Il Melo Cotogno

Generalità

Il melo cotogno (detto anche pero cotogno) è una pianta della famiglia delle rosacee, il cui nome botanico è cydonia oblonga; si sviluppa in un piccolo albero, di dimensioni che non superano i 4-5 metri di altezza, con una bella chioma allargata, e fogliame caduco. Le nuove foglie primaverili sono pubescenti, ovvero sono ricoperte da una sottile peluria, sono grandi, ovali, e di colore chiaro; a inizio primavera il cotogno produce fiori a cinque petali, di colore bianco, rosato o aranciato, simili a piccole rose semplici. In estate ai fiori seguono i frutti, dei pomi dalla forma tondeggiante o allungata, in genere abbastanza bitorzoluti e disuniformi, che presentano una polpa dura e compatta, immangiabile nei frutti anche se maturi; i frutti di cotogno sono di colore giallo oro, anche se appaiono quasi grigia a causa della peluria sottile che li ricopre, simile a quella delle pesche, salvo per il fatto che appoggia soltanto sulla buccia lucida, e si stacca semplicemente sfregando i frutti con le dita. Il melo cotogno è un albero antico, che ha subito poche modificazioni da parte dell’uomo; sembra che sia una dei primi frutti presenti nel frutteto, e quindi la gran parte delle “mele” di cui si parla in storie, tradizioni e leggende, dovevano essere con buona probabilità delle mele cotogne. Queste mele sono poco coltivate in quanto tali, molto più spesso i cotogni entrano nel frutteto come portainnesti di peri e meli, in quanto permettono di ottenere alberelli più piccoli e più produttivi. Le mele cotogne in Italia sono poco diffuse anche per il fatto che è necessario cuocerle per poterle mangiare; entrano però nelle ricette di moltissimi piatti regionali, e quindi in autunno, quando spiccano dorate tra la vegetazione, è possibile trovarle nei negozi più forniti di frutta particolare.
melo cotogno

Pinkdose 50 pezzi pianta di cachi Diospyros Kaki non-OGM delizioso albero da frutto casa giardino pianta bonsai sementes da fruta facile coltivazione: 20 pezzi di cachi

Prezzo: in offerta su Amazon a: 7,99€


Coltivare il melo cotogno: parassiti e malattie

Mele cotogne Nonostante in alcune zone del mondo questa pianta non venga molto coltivata, a causa della sua suscettibilità al colpo di fuoco batterico, in Italia risulta uno degli alberi da frutto di più facile coltivazione; infatti il melo cotogno non teme il gelo invernale, né la siccità ed il caldo estivi, e in genere non viene attaccato dagli afidi, in quanto la peluria presente sui germogli fa preferire agli insetti altri alberi più “disponibili” a farsi colonizzare. Anche i frutti temono poche avversità, visto che la loro polpa di consistenza quasi legnosa li rende abbastanza refrattari agli insetti; solo alcuni lepidotteri depongono le uova direttamente nel fiore, o sui frutticini, causando la presenza di insetti all’interno della polpa. In genere i trattamenti generici che vengono effettuati nel giardino, anche semplicemente un semplice fungicida rameico subito dopo la fioritura, tende a causare una drastica diminuzione dei frutti infestati da bruchi. In ogni caso, anche se intaccate dai piccoli vermetti, le mele cotogne vanno di solito tagliate e cotte, e risulta quindi molto semplice risolvere il problema, anche su alberi molto infestai. In genere la lotta a questi insetti (chiamati carpocapse) viene effettuata partendo dalla cattura degli adulti tramite trappole feromoni che; quando questo metodo di cattura risulta in molti esemplari catturati, è necessario praticare trattamenti insetticidi, o procedere con la lotta biologica. Contro il colpo di fuoco batterico invece il metodo principale di controllo della malattia consiste nell’utilizzazione di piante sane, non soggette alla malattia e prodotte in zone dove tale batterio non è molto diffuso.
googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1778053373880-0'); });

  • Fiori di cotogno Un mio amico, ha da poco una casa sull'appennino a 1400 metri d'altezza sul livello del mare, vorrebbe piantare qualche albero da frutta ma cosa resiste a qull'altezza?Grazie...
  • noce Pianta di origini antichissime, proveniente dalle regioni dell' Asia sud-occidentale. È un albero molto vigoroso, che può raggiungere anche i 30 metri d'altezza. Ha foglie caduche, ogni foglia è compo...
  • ciliegia Pianta di origini asiatiche, diffusa in Europa fin dai tempi antichi, Il ciliegio si può dividere essenzialmente in due specie diverse: il ciliegio a frutto dolce e il ciliegio a frutto acido. Il cili...
  • nespola Il Mespilus germanica è un arbusto o piccolo albero originario dell'Europa e dell'Asia, a foglie caduche, non molto longevo, che in età avanzata può raggiungere i 4-6 m d'altezza. La corteccia è grigi...

FALKET 750 Coltello innesto hobby,manico plastica

Prezzo: in offerta su Amazon a: 10,4€


Coltivare il melo cotogno

Alberello di melo cotogno In vivaio possiamo trovare alcune varietà di mele cotogne, che differiscono tra di loro prevalentemente per la forma e le dimensioni dei frutti, e non per particolari resistenze a condizioni di coltivazione avverse; la cydonia ama terreni freschi e non eccessivamente sabbiosi, ma abbastanza ben drenati, senza eccessive quantità di materiale organico. Non ama particolarmente i terreni calcarei, soprattutto se molto compatti. Predilige posizioni soleggiate, ed è consigliabile evitare di posizionare i piccoli alberi a mezz’ombra o all’ombra, per evitare di perdere completamente la fioritura, che necessita di luce solare diretta per presentarsi. In genere si tratta di alberelli robusti, che sopravvivono anche in condizioni estreme, come il gelo intenso o la siccità estiva; chiaro che le gelate tardive possono rovinare la fioritura, e lunghi periodi di siccità estiva possono causare la cascola dei frutti. Quindi, se viviamo in una zona caratterizzata da inverni decisamente molto rigidi, è opportuno trovare per il nostro cotogno una posizione riparata dal veno, come potrebbe essere una aiuola posizionata a sud della casa, ma vicino ai muri perimetrali. Per le problematiche riguardanti la siccità invece, risolviamo con le annaffiature: alberelli adulti di cotogno tendono ad accontentarsi dell’acqua fornita dalle piogge; se desideriamo un raccolto abbondane è bene ricordarsi di annaffiare gli alberi con regolarità, fornendo circa una trentina di litri a settimana (per alberi di buone dimensioni), da aprile fino a settembre. Evitiamo di annaffiare nei periodi piovosi, quando il terreno si presenta sempre umido prima del nostro intervento, e invece annaffiamo più spesso nei mesi estivi, quando il caldo e la siccità perdurano per settimane. L’importante è evitare di lasciare il terreno sempre bagnato o umido per lunghi periodi di temo; quindi se ha piovuto nella settimana, o se il clima si presenta particolarmente freso, possiamo evitare di annaffiare. Nei mesi invernali, quando gli alberi perdono il fogliame, non è necessario fornire acqua, perché si trovano in una condizione di riposo vegetativo.

In autunno e a fine inverno è consigliabile spargere attorno al fusto dello stallatico, o qualche manciata di concime granulare a lenta cessione, per garantire una buona quantità di Sali minerali nel terreno.


Potare i meli cotogni

Mela cotogna I giovani alberi di melo cotogno, che hanno pochi anni, vanno potati per dr loro una forma di allevamento che ci permetta di raccogliere facilmente tutti i frutti, e dia la possibilità alla luce solare di penetrare nella chioma, raggiungendo tutti i futuri frutti; in genere, nei frutteti famigliari, il melo cotogno viene allevato a palmetta, o anche in forma più libera, lasciando che la chioma si espanda, visto che questi alberi risultano molto belli anche da un punto di vista decorativo.

Negli anni successivi come prima cosa si tende a tagliare alla base tutti i polloni basali, che in genere la pianta a produce in buona quantità; oltre a questo si tagliano i succhioni, e tutti i piccoli rami che tendono a svilupparsi verso l’interno della chioma, rendendola confusa e eccessivamente densa. Oltre a questo, a fine inverno, si eliminano tutti i rami rovinati dalle intemperie, o di dimensioni eccessivamente piccole, in quanto poco vitali. In fase di potatura si tende a diminuire la quantità di legno nuovo, accorciando i rami più giovani; ricordiamoci che le pomacee tendono a produrre frutti sui rami disposti orizzontalmente, e in particolare sui rametti piccoli presenti su di essi, chiamati brindilli; al momento della potatura, che si fa in gennaio o febbraio, saranno già visibili le future gemme, e quindi potremo tagliare i rami che salgono verso l’alto, e accorciare parte dei rami orizzontali, lasciando però su di essi una buona quantità di gemme. Ricordiamoci sempre che le piante da frutto producono fiori sui rami vecchi, e quindi potature eccessive vanno a staccare la gran parte delle gemme da fiore, riducendo drasticamente il nostro raccolto. Quindi, quando il nostro cotogno è adulto, le potature di mantenimento saranno contenute, e andranno semplicemente a tagliare succhioni e polloni, per evitare che utilizzino la gran parte della linfa.