoclassicismo, ricchi di significati e rimandi simbolici.

Boboli è  uno straordinario museo en plein air,  testimone dei fasti di un illustre passato, ma anche  un  caleidoscopio  di  giardini, diversi  nelle ore e nelle stagioni, un imprevedibile universo popolato di presenze fantastiche che da sempre esercita su viaggiatori ed  intellettuali un fascino indiscusso.

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 La Vasca del Forcone, capolavoro dell'architetto Zanobi del Rosso (1777-1778). Sullo sfondo la città di Firenze

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L'"anfiteatro di verzura". Sullo sfondo palazzo Pitti

 

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Al centro della Vasca del Forcone emerge la statua in bronzo di nettuno con Naiadi e Tritoni, opera di Stoldo Lorenzi (1565-1568)

 

Il giardino di Boboli nasce come ideale proseguimento del cortile di Palazzo Pitti, acquistato  nel 1550 da  Eleonora di Toledo, moglie del duca Cosimo I  de’ Medici, quando  il  suo primo proprietario, il banchiere Luca Pitti, aveva dichiarato fallimento. Davanti  al palazzo c’era uno spazio verde, l’Orto de’ Pitti, che tuttavia Eleonora desiderava ampliare trasformandolo in un giardino che fosse degna cornice della reggia che  Cosimo intendeva realizzare nel palazzo. 

All’ampliamento venne destinata la vasta area, originariamente  a destinazione agricola, affacciata  sui bastioni cittadini e sulla cinta muraria trecentesca, già denominata in epoca medievale Boboli, nome ricorrente nella toponomastica toscana per  distinguere le aree boschive.

Il progetto fu affidato a Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, artista prediletto dal Duca e  autore, una decina d’anni prima, dell’altro giardino di Cosimo, quello della Villa di Castello.

Alla morte del Tribolo diversi  architetti si avvicendarono nella direzione dei lavori, ma venne rispettato l’impianto da questi  originariamente concepito.  Fu realizzato,  infatti,  nell’area retrostante il palazzo ai piedi della  collina che sale verso il Forte Belvedere, l’Anfiteatro, uno spazio semiellittico destinato agli spettacoli di corte,  che si rifaceva allo schema degli ippodromi romani. La forma dell’anfiteatro si sarebbe adattata alle nuove ali del palazzo, previste dal progetto di ampliamento voluto da Cosimo, così realizzando quell’inscindibile unità architettonica tra l’edificio ed il giardino  tipica della ricerca rinascimentale.

L’odierno “anfiteatro di verzura”, il cui magnifico scenario si apre al visitatore al termine della rampa d’accesso al giardino, sostituisce quello originario formato da terrazzamenti  piantati con platani, faggi,  querce,  frassini, olmi e cipressi. L’attuale sistemazione è attribuita all’architetto Giulio Parigi che progettò e fece costruire successivamente la struttura in muratura. Al centro dell’anfiteatro si trovano il grande obelisco egizio proveniente da Luxor, sistemato nell’attuale collocazione nel 1790,  e una grande vasca antica di granito la cui collocazione risale al 1840.

Si deve infine all’iniziale progetto del Tribolo la suddivisione della collina e della valletta retrostanti il palazzo  in compartimenti a maglia ortogonale, all’interno dei quali, secondo la tradizione tipicamente toscana delle “ragnaie” (boschetti delimitati  da spalliere e destinati alla caccia degli uccelli con le reti, denominate “ragne”) furono piantati vigneti ed oliveti nonché ampi boschetti attraversati da alte spalliere.

Tutti i  boschetti interni erano, come attualmente,  composti prevalentemente di leccio, così come le  alte siepi che delimitano i viali composte anch’esse di leccio nella parte superiore e di arbusti di varie specie nella parte inferiore (Viburnum tinus, Laurus nobilis, Phyllirea latifolia, Myrtus communis)

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La colossale statua in marco bianco dell'Abbondanza, iniziata nel 1608 dal Giambologna e conclusa da Pietro Tacca e Sebastiano Salvini (1636-1637)

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Il Giardino e il Casino del Cavaliere

Tra i diversi architetti che dopo Pericoli si occuparono del giardino e del palazzo si segnala la figura geniale  di Bernardo Buontalenti  cui si deve la realizzazione della Grotta Grande detta del Buontalenti, uno dei capolavori di Boboli. Dietro  l’elegante loggetta d’ingresso, sostenuta da preziose colonne di marmo rosso, che risale al preesistente vivaio  opera di Giorgio Vasari, la fantasia manierista dell’autore ha creato tre ambienti suggestivi  e fantastici ispirati al tema dominante  della metamorfosi.

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La Cerchiata: una lunghissima serie di lecci potati in modo da formare una galleria continua coperta. Piantata fra il 1612 e 1614

Continua


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Commenti

[1]
nel giardino di boboli esiste una bellissima collezione di agrumi con varieta selezinate aticamente perche non sono ducomentate?

da hoberon del 10/01/2010 - 20.45.44


[2]
Sorry, I only speak english. Can you tell me why books are tied to trees in the Boboli Gardens? Thank-you.

da Nicola del 28/04/2009 - 13.37.42


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