Rebutia

Rebutia

Il genere Rebutia conta circa sessanta specie di cactacee, originarie dell’America meridionale; in questo genere, negli ultimi decenni, sono stati fatti confluire altri generi, come Sulcorebutia, Mediolobivia, Weingartia, Aylostera, spegazzinia, Mediorebutia e altri. Si tratta in genere di piante di dimensioni contenute, diffuse in gran parte Dell’Argentina e della Bolivia, in genere in luoghi montuosi, o comunque collinari. Sviluppano un corpo globoso, che in gran parte delle specie tende ad accestire, producendo numerosi polloni basali, dando origine nel tempo a piccole macchie di piante. Il fusto è ricoperto da tubercoli, ricoperti di spine, spesso disposti a spirale, che talvolta formano una sorta di depressione sull’apice delle piante. Le spine di rebutia sono sottili, e danno alle piante l’aspetto di piccoli gomitoli spinosi; esistono ovviamente alcune eccezioni; ad esempio, Rebutia canigueralii è caratterizzata da spine molto piccole, in genere disposte a pettine, e orientate verso il basso.

I fiori di rebutia sbocciano in estate, e in genere, se le piante vengono coltivate in modo congruo, la fioritura è abbastanza abbondante, con fiori decisamente grandi, di colore vario (raramente bianco), che sbocciano dall’apice dei tubercoli posti nella parte bassa del fusto.

Rebutia

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Coltivare la Rebutia

RebutiaQueste piante un tempo venivano suddivise in differenti generi, questo perché si sviluppano in varie zone del sud America, manifestando quindi diverse necessita colturali; a seconda dell’altitudine a cui vivono in natura, o dell’umidità della zona in cui vivono, le rebutie hanno necessità diverse. In linea generale le rebutie sono piante che necessitano di un terreno molto ben drenato, in quanto le loro radici sono molto delicate e tendono a venire colpite con grande facilità da ogni tipo di marciume radicale. Le annaffiature si forniscono soltanto nel periodo primaverile ed estivo, attendendo sempre che il terreno asciughi perfettamente tra due annaffiature, quindi anche in estate, si annaffia solo ogni 3-4 giorni. Prediligono posizioni molto luminose, ma non amano un numero eccessivo di ore di luce solare diretta; si posizionano quindi a mezz’ombra, soprattutto nel periodo più caldo dell’anno. In inverno invece possono essere lasciate esposte alla luce solare per qualche ora di più; durante i mesi freddi, la gran parte delle rebutie possono essere lasciate all’aperto, in luoghi con temperature che possono scendere fino ai -10°C, ma all’asciutto. In genere coloro che coltivano le rebutie le conservano, nella stagione fredda, al riparo in una serra fredda, o al di sotto di una tettoia, in modo che siano esposte alle temperature invernali, ma non alle precipitazioni. Alcune specie, soprattutto quelle che un tempo appartenevano al genere sulcorebutia, prediligono temperature superiori ai -5°C, si conservano quindi in posizioni riparate dal gelo intenso. Se coltivate al caldo anche in inverno, ad esempio in appartamento, tendono con il tempo a smettere di fiorire.


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Terreno e rinvaso

RebutiaLe rebutie necessitano di un terreno molto ben drenato, costituito prevalentemente da ghiaia, o sabbia, o pietra pomice, mescolata a poco terriccio leggermente acido; la pare più delicata della pianta è l’apparato radicale, assieme con la parte basale del fusto; per evitare che il terreno umido favorisca l’insorgenza di muffe o funghi, in genere dopo aver posizionato le piantine in vaso, si ricopre la superficie con un sottile strato di ghiaia grossolana. La maggior parte delle specie di rebutia ha crescita molto lenta, e quindi di solito le piante non necessitano di rinvasi frequenti; si interviene ogni 4-5 anni, sostituendo il vaso con un contenitore leggermente più grande, e facendo attenzione a non rovinare il pane di radici durante l’operazione di trapianto. In vivaio troviamo spesso delle rebutie innestate sopra fusti di altre cactacee, che danno alle piante maggiore vigoria, sviluppo più rapido, e maggiore resistenza all’umidità del terreno. Purtroppo tali innesti vengono fatti in modo molto preciso, e quindi capita di accorgersi di questo “imbroglio” solo al momento del rinvaso. Se troviamo in vivaio delle rebutie delle specie più minute, a prezzi decisamente molto bassi, chiediamo direttamente al commerciante se si tratta di un innesto, in quanto per ottenere una pianta da seme occorrono anni, e la divisione dei cespi di piante porta spesso alla morte di alcuni degli esemplari.


Il riconoscimento delle cactacee

RebutiaLe cactacee sono un genere che conta innumerevoli generi e specie, fu Linneo a dare il nome alle prime cactacee conosciute, anche se poté avere contatti soltanto con alcune specie, probabilmente delle mammillarie. Quindi fino ad alcuni secoli fa, tutte le piante globose, munite di spine, venivano chiamate cactus, dal greco, Kaktos, che si riferiva a piante spinose. Nell’arco dei decenni si scoprirono e catalogarono decine di specie di cactacee, che vennero divise in vari generi. Le cactacee sono piante succulente, originarie del continente americano, e si sviluppano in luoghi caratterizzati da stagioni asciutte, o da un clima perennemente arido. Contrariamente a quanto si crede, le cactacee non sono abituate a vivere sempre all’asciutto, ognuna di esse in natura gode di almeno una stagione umida, di durata diversa a secondo del luogo di provenienza. Alcune piante sono diffuse in zone montuose, anche ad altitudini elevate, altre invece sono originarie di aree decisamente desertiche o semidesertiche.

Una sola specie di cactacea è diffusa in natura anche in africa, si tratta di rhipsalis baccifera; molte specie invece si sono ormai naturalizzate in gran parte del globo, come avviene per l’opunzia, che da molti è considerata una pianta mediterranea.

Lo studio della sistematica ha fatto negli ultimi decenni un salto di qualità notevole; fino ad alcuni decenni fa alla sistematica dei fiori si basava sulla metodologia di Linneo (più o meno), ovvero gli studiosi raggruppavano in generi le piante che mostravano caratteri morfologici omogenei. Al giorno d’oggi, la tecnologia ha modificato di molto questo tipo di approccio; oggi la sistematica si basa sulla filogenesi, ovvero due piante, per appartenere allo stesso genere, non devono semplicemente avere fiori dalla forma simile, o uno sviluppo simile di foglie o fusto, ma devono avere un DNA simile, seguendo la filogenesi, ovvero una parentela evolutiva. Chiaramente l’organizzazione sistematica di tutte le piante non è ancora stata fatta seguendo lo studio del DNA, ma molti passi sono stati fatti, e per questo ci capita di vedere piante che “cambiano di nome”, venendo spostate da un genere ad un altro, con cui hanno maggiore affinità filogenetica.